- Dalla pagina sugli Ozric Tentacles di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Gli Ozric Tentacles, "la" band progressive degli anni '90 (sebbene avessero iniziato a pubblicare cassette a metà degli anni '80), ripresero l'eredità dei Gong (fondendo jazz-rock, hard rock e acid-rock in un suono energico, raffinato e variegato) e copiarono l'invenzione di Mike Oldfield (assemblando eventi melodici e stilistici in eleganti fantasie) per produrre una sintesi che suonava allo stesso tempo ambiziosa e naturale. Ritmi incalzanti, sintetizzatori gorgoglianti, chitarre stratosferiche e atmosfere esotiche permeavano Pungent Effulgent (1989), e l'effetto era vibrante e ipnotico. La "band" era un ensemble aperto, ancorato ai pilastri del chitarrista Ed Wynne (Wandsworth, 1961), del tastierista Joie “Ozrooniculator” Hinton, del batterista Merv Pepler, del flautista John Egan e del percussionista Paul Hankin.
La quantità di idee ed esperimenti, ognuno realizzato con impeccabile precisione magistrale, fu travolgente in Erpland (1990), un tour de force strumentale registrato da un ensemble di dieci elementi (tra cui due tastiere elettroniche, un campionatore, quattro percussionisti, flauto, basso e chitarra) e caratterizzato da un'eleganza quasi barocca. Gli Ozric Tentacles hanno padroneggiato, allo stesso tempo, l'ingegnosità melodica della musica classica, la fluidità del jazz-rock e la grinta dell'hard rock. Il suono è talmente coeso e scintillante da evocare le jam session totali dei Colosseum. Strangeitude (1991) mescolava altrettante fonti, aggiungendo però ritmi dance ai suoi incalzanti poemi sinfonici e ai suoi colorati festival di suoni. Lungi dall'essere improvvisati, i suoi intricati collage erano meccanismi a orologeria. Jurassic Shift (1993) ha continuato ad adattarsi ai gusti del momento attraverso crescenti richiami alla musica ambient, cosmica, new age ed etnica.
Bio:
Gli Ozric Tentacles sono eredi della grande tradizione del progressive-rock
e dell'acid-rock, aggiornati all'era del techno e della world-music.
Si ispirano ai grandi complessi progressivi per le loro improvvisazioni
libere, le loro fantasie melodici e i loro contrappunti strumentali,
unendo un senso dello humour degno dei Gong, una fluidità presa dal jazz-rock
e un piglio aggressivo degno dell'hard-rock.
Sintetizzatori borboglianti, ritmi travolgenti e spesso ballabili, chitarre
stratosferiche e atmosfere esotiche compongono un elegante mosaico sonoro.
Nella più pura tradizione del vecchio movimento psichedelico, gli Ozric Tentacles uniscono a questa visione della musica uno spirito cosmico-comunitario che ricorda i Magma e i Gong. Il loro merito storico è di aver trovato il sottile filo che tiene uniti Gong, Hawkwind, Pink Fairies, Jethro Tull, Jimi Hendrix, Mike Oldfield, Todd Rundgren e i Chrome.
Gli Ozric Tentacles vennero formati allo Stonehenge Solstice Festival del 1982
dal chitarrista Ed Wynne e da allora sono diventati un gruppo da culto della psichedelia britannica.
Attorno al leader si alternarono diversi musicisti
(fino a un massimo di dodici), fra cui John Egan al flauto,
Nick Van Gelder alla batteria, Tom Brooks ai sintetizzatori,
Roly Wynne al basso, Paul Hankin alle percussioni,
e Joie Hinton alle tastiere (anche leader di Ullulators, Oroonies e Eat Static). Questo ensemble
variabile è però costante nell'eseguire uno "spacerock" etnico e tribale,
esclusivamente strumentale.
Tutte le loro registrazioni sono pubblicate in proprio dalla loro Dovetail.
I loro show sono degli "eventi" di cui la musica è soltanto una componente:
&lduo;Fruit Salad” è composto da una batteria di proiettori di slide e di schermi
di ogni foggia, da fuochi artificiali e da luci psichedeliche.
L'insieme si presta alla perfezione per i rave degli anni '90.
