- Dalla pagina sugli Shadow Ring di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il duo inglese Shadow Ring (il chitarrista Graham Lambkin e il percussionista Darren Harris) ha resuscitato la tradizione noise-folk degli Half Japanese con l'EP Don't Open The Window (1993), la cui Don't Open The Window suona come una versione da manicomio di una canzone popolare scozzese, e l'album City Lights (Dry Leaf Discs, 1993), in cui una chitarra atonale distrugge semplici melodie folk, che sono o cantate a metà (City Lights) o non cantate affatto (Cape of Seaweed e Here Come The Candles). Il fulcro di Faithful Calls, di dieci minuti, è una jam strumentale infantile con un sassofono che intona una melodia da fiera di paese, e che si conclude con un caos dissonante.

Il tastierista Tim Goss si unì al duo per Put The Music In It's Coffin (Siltbreeze, 1994), ma la differenza a livello sonoro è trascurabile. Put The Music In Its Coffin offre di nuovo una recitazione con un accompagnamento musicale amatoriale, solo che questa volta è vagamente blues, e Horse Meat Cakes è una tortura strumentale di sei minuti, accompagnata da un mormorio squilibrato.

Il rumore evoca la musica psichedelica nel singolo Some Of Us (1994), che si conclude con una delle loro jam più squilibrate.

Il singolo Tiny Creatures/Harlequin (1995) raccoglie altre due declamazioni con musica demenziale.

La poesia è ancora al centro di brani come Gloved Up e Wallet Of Wasps, su Wax-Work Echoes (Corpus Hermeticum, 1996), ma Apricot Rat ha una musica più intricata, e You're Holding All Your Feathered Stock, di sette minuti, si apre con una simile jam session per quattro minuti.

Un'atmosfera teatrale o cinematografica emana dalla dissonanza essenziale ma elettronica del singolo di nove minuti Mouth On Mouse/Mouse In Mouth (1997), segno che c'era ancora speranza di una "progressione" musicale.

Hold Onto I.D. (Siltbreeze, 1997) offre un po' più di elettronica. In effetti, The Way Of The World rasenta la musica concreta. Wash What You Eat bilancia recitazione ed effetti sonori. Like When, di sette minuti, soccombe al dadaismo. La poesia prevale nell'altro brano di sette minuti, Hold Onto I.D., e non è una buona notizia.

Il doppio LP Lighthouse (Swill Radio, 1999) è un colossale caos di idee, dal teatro espressionista di I Am Lloyd Lyson e She's A Cracker alla sonata parodistica per clavicembalo I Am A Lighthouse, al grottesco balletto Egg Mombassa e al motivo da carillon arrugginito di Oyster Shell, passando per l'elettronica assordante di If It's A Boy e X-Ray My Mind. Gli ultimi venti minuti sono particolarmente prolissi e irrilevanti. Il progetto sembra un'opera rock dei Residents, ma senza le stesse doti musicali e con un senso dell'umorismo ben inferiore.

La struttura delle loro "recitazioni" non è cambiata nemmeno in Lindus (2001), e We're Complex Piss, The Riverside e Mind Blocks Crack sono storie appese a un debole segnale elettronico.

I'm Some Songs (2005), registrato nel 2001-02, offre più musica e meno parole, ma le linee di sintetizzatore cinguettanti di Man On The Land e le linee di sintetizzatore ruttanti di Start Repeating non sono molto più di un bambino che gioca con le manopole dello strumento.

Life Review (2009) è una retrospettiva della carriera che contiene anche delle rarità.

Dopo essersi trasferito nello stato di New York, Graham Lambkin ha avviato una prolifica carriera da solista al confine tra musica concreta e improvvisazione libera: Poem For Voice & Tape (2001), Unfocused Hands (2004), Draining The Vats (2006), Salmon Run (2007), Softly Softly Copy Copy (2009), Amateur Doubles (2011), Millows (2012), Swan Song (2014), Community (2016), Two Points On The Angle (2017), due volumi di No Better No Worse (2018), ecc.
Ci sono state anche diverse collaborazioni con Jason Lescalleet: The Breadwinner (2008), Air Supply (2010) e il doppio disco Photographs (2013).
Tra le altre collaborazioni si annoverano Making A (2013) con Keith Rowe, Chance Meeting (2015) con Joe McPhee, Schwarze Riesenfalter (2015) con Michael Pisaro, il doppio disco The Whistler (2017) con l'improvvisatore giapponese Taku Unami, Green Ways (2018) con l'arpista irlandese Aine O'Dwyer, The Dishwashers (2020) con l'improvvisatore di chitarra Bill Nace, ecc.
Negli anni 2010 Lambkin è stato attivo anche come artista visivo (dal suo sito web: “L'arte visiva di Lambkin esplora le proprietà metamorfiche del medium pittorico in cui l'astratto e il figurativo cambiano continuamente forma su piani visivi contrastanti, minando così le attese categorie del contenuto dell'immagine” - qualunque cosa tutto ciò voglia dire).


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