- Dalla pagina sui Main di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Main, il nuovo progetto di Robert Hampson dei Loop, è stato un'indagine ossessiva sul potere dei bordoni. Nel corso di una serie di EP, Hydra (1991), Calm (1992), Dry Stone Feed (1993) e Firmament (1993), e l'album Motion Pool (1994), lo stile di Hampson si è evoluto da un suono oscuro, freddo e dinamico a un suono più morbido, statico, quasi mistico. Le due tracce colossali di Firmament II (1994) e le sei suite multi-part di Hz (1996) hanno coniato un'arte sofisticata di sfumature che, lungi dall'essere solo cacofonica e monotona, era ricca nel modo in cui un buco nero è ricco di energia gravitazionale invisibile. La tecnica di Hampson era forse ciò che di più vicino un musicista rock avesse mai sperimentato per riprodurre gli esperimenti di Karlheinz Stockhausen degli anni '60.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Main è il nuovo progetto del britannico Robert Hampson, già leader del complesso Loop. Al suo fianco rimane soltanto l'altro chitarrista Scott Dawson.

I Main nascono con una serie di EP usciti a coppie "gemelle": Hydra (Situation Two) nel 1991 e Calm (Situation Two) nel 1992, Dry Stone Feed e Firmament nel 1993.
Gli EP scandiscono la progressione di Hampson da un scuro, teutonico, influenzato da Can e Faust, verso una psichedelia sempre più cosmica e sperimentale, verso un sound sempre più minimalista e ambientale. Flametracer avanza caracollando fra turbolenze pneumatiche degne dei Neu e voci spaziali degne dei Grateful Dead di Aoxomoxoa. Quella di Main e` una musica che si avviluppa nei pulviscoli di rumore a ritmo frenetico di Time Over, che si distende negli accordi subacquei e negli "om" sterminati di Suspension, che risuona con le distorsioni folli e i tam-tam marziali di There Is Only Light.
L'immane dilatazione psichedelica di Remain, fitta di trilli elettronici, di droni dissonanti e di gemiti psicanalitici, e le nubi elettroniche minacciose di Sever sono le porte da cui si entra nella terra desolata dei venti minuti di Thirst (soltanto sulla versione CD di HydraCalm), battuta senza pietà da lunghi ronzii snervanti, minata da piccoli rumori viscidi.
Il progetto è degno dei concerti più radicali della musica d'avanguardia.

Motion Pool (Beggars Banquet, 1994) e Firmament II hanno ormai eliminato del tutto il ritmo, e quindi ogni parvenza di musica rock. Portando agli eccessi gli insegnamenti di Robert Fripp, le dodici "canzoni" del primo (quasi ottanta minuti di musica) coniano l'ambientale per chitarre (quella di Hampson più quella di Scott Dawson), in cui rumori e voci popolano un sottofondo di microtoni surreali. Di fatto si tratta di una lunga suite, di un lungo gioco di contrasti, che fa seguire ai droni impercettibili di VII il loop di riff distorto di Rail, che porta dagli ostici ritmi industriali dei Neu (Core) al mantra stordente dei Velvet Underground (Spectra Decay), dalle seghe elettriche di Rotary Eclipse ai disturbi intermittenti di VIII.
Il limite di tutte le intuizioni di Hampson è che non vengono sviluppate, vengono ripetute un po' bovinamente, con l'ausilio dei loop, per cinque/sei minuti. E' un limite a cui Hampson tenta di porre rimedio nelle composizioni più ambiziose, che diventano lunghe escursioni senza trama, cacofoniche e disordinate, giustamente dedicate a paesaggi desolati (Crater Scar, Heat Realm).

Le due sinfonie del secondo (IX e X) completano la metamorfosi dando luogo a una musica classica delle distorsioni chitarristiche. IX (25 minuti) è forse la piece di Main più simile alle glaciali superfici di Karlheinz Stockhausen. Dopo cinque minuti di introduzione (un insieme casuale di dissonanze) si libra un ronzio siderale che cambia lentamente tonalità.
Dopo cinque minuti di pausa, Main riprende a filare rumori industriali da una moltitudine di micro-eventi sonori. Gli ultimi nove minuti sono fatti di respiri, campanelli, tonfi. X (26 minuti) e` un pezzo più scuro e meno dinamico. Dopo otto minuti viene vivacizzato da timbri quasi percussivi in lenta, continua evoluzione su un ronzio quasi di sitar. Al tredicesimo minuto il processo di arresta e dal buco nero fuoriesce un getto di sibili galattici.