Le loro prime registrazioni vedono la luce soltanto su cassetta e verranno prima antologizzate su Afterswish (Dovetail, 1991) e poi ristampate su CD nel boxed set Vitamen Enhanced (Dovetail, 1994): Erpsongs e Tantric Obstacles nel 1985, il Live Ethereal Cereal e There Is Nothing nel 1986, e Sliding Gliding Worlds nel 1988; a cui vanno aggiunti gli inediti raccolti su The Bits Between the Bits (Dovetail, 1994). Questo repertorio era per lo più composto da brani relativamente brevi e raffazzonati, ma la progressione stilistica fu impressionante, dall'acidrock amatoriale degli inizi a un progressive-rock elettronico e ballabile.
Ed Wynne aveva anche fatto parte di un'oscura formazione underground, i Nodens Ictus, la cui produzione verrà raccolta su Spacelines (Stretchy, 2000).
Il primo album su vinile è Pungent Effulgent (Demi Monde, 1989), che
presenta l'importante aggiunta di Merv Pepler alla batteria e che
in embrione era già il futuro. Dissolution si apre
con tutti gli strumenti che battono il ritmo fino a lanciarsi in un trotto all'impazzata su cui si lancia un
assolo stratosferico di chitarra.
A parte il jazzrock corposo e ribollente della lunga Ayurvedic, il resto
del disco colloca quel sound compatto e scintillante in contesti meno vigorosi e più atmosferici. Anzi,
quasi new age nella trance di accordi celestiali di Phalarn Dawn, e degno di Jon Hassell in
Shaping The Pelm, con il suo tribalismo esotico e i suoi versi malati. Il minimo emotivo viene
toccato nel pow-wow per alieni ubriachi di Agog In The Ether. I brani hanno la struttura aperta,
sempre pronti ad assimilare qualsiasi spunto; ma quando coagulano attorno a un nucleo ferreo acquistano
una forza spaventosa. E' il caso di The Domes Of G'bal, che da un crepitìo di sequencer secerne
un pesante passo dub immerso in stelle filanti elettroniche, e di Wreljch, detonato dalla cadenza
travolgente degli incubi cibernetici dei Chrome.
A regime i brani sfrecciano a velocità supersonica, le armonie sono pallottole
ben affilate, le chitarre fornaci di sibili assordanti. La coesione del sound riprende un discorso iniziato nel
rock britannico dalle jam "totali" dei Colosseum. Il rock strumentale di fine secolo riparte da qua.
Erpland (Demi Monde, 1990), registrato da
quello che è diventato
un ensemble di dieci elementi (due tastiere elettroniche,
un campionatore,
quattro percussionisti, flauto, basso e chitarra),
è un altro tour de
force strumentale e si pone come virtuale compendio di
musica rock.
L'overture di otto minuti Eternal Wheel
è un ottimo biglietto da
visita, il drumming fluido di Pepler si accoppia ad
una serie di
virtuosismi, dai riff di hard-rock e assoli metal di
Wynne alle melodie indiane
e ai rumori simulati della tastiera di Hinton, dal
flauto medio-orientale di Egan
alle accelerazioni mozzafiato dello stesso Pepler. Il
ritmo è il collante
che tiene insieme jam acrobatiche come Tidal
Convergence, con le sue
fluttuazioni cosmiche, le progressioni melodiche, i
cambi di tempo e i ruvidi
contrappunti.
Le percussioni di Hankin ed il flauto di Egan
impreziosiscono bozzetti etnici
come Toltec Spring e Sunscape,
traboccanti di citazioni ritmiche,
timbriche ed armoniche al folklore indiano e
sudamericano. Mysticum Arabicola
si espande su quello stesso concetto con l'aggiunta di
una cornucopia di strumenti,
scatenando una vorticosa e seducente danza del ventre.
Valley Of A Thousand Thoughts è un
fantastico viaggio attraverso una
giungla spettrale, carica di suoni che ricreano non
solo la vita selvaggia ma
anche i riti umani, quasi un documentario sonoro di
emozioni primitive e la
personale versione ozric-iana della 'forth world'
music.
The Throbbe, forse il brano migliore di questo
solco etnico, procede ad
un passo marziale di dub, con lamento da meuzzin e
chitarre al fulmicotone (un
po' nello stile di Helios
Creed).
