- Dalla pagina sulla Magic Mushroom Band di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi, modificato da Stefano Iardella)

La carriera terribilmente epigonica della Magic Mushroom Band ha prodotto finora soltanto una sequela imbarazzante di dischi-pattumiera. Rispetto agli Ozric Tentacles hanno comunque rappresentato una versione meno snob e intellettuale del revival del rock progressivo. Lo spirito, se non l'ispirazione, era davvero quello dei Gong.

Formata nel 1982 dal chitarrista Gary "Moonboot" Masters e dal tastierista Kim "Of Oz" Russell, la Magic Mushroom Band esordì con album come The Politics Of Ecstasy (1986), Bomshankar (Aftermath, 1987) e Eyes Of The Angel (1989), con l'orecchiabile You Can Be My LSD, nei quali venivano ripassati con diligenza gli insegnamenti dei Pink Floyd e dei complessi di Canterbury (i Gong in particolare).
Più che arte era, insomma, antiquariato.

Entrata in formazione la violinista e tastierista Sam Turner (anche negli Harrold Juana), Process Of Illumination (Fungus, 1990) annunciò la stagione matura e un sound che, pur perdendo qualcosa della sua scanzonata goliardia, riusciva a giostrare con più creatività attorno al sound dei classici.

Spaced Out (Mystic Stone, 1991), forse più magico ed esotico (al sassofono e al flauto c'è David Jackson dei Van Der Graaf Generator), aperto alle insidie ritmiche di una Pictures Of My Mind o di una Aravinda, accentua la transizione che si compie definitivamente sui remix di Rehash (Magick Eye, 1992): all'insegna della techno che imperversava in Europa, il nuovo sound è fatto per ballare in discoteca.

Se Spaced Out 2 ricicla soltanto detriti di scarso valore, Magic (Magick Eye, 1995) confessa lo stato confusionale del gruppo, che non sa evidentemente decidere in che direzione evolvere. Overlife Sensation e When Dreams Collide denotano più che altro una grande abilità di arrangiamento.

Gary Masters e Kim Russell formano (con il tastierista Marc Swordfish e col chitarrista Ed Bones) il progetto parallelo degli Astralasia, da cui nasce l'eponimo album Astralasia (Fungus, 1991), con spunti techno e velleità progressive (e Dave Jackson dei Van Der Graaf Generator al sassofono), su cui compare il singolo Rhythm Of Life/ Celestial Ocean (1991), The Politics Of Ecstasy (Magick Eye, 1992), ovvero con lo stesso titolo del primo album della Magic Mushroom Band), avviato verso la musica ambientale, ma ancora forte di numeri da ballo come Realise Your Purpose (1992) e Sul E Stomp (1992), Pitched Up At The Edge Of Reality (1993), album del periodo di Mad (1993) e soprattutto di Univeria Zekt (1993), e Whatever Happened To Utopia (Magick Eye, 1994), che completa la transizione dalla psichedelia alla musica new age nello stesso anno dei singoli Unveria Zekt (1994), Hashishin (1994) Mother Durga (1994) e Sul E Stomp (Re Release) (1994).
A questo punto Astralasia era diventato il progetto di Swordfish.

Il lungo singolo dei Mushroom, Fungus Amongus (Magick Eye, 1994), sembra rappresentare l'inizio di una convergenza fra lo stile biecamente retrò di Mushroom e lo spirito più moderno degli Astralasia.

Ma Astralasia di Swordfish è decisamente il progetto vincente.
Axis Mundi (1995), Astralogy (1995) e The Space Between (1996) sono gli album che portano allo stile barocco e ballabile di Seven Pointed Star (1997), White Bird (Magick Eye, 1998), con l'ipnotica Special World, e dell'EP da cinque tracce Seven by Seven (1997).
I singoli di questo prolifico e ripetitivo periodo si intitolano Nomad (1995), High Planes Drifter (1996), Alien Love Song (1996), Seven Pointed Star (1997) One Fine Day (1998) e Snowman (1998).


(Tradotto da Stefano Iardella)

Something Somewhere (Transient, 2002) corona il progresso degli Astralasia verso una forma di techno sinfonica, evidenziato dalla voce sensuale di Melanie Taylor (il viaggio sexy e cosmico di Come Inside) e da ritmi martellanti (Fantasize Realize).


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