- Dalla pagina su Skullflower e Sunroof! di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Valeria Mollica, modificato da Stefano Iardella)

Gli Skullflower sono una libera cricca di musicisti spesso accodati al chitarrista Matthew Bower, improvvisatore dal vivo di musica psichedelica. Essi debuttano con le quattro track dell'EP Birthdeath (Broken Flag, 1988) e il mini-album di sei canzoni Form Destroyer (1989).
Ruins (Shock, 1990) unisce saldamente quelle due releases e le implementa con pezzi mai pubblicati.

Nel frattempo, Anthony DiFranco (pur militante negli Ax e nei Novatron), dà vita al suo progetto personale, Ethnic Acid, col quale mette in circolazione otto tapes dall'1986 al 1988, riassunte più tardi nel doppio disco Power Works 1986-88 per la Industrial Recollection nel 2009.

Anthony DiFranco entra definitivamente a far parte degli Skullflower con IIIrd Gatekeeper (Headdirt, 1992), contribuendo a un considerevole balzo in avanti della band. Diversi pezzi raggiungono un eccellente equilibrio tra ritmi ed effetti sonori. La macabra danza androide Can You Feel It?, col suo basso da guerriglia e chitarre cinguettanti ne è manifesto azzeccato. Black Rabbit è una danza pow-pow battagliera perforata da distorsioni siderali. Center Puss è ancor più una diabolica belva gargantuana, con ruggiti e rigurgiti di chitarra. Metà album è dedicata a un ininterrotto baccanale di percussioni tribali, che suonano come inviti a unirsi al party. Talvolta, il danzato si tira indietro oppure lo strumento cardine approfondisce la psicologica nonché cruda arte del disegno-stato d'animo.
La delirante distorsione chitarristica scrive lo show horror di Larks Tongues. I sostenuti e terrificanti drones di chitarra in Saturnalia culminano infine in un'intensità pressocchè spirituale. Rotten Sun mescola echi funerei di linee di basso, l'esplosivo tappeto di chitarra e beats costanti e marziali, sembrano proprio affrescare il dipinto di una scena di vita quotidiana nell'Inferno.
Se forse Vanadis potrebbe risultare troppo caotico per il bene del caos stesso, e quindi perdere un bel po' del focus demoniaco degli altri strumenti, Godzilla, una traccia che dura undici minuti, erutta lava a fiotti e sputa abbastanza acido da richiamare le più dolorose tecniche di tortura. Il viaggio si chiude con la drogata jam-blues Spoiler, che lentamente si spegne con droni lamentosi.

Obsidian Shaking Codex (RRR, 1993) contiene cinque lunghe tracce. L'estetica stessa provava un cambiamento nella composizione. Rimane ancora un po' del sound del precedente album, con le batterie tribali e le selvagge distorsioni in Sir Bendalot: solo nove minuti di ronzante e caotica dissonanza accostata a ultrasuoni horror-industrial. In ugual misura, Circular Temple consta di 12 minuti di agonizzante chitarra distorta privata di batteria. Crashing Silver Ghost Phallus va avanti nella progressione verso un sound più astratto, dato da un coro di rumori apocalittici, a metà strada tra la colonna sonora di una gita intergalattica e il reportage del lavoro in fabbrica. Il beat marziale dell'album precedente risorge nella track di 15 minuti Diamond Bullet, tentativo fallito di metter su un kammerspiel parlato. Sulla durata di ben 25 minuti, Smoke Jaguar torreggia incontrastata su tutto. Si apre con un drone di basso minaccioso che si trasforma in un impetuoso ciclone di distorsioni per poi crescere e diventare un vero e proprio tornado. Ci vogliono alcuni minuti affinchè esso sparisca oltre l'orizzonte.

Gli Skullflower realizzarono anche Xaman (Shock, 1990), il più accessibile Last Shot at Heaven (Noiseville, 1993), Carved Into Roses (VHF, 1994), al cui interno si stagliano sei lunghe jams, in particolare il feroce fuori di testa di The Rose Wallpaper e la suite prog-rock Metallurgical King, e Infinityland (HeadDirt, 1995), contenente la pseudo-ballata acid-rock di 13 minuti The Idiotsburgh Address e il paesaggio sonoro astratto di False Magic Kingdom, con la formazione classica di Stuart Dennison e Russell Smith (famoso per i Terminal Cheesecake).
Il triplo disco Carved Into Roses / Infinityland / Singles (VHF, 2011) ha ristampato gli ultimi due album con una compilation di singoli: Choady Foster/ Spent Force (1994), White Fang #2/ Glassy Essence (1994), le due parti da 14 minuti di Village Sorting (1995) e The Art Of Skullflower (1996).

