- Dalla pagina sui Looper di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Looper è il progetto di Stuart David (1969), bassista dei Belle & Sebastian, esordito con l'album Up A Tree (Subpop, 1999). Su un sottofondo moderatamente elettronico, funk e tribale, David recita le sue storie in un tono a metà strada fra l'infante e il filosofo; ma anche lui finisce per suonare molto simile a Donovan nei brani migliori, come Impossible Things (nonostante la chitarra funky, lo scratching e il violoncello) e Festival '95 (ancora chitarra funky, più armonica folk); e a Lou Barlow nelle ballate più "lo-fi", come Burning Flies.
Il vero manifesto di una personalità originale è semmai la Ballad Of Ray Suzuki, imbottita di elettronica, campionamenti, drum'n'bass e organo gospel, un esperimento che ricorda quelli del produttore Steve Fisk.
Un altro piccolo gioiello è la title-track, una soffice filastrocca cantata (finalmente) nel tono dei primi Velvet Underground.


(Tradotto da Walter Consonni, modificato da Stefano Iardella)

Stuart David diede un seguito all'album d'esordio dei Looper Up A Tree con The Geometrid (Subpop, 2000), un'uscita ugualmente inventiva, per metà elettronica e per metà folk, che ridefinisce i ruoli della batteria elettronica e dei sintetizzatori nella musica popolare senza rinunciare al proprio marchio di fabbrica, un feeling semplice, affascinante e ingenuo (in contrasto con le austere prese di posizione dell'avanguardia). Le radici di David (e il suo modo di confrontarsi con la musica) riportano alla scena progressiva di Canterbury: Mondo '77 richiama alla mente le fanfare populiste di Lol Coxhill e la fantastica pazzia di Robert Wyatt. La graziosa ninnananna Up A Tree che incoronava l'album d'esordio ha un seguito in On The Flipside, che fa rivivere lo stile ammaliante della Nico del primo album dei Velvet Underground. Modern Song esemplifica la prassi della maggior parte dei brani, un' astuta via di mezzo tra il pastiche sonoro, il techno beat e la favola fatata. Il metodo assomiglia a quello delle vignette elettro-pop di Brian Eno (Bug Rain). Il procedimento di David può essere, allo stesso tempo, troppo amatoriale. Lui spreca la metà delle idee a causa della mancanza di un buon cantante, e non può rinunciare a controproducenti ghirigori in fase di arrangiamento. Si prende sul serio solo alla fine, Money Hair, un motivo che potrebbe essere il prossimo hit in ambito Brit-pop's, uno splendido incrocio tra le progressioni melodiche della bubblegum (si pensi a Tommy Roe) e fanfare di fiati del soul (si pensi a Wilson Picket).
I Looper sono cresciuti diventando una band multimediale perfettamente compiuta, grazie alle sculture d'avanguardia di Karn David, la moglie di Stuart.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Dopo diversi contributi a colonne sonore di Hollywood, The Snare (Mute, 2002) tradisce una qualità cinematografica/noir che è più vicina a Barry Adamson che non ai primi due album dei Looper.
Stuart David inventa ballate pop come The Snare, arrangiate per vibrafono e pianoforte atmosferico su un ritmo latino sincopato. Sussurra invece di canticchiare, ma questo album segna fondamentalmente un ritorno alle radici della musica pop. Good Girls potrebbe essere un residuo di una sessione di Nick Drake, con le sue vibrazioni gioiose affogate in lugubri linee di violoncello e in un criptico motivo di pianoforte. Sugarcane appende una sottile melodia soul su un flauto e un trombone jazzati. Una cantante interpreta la fiaba folk di Peacock Johnson, incorniciata da vibrazioni ipnotiche e un trombone funereo. Il blues swingante di Lover's Leap è quello più potente, ma è comunque delicato sotto ogni punto di vista. La voce di David non è esattamente quella di Luciano Pavarotti, le sue melodie non sono esattamente immortali, e altri hanno introdotto tastiere elettroniche e drum machine nel formato della musica pop molto prima di lui, e a volte il suo stile "retrò" può suonare sdolcinato (il coro femminile in She's A Knife è decisamente anni '50), ma David si mostra promettente nel modo in cui scrive un'atmosfera "neutra", che non è nè dimessa né "spleen", non è languida come il trip-hop e non è melodrammatica come Nick Cave.
In un certo senso, la più sdolcinata delle sue canzoni, Fucking Around, è anche quella più intrigante, perché suona come una parodia suicida delle melodie di Broadway. In definitiva, David si sofferma in un limbo emotivo che è l'esatto opposto di una colonna sonora cinematografica. La sua musica nega i propri presupposti.


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