- Dalla pagina sui Pigface di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Martin Atkins è stato per tutti gli anni '90 uno degli animatori della scena industriale, tanto in UK quanto in USA.

Quando lasciò il posto di batterista nei Public Image Ltd, Martin Atkins assunse lo pseudonimo di Brian Brain e registrò l'album Unexpected Noises (Secret, 1980).

Qualche anno dopo Atkins riprese l'idea per l'EP Fun With Music (Plaid, 1985), e soprattutto per l'album Time Flies When You're Having Toast (Moving Target, 1987), introduzione ufficiale al suo universo di rumore ballabile (esperimenti sonori su un tappeto ritmico fortemente propulsivo, quasi da hip hop). Atkins si ispira in realtà a Peter Gabriel, alla fusione di funk, elettronica e world music, come dimostra Who Hung The Monkey anche se è abbastanza furbo da assimilare la demenzialità nera (Sex For The Sake Of Sex).

Dopo i fasti nei Killing Joke e una breve convivenza con Jourgensen nei Ministry (intorno al 1989), Atkins, ormai trasferitosi a Chicago, diede vita ai Pigface, sorta di supergruppo della musica industriale che fa perno su alcuni dei protagonisti del genere: il batterista Bill Rieflin (Ministry), il tastierista William Tucker (Thrill Kill Kult), il bassista Paul Raven (Killing Joke), il chitarrista Matt Schultz, il bassista Andrew Weiss, e un nugolo di cantanti, fra cui Chris Connelly (Revolting Cocks), Lesley Rankine (Silverfish), Trent Reznor (Nine Inch Nails), Nivek Ogre (Skinny Puppy), Mary Byker (Gaye Bykers On Acid), En Esch (KMFDM).

L'aspetto più gradevole di Gub (Cherry Red, 1991) è proprio l'alternarsi delle "voci". Se le musiche non sono il massimo nè dell'originalità nè della varietà, il fatto che ogni pezzo abbia una voce diversa fa sì che nessuno suoni particolarmente noioso. Nella folla spiccano Connelly (soprattutto nel raga dissonante di Point Blank, ma anche nel minimalismo hardrock di Little Sisters), Ogre (nella cacofonia di Tapeworm), David Yow dei Jesus Lizard (nella selvaggia Bushmaster), Esch (nell'incubo elettronico di War Ich Nicht) e Reznor (in Suck, un soul psicotico su uno scarno sfondo strumentale). L'elemento unitario è il "drumming" convulso, ma non propriamente tribale, di Atkins e Rieflin. L'elettronica ha il ruolo di puro rumore. L'album è comunque troppo velleitario per risultare anche musicale.

Welcome To Mexico Asshole (Invisible, 1991) è invece un live registrato in maniera approssimativa, forte di un altro esperimento auto-indulgente e pedante (Love Serenade, dodici minuti di rumori) e di una nostalgica imitazione dei Killing Joke, TFWO.

I Pigface diventano un vero complesso, e non soltanto un artificio di studio, per Fook (Invisible, 1992). L'album elimina tutte le asprezze e le pretenziosità del precedente e adotta un formato più rock. Al gruppo di base (Atkins, Schultz, Tucker, Raven, Weiss) si è aggiunta Barbara Hunter (Roundhead) al violoncello, ma a dominare sono ancora gli ospiti cantanti, che nobilitano le affannate partiture strumentali: Esch (Alles Ist Mine), Byker (Seven Words e Satellite), Esch e Ogre (Go e I'm Still Alive).
I capolavori del disco sono peraltro Hips Tits Lips Power, infernale sarabanda di musica industriale e thrash-metal che prende lo spunto da Big Bad Baby Pig Squea dei Silverfish), e I Can Do No Wrong, uno sguaiato sabba valpurgico. E` comunque un disco da produttore, che vale più per il sound che per gli specifici brani; i quali brani sono per lo più accumuli disordinati di sensazionalismi scontati, da una sirena alla Edgar Varese ai bisbigli sensuali di una donna, dai tribalismi dei cerimoniali occulti all'elettronica cosmica, tutto rimescolato con il mestiere acquisito in tanti anni passati a manipolare dischi in studio.

Washingmachine Mouth (Invisible, 1992) è il suo alter-ego, un disco di remix dei brani di Fook, salvo l'inedito di Cutting Face.