Argon (Freek, 1995), sinfonia di 4 movimenti che vede Stuart Dennison alle percussioni, John Godbert ai fiati e Russel Smith alla chitarra, istituisce un'altra fase di transizione musicale. Argon I è pura cacofonia libera come un branco di lupi fuori di testa che abbaiano alla luna e strimpellano archi casuali.
Le chitarre duellano verso la fine, ognuna cercando di sovrastare l'altra quanto a suoni inascoltabili.
Argon II (The Golden Saw) consiste infatti in 17 minuti di massivo rumore trivellante. Argon III (Each Builds His Own Wall) (Cruising At 31.000 Ft.) sono altresì 30 minuti di concerto di distorsioni che espandono il pensiero, accatastate l'una sull'altra: freni striduli sulle rotaie, motoseghe che fanno a pezzi tubi principali, elefanti trionfanti nella giungla, fogne gorgoglianti, bande di uomini pazzi che buttano a terra la loro stessa casa, scimpanzè che suonano cornamuse, esplosioni epilettiche di oggetti casuali sul pavimento e vetri di finestra che graffiano. Gli Skullflower cominciavano così a dar del filo da torcere a maestri del noise come Birchville Cat Motel and Dead C.
La fanfara cornica di Argon IV ha in sé le stesse caratteristiche irriverenti di Albert Ayler nelle sue jam free-jazz, eccezion fatta per le squillanti e flatulanti sirene agganciate a uno sciame di cinguettanti e ronzanti chitarre. Poche band avrebbero mostrato una capacità sonora tanto gloriosa quanto demente come questa.

Successivamente gli Skullflower pubblicarono il live Adieu All You Judges (Broken Flag, 1995), Infinityland (Headdirt, 1995), uno dei loro album più heavy, Transformer (Sympathy, 1996), uno di quelli più pacati, e This is Skullflower (VHF, 1996), con molta probabilità una parodia auto-referenziale, con l'angelica Lounge e la jam live di 40 minuti The Pirate Ship Of Reality Is Moving Out.
Il loro sound si stava sempre più incagliando in un heavy droning space-rock.
Gli Skullflower erano passati dal metal industriale al folk psichedelico con risultati contrastanti.
Bower interruppe il progetto per diversi anni.

Total (nome con cui gli Skullflower si chiamavano inizialmente) era il progetto ambient del chitarrista Matthew Bower, riportato su diverse pubblicazioni: Beyond The Rim (Majora, 1993), Here, Time Is Space (Majora, 1994), Sky Blue Void (Freek, 1995), Glassy Warhead (Pure, 1995), Exploded Star Sad Servant (Self Abuse, 1995), Tansmusik Der Renaissance (Freek, 1995), Clear Factory (Majora, 1996), Buffin' The Celestial Muffin (Rural Electrification Program, 1997), To Fall Like Cherry Blossoms (American Tapes, 1997), Kaspar Hauser (Metonymic, 1997), Eternity's Beautiful Frontspiece (VHF, 1998), Solid Objects Cast As Goblins (VHF, 2000).

Il side-project Hototogisu ritraeva Matthew Bower medesimo con Marcia Bassett dei Double Leopards in un duo che fece uscire svariate produzione in edizione limitata come White Wind of Autumn (REP, 2000), Cuckoo Cloudland (Destijl, 2002), Floating Japanese Oof! Gardens Of The 21st Century (Destijl, 2004), Swoon Scream (Heavy Blossom, 2004), Ghost From The Sun (Heavy Blossom, 2004 – Important, 2005), Brooming Mephilic Blast (Esquilo, 2005), Awful Symmetry (Heavy Blossom, 2005), Prayer Rug Exorcism (Heavy Blossom, 2005), Sardonic Wooden Moolight (Heavy Blossom, 2005), e infine Green (Eclipse, 2005), che cesellava la loro fusion tra heavy metal e rumore bianco, Sculpture Built Upon The Graves (Heavy Blossom, 2006), Some Blood Will Stick (Important, 2006), Chimarendammerung (Destijl, 2006), Robed In Verdigris (Nashazphone, 2007), Spooked Summer (Heavy Blossom, 2007) e Under The Rose (Heavy Blossom, 2008), che contiene soltanto due lunghe jams noise.


