- Dalla pagina sui Massive Attack di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
I Massive Attack, emanazione del sound system Wild Bunch (il disc-jockey Grantley “Daddy G” Marshall, il rapper ed ex artista di graffiti Robert “3-D” Del Naja e l'ingegnere ritmico Andrew “Mushroom” Vowles), formalizzarono la linea di demarcazione tra techno/house/jungle e musica dance atmosferica ed eterea con il loro influente album Blue Lines (1991), con la cantante Shara Nelson, che stabilì lo standard sonoro del trip-hop: un mix di voci soul, linee di basso dub, archi languidamente struggenti, elettronica ambient, intricati pattern di batteria e un'atmosfera inquietante. L'idea non era particolarmente originale (si trattava fondamentalmente di una rivisitazione di easy-listening, new age, soul orchestrale e musica da cocktail lounge per il benestante pubblico bianco della disco), ma la coreografia era chiaramente più importante della musica, come dimostrato in modo ancora più seducente su Mezzanine (1998).


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
I Massive Attack furono il nucleo di Bristol da cui prese l'abbrivo il movimento trip-hop. Il collettivo (più che complesso) coniò un genere di musica da ballo che, invece di essere assordante, tribale e e lussureggiante come la disco music, era soffice, atmosferica e scarna. Quella musica scaturiva da almeno due retroterra musicali: quello psichedelico e quello reggae. Il revival psichedelico degli anni '80 riportò alla luce atmosfere allucinate e orchestrazioni surreali. I disc jockey del reggae a loro volta avevano lasciato in eredità la tecnica del dub, che inizialmente era tutto fuorchè ballo, ma, accoppiato a un'ispirazione psichedelica, divenne invece la base della nuova musica da ballo.

Il dj Grantley “Daddy G” Marshall abbandonò il reggae per creare un collettivo di sound system denominato Wild Bunch. La differenza rispetto alla dance music del tempo era l'ethos nichilista e anarchico del punk. Al gruppo si unirono presto il rapper Robert “3-D” del Naja e l'operatore di drum machine Andrew “Mushroom” Vowles.
I Wild Bunch (il cui primo singolo uscì nel 1986) animarono il movimento delle "acid warehouse", che presto si sparse nei dintorni di Bristol. Ne faceva parte anche il cantante Nellee Hooper, che passò ai Soul II Soul. Gli altri tre membri del collettivi diedero vita ai Massive Attack insieme alla cantante Shara Nelson.

Il battito ipnotico del dub si sposa ai languidi e sensuali gorgheggi di Nelson sul manifesto del gruppo, Blue Lines (Circa, 1991). In Safe From Harm si avverte l'influenza del soul sinfonico di Isaac Hayes, e la cantante ha modo di sfoggiare il suo scat sensuale e passionale, a metà strada fra Tina Turner e Donna Summer. Unfinished Sympathy è un mini-concerto d'avanguardia in cui si accavallano eventi sonori apparentemente dissonanti, ma in pratica amalgamati da una teoria della canzone che fa leva sulla groove.
I Massive Attack sembrano puntare soprattutto sui rap, che impreziosiscono in diverse maniere: il canto femminile diventa invece un semplice strumento in Daydreaming, e Five Man Army porta in grembo una fanfara reggae. Il disco si chiude suoi toni epici di quell'ibrido di reggae e gospel che è Hymn Of The Big Wheel (cantato dalla leggenda reggae Horace Andy), di gran lunga il pezzo più melodico del disco. Tutti i brani sfoggiano accorti arrangiamenti da salotto (o, meglio, da camera da letto).
Mescolando reggae, funk e soul, l'ensemble ottiene un risultato visionario, anche se non molto musicale (troppi brani giochicchiano all'infinito con idee elementari). Tanti cantanti soul da classifica avevano fatto cose simili per trent'anni, ma i Massive Attack lo fecero quando la tecnologia consentì loro di cambiar marcia. In superficie c'erano i generi tradizionali della musica di consumo nera, ma in profondità si agitavano sampling e mixing d'avanguardia. In superficie c'era lo stesso "blues" (in senso lato), languido e malinconico, che Billie Holiday cantava all'inizio del secolo, ma in profondità c'era un maniacale lavoro di sovversione sonora. Gli sfondi morbidi e onirici che trasformano questi brani in una sorta di meditazione esistenziale resero celebri i Massive Attack quantomeno come produttori. L'aspetto artistico sarebbe invece stato approfondito qualche anno dopo soprattutto dal complesso di Geoff Barrow, l'umile tecnico del suono: i Portishead.

Nelson ottenne anche successo con l'album solista What Silence Knows (Cooltempo, 1994), che contiene tre hit (Down That Road, Inside Out, One Goodbye In Ten) in uno stile di rhythm and blues all'antica. Anche un altro membro del collettivo aveva iniziato la carriera solista: Tricky.