Erpland è il pezzo rock'n'roll dell'album, un
boogie spiritato che la
chitarra sospinge verso twang country e staccato
reggae.
Iscence è il brano più
radiofonico (sebbene ugualmente
ricco dal punto di vista armonico), un vaudeville
melodico e sincopato che
devia leggermente dalle complesse linee dell'album.
Le orchestrazioni di Cracker Blocks sono un
modello di unità nella
discontinuità, le cascate di elettronica e le
percussioni titinnanti creano
una tessitura spessa ed ipnotica.
La composizione finale, A Gift of Wings,
riassume l'essenza dell'album
attraverso un nirvana musicale di dieci minuti:
languidi droni, elettroniche
gorgoglianti, sintetizzatori lamentosi, ronzii in
stile didjeridoo, percussioni
fitte, voci campionate e archi turchi, un
caleidoscopico festival di suoni, un
galoppante poema sinfonico.
La quantità di spunti, idee ed esperimenti
è travolgente. Ciascun
brano è realizzato con una precisione maniacale
e un'eleganza quasi
barocca. Il rock progressivo raramente è stato
tanto piacevole da ascoltare.
I veri antenati degli Ozric Tentacles non sono i King
Crimson o i Soft Machine, ma
i più umili Colosseum della splendida
Valentine Suite.
Stabilizzatosi finalmente in forma di sestetto
(Ed Wynne, Roly Wynne, John Egan, Joie Hinton, Merv Pepler, Paul Hankin),
Strangeitude (Demi Monde, 1991)
è l'album che li fa conoscere da un pubblico più ampio.
White Rhino Tea è esemplare del loro "Seventies revival", in quanto fa sfilare il sequencer dei
Tangerine Dream, il jazzrock più frenetico, il bluesrock di Hendrix, gli stacchi degli Utopia (Todd
Rundgren), e un modo di rimescolare tutte queste fonti sonore che ricorda le suite di Mike Oldfield. Passi
medievali della chitarra e sibili arabo-cosmici dei sintetizzatori nel saltarello pan-etnico di
Saucers, assoli jazzati di chitarra e flauto nelle mosse esotiche (un pizzico di rai) di Bizarre
Bazaar, arricchiscono progressivamente il campionario di stili.
Sploosh ci butta dentro anche effetti elettronici e un crescendo melodico
delle tastiere su una ritmica ossessiva; il risultato è uno dei classici per rave dell'anno. Altrettanto
ballabile risulta la title-track, una serie di variazioni e campionamenti su un altro tema orientale. In tutte
le sue trasformazioni questa è pur sempre la jam improvvisata per chitarra solista che andava di moda
negli anni '70. Live Throbbe dimostra come queste variazioni su tema siano in effetti imparentate
con i deliri chitarristici di Helios Creed. L'atmosfera più sui generis è forse quella di Space Between
Your Ears, propulsa da forti scosse dub e poi affidata a un flauto incantatore. A trionfare in queste
logorroiche esibizioni di fantasia esecutiva è soprattutto l'amore di Wynne per la musica araba.
D'altronde, debitamente prodotto, il loro sound è una fusione di stili che vanno per la maggiore,
A parte i documenti dal vivo, gli scarti e le antologie, la discografia degli Ozrics
è già consistente nel 1993, quando diventano famosi: Jurassic Shift debutta nelle classifiche
britanniche al primo posto, e non era mai successo prima a una casa discografica indipendente.
Jurassic Shift (Dovetail, 1993)
non fa in effetti che arrangiare e produrre "à la mode" i loro esperimenti di
sempre, e la loro fusione di stili degli anni '70 risulta un ideale complemento alle varie musiche new age,
ambientale e cosmica che vanno per la maggiore: Sunhair compenetra i sequencer dei Tangerine
Dream e la jam chitarristica, quella di Half Light In Thillai è semplicemente world-music, il
tema demenziale di Stretchy vivacizza il vetusto jazzrock. Il tutto in un tripudio di echi di Frank
Zappa, Jethro Tull e Gong.
La fusione raggiunge un livello spettacolare nei due brani più lunghi, Feng
Shui e Jurassic Shift, che rinnovano l'arte delle suite-idra di Colosseum e Iron Butterfly.