La formazione del 1992, immortalata sul live Truth Will Out (Invisible, 1993), che si fregia della presenza di Jim Marcus (Die Warzau), di Genesis P-Orridge (Psychic TV) e soprattutto di Hope Nicholls (Fetchin Bones), è forse la migliore che Atkins abbia mai messo assieme.

Atkins registra anche con lo pseudonimo Bizarr Sex Trio due EP di musica elettronica.

Atkins organizza poi i Love Interest, con Chris Connelly (canto e tastiere), Mary Lynn Bowling (canto) e David Simms (basso, quello dei Jesus Lizard). Il loro disco, Bedazzled (Invisible, 1993), è semplicemente una serie di mix della colonna sonora dell'omonimo film di Dudley Moore; ed è uno dei dischi più noiosi e banali del genere.

Pigface è sempre più un nome generico per gli esperimenti di studio di Atkins. A Notes From The Underground (Invisible, 1994) collaborano Flea ( Red Hot Chili Peppers), Jello Biafra, Mike Gira (Swans), Duane Dennison (Jesus Lizard), Alex Patterson (Orb) e altri ventiquattro musicisti. Lo sforzo, che flirti con il raga (in Empathy) o il country and western (l'incalzante Divebomber, con Rankine in forma smagliante), è ancora sproporzionato ai risultati, anche se qua e là (il riff violentissimo di Steamroller, il languido svenimento "hendrixiano" di Chickasaw) non mancano le idee brillanti. L'idea più felice è forse quella di Fuck It Up, in cui convergono l'hip hop, il tribalismo africano e le colonne sonore dei film noir. L'unico segno di vita lo dà Magazine, quando Hope Nicholls si scatena in una delle sue quadriglie assatanate.

Anche questa volta esce un album di remix, Feels Like Heaven (Invisible, 1995), e, come la volta precedente, spesso i remix valgono più degli originali, soprattutto Think, con il suo riff galattico e il suo ritornello alla Clash, e Asphole, un turbolento techno con gorgheggi arabici.

Schultz ha nel frattempo dato vita ai Lab Report.

Detto che i Pigface sono Atkins così come i Golden Palominos sono Anton Fier, essi hanno avuto il merito di cementare un cenacolo di musicisti accomunati da un'idea del far musica, ma hanno anche incappato nei peggiori difetti della musica industriale: auto-indulgenza e pretenziosità. A salvare i progetti di Atkins sono quasi sempre gli ospiti di grido, in particolare i cantanti.

Atkins, piccolo ras della scena industriale, è un ottimo batterista, un ottimo produttore e un ottimo animatore; ma, carente di idee, troppo spesso non propone nè problemi nè soluzioni, vegeta soltanto nel proprio stile.

Come intellettuale, Atkins ha testardamente cercato di esprimere angoscia e psicosi attraverso una musica che venga dal cervello e non dal cuore, ma il problema è quello tipico dei produttori: il loro cervello è ben pasciuto e tutt'altro che sottoposto a stress nervosi.

The Best Of (Invisible, 2001) raccoglie il meglio dei Pigface.


(Tradotto e integrato da Stefano Iardella)

The Damage Manual (Invisible, 2000) è il nuovo progetto guidato da Martin Atkins, con Chris Connelly alla voce, Jah Wobble al basso e Geordie Walker dei Killing Joke alla chitarra. Ci sono certamente pezzi sperimentali come Expand che catturano le orecchie più sofisticate, ma è significativo che la traccia di spicco, King Mob, suoni esattamente come dei PIL, e che gli altri momenti salienti siano principalmente riciclati dall'EP One (Invisible, 2000).
Quell'EP, fondamentalmente, aveva tutto: la sottigliezza strutturale e il "chiaroscuro" espressionistico di Sunset Gun, Damage Addict, Scissor Quickstep, Blame And Demand e Leave The Ground. L'album ha semplicemente aggiunto qualche riempitivo.

Il cast mutevole dei Pigface rilascia un mucchio di idee carine su Easy Listening (Invisible, 2003), in particolare Insect Suspect, ma questo album non è certamente un lavoro coeso. Si tratta, invece, dell'ennesima raccolta casuale di registrazioni che Atkins giudicò meritevoli di una pubblicazione.

Sono tornati sei anni dopo, con il loro sesto studio album, intitolato... 6 (Full Effect, 2009), che contiene anche KMFPF, acronimo di “Kill Mother-Fucking Pigface”, una evidente allusione distorta alla band tedesca dei KMFDM.

Bill Rieflin è morto di cancro nel 2020, all'età di 59 anni.


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