Il successo dei loro allievi Portishead riportò i Massive Attack in sala di registrazione.
Sostituita Nelson con una parata di ospiti d'eccezione, lo stile di Protection (Virgin, 1994), è sempre più rilassato, ormai lontanissimo dalla frenesia del techno, spesso al limite del narcotico, quasi sempre in chiave minore. Il sound di brani come Sly è lucido, scivoloso, ambiguo, non ignaro del sontuoso soul orchestrale degli anni '70. Il rap Eurochild è però carico di angoscia urbana e Karmacoma è un reggae ipnotico. Conscio fino al narcissismo del proprio ruolo apripista, il gruppo si prende troppo sul serio, dimenticando che in fondo buona parte dei loro brani (la title-track, Weather Storm) lievitano nel soul leggero da cocktail lounge che era in circolazione da almeno trent'anni.


(Tradotto e integrato da Stefano Iardella)

Mezzanine (Virgin, 1998) è il loro album più aggressivo e dark, e forse il migliore in assoluto. Ciò che nei dischi precedenti suonava confuso o incompleto, qui è perfettamente modellato e coreografato. L'angoscia espressionista di ballate come Risingson (ritmo industriale, riverbero dub-bomba, batteria sincopata, voci zombie) e brani strumentali come Exchange (ritmo sognante, basso jazzato, una corda d'archi che aleggia sulle tastiere svolazzanti) equivale a una rifondazione del trip hop, più "trip" che "hop". Horace Andy canta Angel, una solenne vertigine di depressione degna dei Joy Division, ricca di tastiere maestose, basso funereo, strimpellate di chitarra nevrotiche e ritmo ipnotico. L'atmosfera di Man Next Door è quasi gotica, decadente, disperata, a cavallo tra i Cure e David Bowie.
Liz Fraser dei Cocteau Twins canta il delicato ed etereo madrigale Teardrop, ricco di rintocchi barocchi di clavicembalo e profondi rintocchi di pianoforte, e il lungo Group Four, dalle sonorità indiane, una sorta di raga ambient, il tenero inno teso su un paesaggio sonoro affollato di piccoli toni e campionamenti.
La ballata soul-jazz inquietantemente romantica Black Milk e la frenetica danza mediorientale con voci rilassanti Inertia Creeps tornano al loro sound classico, seppur in una variante più cupa e tetra.
Come al solito, ogni canzone è una scommessa calcolata su ritmi complessi e sofisticati arrangiamenti di tastiera. Tuttavia, qui l'"intelligenza" del suono è al servizio di un motivo inquietante, ha radici psicologiche, piuttosto che essere un mero alimento per balli eleganti.
I Massive Attack hanno imparato a estraniare la musica dance dalle sue radici, a riscattare il dettaglio nel contesto di un tutto, a trasformare un atto ludico in un atto intellettuale. La ricerca di maestri britannici come Peter Gabriel, David Sylvian, Kate Bush e Brian Eno viene trasposta nelle strutture lente e suadenti della musica dance di derivazione soul. Proprio come per i maestri, l'armonia che ne risulta alimenta una colonna sonora di alienazione urbana.

I singoli dei Massive Attack sono stati raccolti su Singles 90/98 (Virgin, 1998).

Vowles lasciò il gruppo alla fine del 1998.

100th Window (Virgin, 2003), il primo album dei Massive Attack in cinque anni, è stato registrato da una nuova formazione che comprende solo uno dei membri originali della band, ovvero Robert “3D” Del Naja (più i contributi vocali di Sinead O'Connor e del crooner giamaicano Horace Andy).
Il suono è diventato più materico, atmosferico, ambient ed elettronico. La cattiva notizia è che troppe tracce si snodano inutilmente. La notizia così così è che la "band" è quanto meno capace di una routine elegante e stilosa nell'impeccabile ballata di sette minuti Everywhen, What Your Soul Sings e Special Cases. La vera buona notizia è che l'elemento psichedelico è portato in primo piano in Future Proof (tutto distorsione e ondulazioni orientali), Butterfly Caught (un'altra lunga traccia) e nella vicina Antistart, il pastiche più sperimentale a questo giro; e nonostante gli inconvenienti di queste canzoni (nessuna delle quali è perfettamente orchestrata come Everywhen) i Massive Attack non sono ancora stati ridotti a sonnifero.

Danny The Dog (2004) è la (terribile) colonna sonora dell'omonimo film del 2005, scritto da Luc Besson, diretto da Louis Leterrier e "interpretato" da Jet Li.

Heligoland (2010), con le voci ospiti di Damon Albarn, Hope Sandoval, Martina Topley-Bird e altri, abbandonò il trip-hop e virò verso il post-rock (Flat of the Blade) e lo slo-core (Paradise Circus); ma le sue metamorfosi stilistiche furono in gran parte guidate dai cantanti ospiti, non da una sincera strategia di scrittura.

Nel 2011 i Massive Attack hanno collaborato con i Burial alla realizzazione di Four Walls.

I Massive Attack non sono scomparsi: hanno continuato a pubblicare materiale, ma sporadicamente e solo su EP come Ritual Spirit (2016) ed Eutopia (2020).

Come artista di graffiti, Robert “3D” Del Naja è stato menzionato come una grande influenza dall'artista (anonimo) di stencil Banksy (di Bristol), e gli stencil di Banksy sono spesso apparsi nei luoghi in cui si esibivano i Massive Attack (alcuni ritengono che Banksy sia proprio 3D).


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