(Tradotto da Matteo Gentile, modificato da Stefano Iardella)

Un altro progetto di Matthew Bower erano i Sunroof!, dediti a una versione psicotica di musica cosmic sul doppio disco Delicate Autobahns Under Construction (VHF, 2000), con John Godbert e Neil Campbell, Found Star Sound (2000) e Sad Frog Wind (Giardia, 2001), contenente due lunghe jam di musica ambient per chitarra psichedelica dalle sonorità drone.

Il doppio disco Bliss (VHF, 2001) offriva una magistrale miscela di chitarra acustica, elettrica e percussioni che perfezionava il programma estetico di Sunroof!. Dopo due superficiali turbinii caotici di rumore (Columbine Kisses 1 e Columbine Kisses 2), i 18 minuti di Chirrups Of Certain Being non sono tanto abrasivi quanto grottescamente irrazionali, come un gruppo di adolescenti che sbattono e si muovono a casaccio nello studio, esibendosi in modo isterico in una versione veloce di una jam dei Velvet Underground, con l'aiuto di un'orchestra sinfonica squilibrata. La ripetizione minimalista è sia il punto di forza sia il limite dei Sunroof!. Le grandi idee (il svolazzante raga di Gold Carnation Legacy, l'assolo in stile Hendrix di Star Sound, l'effetto rintocco di Distoria e soprattutto il cauto procedere del sibilo cosmic di Bliss) si ripetono più e più volte fino a perdere la loro magia. Dirty Joke From Outer Space, di 14 minuti, che tesse semplicemente canti di uccelli e frenetiche pennate di chitarra, suona come uno scherzo da liceo. Her Peacocks Fly Amain, di 11 minuti, è un po' meglio perché il sintetizzatore di Neil Campbell intona un canto cubista. I momenti impressionisti tendono a vincere, come il mare di onde che si propagano in Cloud Generator In The Blue Sky Of China 1 e la violenta nebulosa di dissonanze in Cloud Generator In The Blue Sky Of China 2. Sembra che questa tentacolare dimostrazione di ambizioni amatoriali potrebbe averli condotti a un tale modesto EP.

L'epopea dei Sunroof! è continuata su Cloudz (VHF, 2003), un lavoro più ritmico e più vicino nello spirito ai Neu!.
Rainbow Electric Sabbath (Nature Tape Limb, 2005) conteneva cinque brani senza titolo registrati in modo più primitivo.

Silver Bear Mist (VHF, 2005), un doppio disco dei Sunroof!, è un'ambiziosa sebbene incoerente summa di noise art, dalle jam in stile Hendrix (Great Empty Display Shelves) alle colonne sonore dei videogiochi (Bear Melt), dai rimandi alla musica classica (il cofanetto direttamente dall'inferno White Stairs) ai discontinui raga acid (Blizzard Emblem Agreement) al suono della musica cosmic (il perforante tripudio di 19 minuti Placed Before The Burning Green Forest).
Ahimè, l'ascoltatore deve far fronte al solito spreco di spazio su disco, qui ben rappresentato dall'esagerato drone dI 20 minuti su Sky Blue Sword e dalla ripetizione minimalista di 14 minuti Stacked Diamonds. I momenti più riusciti sono i due picchi di distorsione e velocità, a metà strada tra l'hardcore digitale e le future follie di Panzer Division Lou Reed: Mariuana Suicide e soprattutto Be Sure To Boogie, che pare eseguito da milioni di frammenti di vetro. Notevole è anche la follia psichedelica di Luminous Kite.

