- Dalla pagina sui Pop Will Eat Itself di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

I Pop Will Eat Itself sono un complesso britannico che ha cavalcato un po' tutte le mode degli anni '80. I “Poppies”, come vennero soprannominati, divennero emblematici di quei gruppi Britannici degli anni '80 così vuoti di contenuti che ogni loro disco era semplicemente un coacervo di stereotipi. Il loro merito maggiore, in retrospettiva, fu quello di essere fra i primi gruppi rock a usare l'elettronica e i campionamenti.

Vennero alla luce durante la follia del "grebo", un effimero movimento "retrò" della seconda metà degli anni '80.
Esordirono con l'EP Poppiecock (Chapter 22, 1986) all'insegna del punk-pop dei Buzzcocks, di un garage-rock sarcastico e straccione (The Black Country Chainstore Massacreee), di un rockabilly a rotta di collo (Titanic Clown), che sapeva persino essere epico (Oh Grebo I Think I Love You). Scapestrati senza possibilità di redenzione, cesellavano nel singolo Sweet Sweet Pie dell'anno dopo uno dei rock and roll più melodici e trascinanti dell'era.
Quel periodo è documentato sull'antologia Now For A Feast (Chapter 22, 1988).

Il cantante Vestan Pance cambiò faccia al complesso spostando il sound di Box Frenzy (Rough Trade, 1987) verso l'hip hop. I rap ironici ed esuberanti di Beaver Patrol e There Is No Love Between Us Anymore li imposero al pubblico delle discoteche.

This Is The Day (RCA, 1989) si buttò a capofitto nella musica da ballo, con chitarre più affilate e beat-box più assordanti, rasentando talvolta l'heavy metal (Can U Dig It) e talaltra il techno (Def Con One).
Le inflessioni mediorientali di Preaching To The Perverted e la melodia orecchiabile di Wise Up! Sucker servono a smussare la spigolosità tragica di Wake Up! Time To Die, l'unico hip hop canonico.

Il gruppo finì però per commettere l'errore canonico dei musicisti mediocri: prendersi sul serio. Cure For Sanity (RCA, 1991) ripete il programma del precedente, ma senza il senso dello humour. La scatenata Dance Of The Mad Bastards, il melenso synthpop di X Y And Zee, l'hard-rock melodico di Lived In Splendour, il rap esotico di Another Man's Rhubarb hanno soltanto il pregio di una produzione impeccabile.

Passata anche quella moda, il gruppo si lanciò subito su quella successiva: The Looks Of The Lifestyle (RCA, 1992) propone un "crossover" di hardrock (Eat Me), flamenco (Mother), jazz (Teenage Grandad) e hip hop (Urban Futuristic). Karmadrome, Bulletproof, I've Always Been A Coward Baby e Get The Girl sono i singoli tratti dall'album. E forse soltanto il primo ne valeva la pena. L'album, nonostante le ambizioni commerciali, fallì clamorosamente e per un po' parve che i Pop Will Eat Itself fossero finiti. Uscirono tre antologie e un live.

Anche il singolo Rsvp (Infectious) rimase in bilico fra heavymetal e hip hop. Perso per sempre lo spirito leggiadro e gioviale degli esordi, il gruppo si ritrova a mugugnare nel singolo Everything's Cool (Interscope) e a pontificare a destra e manca sull'EP Amalgamation (Nothing, 1994), con RSVP e Ich Bin Ein Auslande.

La profonda crisi di identità del complesso non viene risolta dall'album Dos Dedos Mis Amigos (Interscope, 1994). Questa volta l'ambientale di Babylon e la techno di Menofearthereaper, mentre i Nine Inch Nails di Underbelly e i Killing Joke di Cape Connection sono malamente trasfigurati. Two Fingers (Infectious, 1995) è l'album di remix.

Il bassista Richard Marsch formerà poi i Bentley Rhythm Ace, a cui si aggiungerà in seguito anche il batterista Fuzz Townshend.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il batterista dei Pop Will Eat Itself, Fuzz Townshend, iniziò la carriera da solista con la hit dance Hello Darlin', seguita presto da brani altrettanto allegri come Smash It (1997) e Tasty Big Ed (1998).
L'album Far In (Stinky, 1999) è un pasticcio stilistico (e sottilmente nostalgico) che non mostra alcun rispetto per il rap, lo ska, il funk, il dub, il drum'n'bass e la disco. Get Yerself, Summertime, Boogie Too e Sister Brother sono divertenti e allegri, ma in definitiva l'album manca di sostanza.

Pop Will Eat Itself è tornato con New Noise Designed by a Sadist (2011), Anti-Nasty League (2015), Delete Everything (2025).

Clint Mansell, chitarrista della band dal 1986 al 1996, si è trasferito a Los Angeles ed è diventato un prolifico compositore di colonne sonore per film, in particolare per i film di Darren Aronofsky e per i film di Ben Wheatley.


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