Hz (Beggars Banquet, 1996) testimonia della smisurata ambizione di Hampson. Raccogliendo sei EP pubblicati nell'arco di sei mesi, ciascuno a sua volta suddiviso in movimenti, Robert Hampson, coadiuvato da Scott Dawson (chitarra) e Benny Green (basso), mette assieme un saggio monumentale della sua arte della manipolazione acustica. Le due parti di Corona ripetono lo stesso schema: un inizio di suoni cosmici in lenta evoluzione, un crescendo di violente scansioni metallurgiche e una dissolvenza finale in "om" mantrico. Terminus è opera minore, ma anche le frequenze instabili del terzo movimento raggiungono il nirvana, sia pur con una serie di mutazioni più rocambolesche. Il basso è protagonista di Maser, forse per bilanciare le dissonanze insolitamente squillanti (i sibili lancinanti del terzo movimento hanno poco di ambientale) e i rumori sismici del quarto movimento. L'esperimento continua con Haloform, che esplora frequenze stridenti, fino alle vibrazioni stordenti del terzo movimento. più subdole e statiche le cinque parti di Kaon, che tornano sul terreno prediletto di Hampson, quello dei droni trascendenti. Un buon esempio del processo di disintegrazione delle masse sonore che è centrale nella sua tecnica si ha anche nel terzo movimento di Neper.

Hampson ha anche registrato con Jim O'Rourke Whelm (Touch, 1995), accreditato agli Indicate.

Orr Mute, 1996), registrato con Bruce Gilbert e Paul Kendall, risale in realtà al 1990 e testimonia la transizione dal suono dei Loop a quello ambientale dei suoi lavori solisti.

Firmament III (Beggars Banquet, 1996) continua senza particolare fantasia la serie omonima, forse più per ragioni contrattuali che per reale bisogno artistico. L'unica novità sostanziale è costituita dalla presenza di Paul Schutze e dall'assenza del fido Dawson, forse stancatosi (anche lui) di ripetere all'infinito una canzone che non esiste.

La psicoacustica di Hampson progredisce finalmente con Firmament IV (Beggars Banquet, 1997), che dimostra maggiore padronanza dei mezzi tecnici e una qualche apertura a nuove tecniche.

Il limite di Hampson è sempre quello di non avere una mano particolarmente elegante alla ricerca timbrica. E di essere sempre ridondante oltre misura (c'è chi ha fatto di meglio in cinque minuti).
Come omaggio al minimalismo di LaMonte Young e alla musique concrete si fa ascoltare, ma forse LaMonte Young non prenderebbe con sé un allievo tanto mediocre. Brian Eno, invece, faceva tutt'altro.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Hampson ha progressivamente abbandonato ogni pretesa di fare musica rock e ha costantemente messo in imbarazzo altri artisti ambientali guidati dalla chitarra con musica sempre più astratta.
Tau (K-raa-k, 2002) presenta un compositore che si rifà alle suite elettroniche radicali dei Morton Subotnik, Gordon Mumma e Pauline Oliveros.

D'altra parte, l'EP di 20 minuti Transiency (Tigerbeat6, 2003) è un lavoro di austero minimalismo.

Comae (Rhiz, 2003) è una collaborazione con Janek Schaefer.

Hampson ha progressivamente abbandonato ogni pretesa di fare musica rock ed Exosphere (Staalplaat, 2005) è un lavoro molto minore, una mera dimostrazione di ciò che dovrebbe essere la musica dei Main.
Con la pubblicazione di Surcease (2006) Hampson ha dichiarato terminato l'esperimento dei Main, per dedicarsi alla carriera solista.

L'album solista di Hampson, Vectors (Touch, 2009), era dedicato alla musica concreta in forma libera, così come Repercussions (Editions Mego, 2012), fondamentalmente una sorta di tributo al laboratorio di Pierre Schaefer.
Gli altri album solisti di quell'anno, Suspended Cadences (2012) e Signaux (2012), contengono due lunghe composizioni ciascuno.

I Main ritornano con Ablation (Mego, 2013) con Robert Hampson (elettronica analogica, suoni concreti, trattamenti per chitarra e pianoforte) e Stephan Mathieu (Farfisa VIP 233, fonoarpa con arco elettronico, radio, trattamento per percussioni) e contenente quattro pezzi senza titolo.
Il primo di questi pezzi è molto più vicino alla musica elettroacustica da camera del 20° secolo che al suono caratteristico dei Main. Piuttosto approssimativo per un lavoro pubblicato nel 2013.


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