Sono fantasie lucide ed eleganti, vellutate e sensuali che impacchettano una gran quantità di eventi sonori
d'alta classe. Il repertorio della prima spazia dalle bollicine cosmiche del sintetizzatore a un'impennata
heavymetal. La pasta della seconda è ancor meglio amalgamata, al punto che è difficile riconoscere i
singoli elementi. Il sound perde la sua rudimentale freschezza, diventa spesso monotono e prevedibile, fa
quasi sempre cilecca sul fronte dello humour. Ma gli Ozrics hanno trovato il giusto compromesso fra
relax e energia, che può accontentare fasce diverse, persino opposte, di pubblico.
I rapporti di forza all'interno del gruppo (ridotto in cinque per la dipartita di Roly Wynne e Paul Hankin, con l'ingresso di Zia Geelani al basso) sembrano quasi invertirsi sul successivo Arborescence (Dovetail, 1994), in quanto la parte nobile del sound è quella infetta di techno (Dance Of The Loomi e There's A Planet Here) e di esotismi (Al Salloq e Shima Koto). Il brano più tipico, Yog-Bar-Og (di dieci minuti), non va molto lontano; quello di apertura, Astro Cortex, sembra più che altro un omaggio al jazzrock spaziale dei Gong. Forse due album in un anno sono troppi per Wynne.
Become The Other (Dovetail, 1995) è il primo disco a rinunciare del
tutto all'apporto di Pepler e Hinton.
La formazione di Wynne fa adesso leva sul tastierista
Christoper Lenox-Smith, oltre al fido John Egan e a una sezione ritmica
che accanto a Zia Geelani annovera due nuovi percussionisti.
Sono comunque le tastiere a dominare da cima a fondo.
Cat, Ghedengi, Wob Glass, Neurochasm,
Become the Other propongono un progressive-rock da salotto per il
pubblico new age.
Vibuthi è il brano epico del disco, ma sfigura di fronte ai suoi
predecessori.
Il sound è irriconoscibile, come se fosse stato mixato da qualcun altro.
Curious Corn (Mad Fish, 1997) è un'altra delusione. Il quintetto suona come una matura sessionmen che rilancia meramente la propria routine. Afroclonk, una festa percussiva, e Curious Corn aggiungono suoni più "etnici". Spyroid e Meander rilassano fino a neutralizzare l'effervescenza, un tempo arma principalee degli Ozric. La loro parabola è simile a quella dei Gong dell'ultimo periodo: eccellente valore musicale ma quasi nulla di memorabile.
Spice Doubt (Streaming, 1998) è la colonna sonora di un live su Internet.
Waterfall Cities (Stretchy, 1999) è altrettanto ben eseguito ma si tratta fondamentalmente di progressive-rock (Coily), con crescente tendenza verso l'eterea new-age (Waterfall City, Aura Borealis), l'incantata world fusion (Ch'ai, Sultana Detrii) e, in generale, verso la semplicità (la melodia di Spiralmind).
Le sette tracce di The Hidden Step (Stretchy, 2000), primo album in studio in tre anni, contengono gli abituali virtuosisimi (Holohedron) e intricate fantasies (Tight Spin, The Hidden Step), con la continuazione della ricerca di Wynne di una terra al confine della world-music, elettronica e psichedelia, ma senza nesssuna novità in quel territorio così a lungo perlustrato.
Pixel Dream, Aramanu e Ta Khut intessono tapezzerie di ghiaccio comprendenti elementi di Tangerine Dream, Third Ear Band e Harold Budd.
La band praticamente cessò di esistere dopo Swirly Termination (2000), che suona come una raccolta di avanzi.
Spirals in Hyperspace (2004) fu di fatto un album solista di Ed Wynne, così come lo furono gli album successivi, ciascuno sempre più elettronico e gelido: The Floor's Too Far Away (2006), con incursioni nella musica techno, The Yumyum Tree (2009), Wasps & Moths (2010), con i dodici minuti di Spaced Jam, fino all'orribile Paper Monkeys (2011).
Nel frattempo il flautista John “Champignon” Egan aveva lasciato la band per dedicarsi ad altri progetti.
Eternal Wheel (2004) è probabilmente la migliore antologia degli Ozric Tentacles.
- Torna alla pagina sugli Ozric Tentacles di Piero Scaruffi -