La progressione deii Sunroof! verso un entità sonora sempre più noise continuò appunto con Panzer Division Lou Reed (VHF, 2007), che è fondamentalmente l'equivalente di Metal Machine Music di Lou Reed, il più pesante e cacofonico degli album dei Sunroof!. Il colossale Plateau Slew, in due movimenti (per un totale di 36 minuti), stabilisce un continuum rumoristico piuttosto stabile prima che il tamburo introduca una suspense angosciante. Le chitarre non sono ancora in grado di articolare un riff. La seconda parte inizia con una sonorità drone ancora più primitiva e distorta, come un glissando di Jimi Hendrix che continua a diventare sempre più violento e cacofonico. Tutto lo slancio creato da quegli accordi va in fumo, si disintegra, non si trasforma mai nel riff assassino che ci si aspetterebbe. L'intensità di questo pezzo impallidisce rispetto al più breve Etoile Sauvage, che è la “metal machine music” pura del tipo più crudo, anche se praticamente senza evoluzione. E non meno virulento e vetrificato è Stairways And Terraces, le cui tracce discendono vicendevolmente in uno stato di esaurimento stupefacente, ora che il terrore puro si è materializzato nel noise della chitarra. Etoile Sauvage e Stairways And Terraces rappresentano l'estrema manifestazione dell'“estetica antiestetica” dei Sunroof!.


(Tradotto da Valeria Mollica, modificato da Stefano Iardella)

In seguito a una pausa durata circa sette anni, Matthew Bower riesuma gli Skullflower con l'impressionante Exquisite Fucking Boredom (Tumult, 2003), il cui clou si ha nella suite super-doom in quattro parti Celestial Highway, una sorta di sequel per Argon. Il pezzo di apertura, Celestial Highway I, ripete semplicemente un riff hard-rock e una batteria pow-wow per quasi 13 minuti. Celestial Highway II impiega 14 minuti per plasmare il riff di chitarra, ancora propulso con lo stesso beat. Celestial Highway III aumenta il rumore, ma è fondamentalmente come gli altri, fino a quando non si dissolve in una polvere galattica. Tuttavia, Celestial Highway IV rievoca la densità dei droni dissonanti di Obsidian Shaking Codex, con l'aggiunta di una qualità "rimbalzante", che ricorda videogames e slot-machines e che diventa sempre più coesa. È il quarto movimento che riscatta i primi tre dalle loro dinamiche totalmente monotone. Le restanti due tracce dell'album sono mediocri, ma Saturn è ragguardevole in quanto versione elettronica del classico droning sound targato Skullflower.

Orange Canyon Mind (tUMULT, 2004 – Crucial Blast, 2005) rappresenta un ulteriore follia psichedelica iper-rumoristica. Le distorsioni cosmiche di Starry Wisdom, l'aspro sibilo di Annihilating Angel e la densa colata lavica di Forked Lightninh suonano più indulgenti che mai, e adesso anche più dilettanteschi. Erano più apprezzabili quando Skullflower rifletteva in effetti un progetto amatoriale.
La migliore, e forse la più dinamica sezione dell'album è simboleggiata dall'epilettico voodoobilly di Orange Canyon Mind e i crudi ronzii di Vampires Breath (su un pow-wow di beat). Nel frattempo, Ghosts Ice Aliens è un altro tentativo alla Saturn di elettronizzare il sound degli Skullflower, e Goat Of A Thousand Young è il suo primo ritorno di successo al rumore free-form di Argon, che adesso si avvicina alle frontiere della musica concreta.

Il rumore aumenta sempre più in Tribulation (Crucial Blast, 2006), rasentando un punto di pura e feroce brutalità musicale. Bower si sentì nuovamente ispirato su Lost In The Blackened Gardens Of Some Vast Star, che non è altro se non una lunga e modulata enorme distorsione. Dying Venice è meno viscerale ma vanta un tornado di cinguettanti e trivellanti dissonanze. Tribulation dà persino libero sfogo a una più spessa valanga di rumore, ma permette anche a una lontana melodia di filtrarvi attraverso. Il vocalizzo è mixato con strumenti urlanti su Silver Stars Rot Mindlessly, ma sprofonda in un vortice di clangore industrial. Crescendo ulteriormente in intensità dissonante, Void Of Roses ammicca all'apocalisse tramite una frequenza di beats/minuto estremamente alta. In The Depths Of The Stagnant Pond, invece, la musica viene lentamente ma metodicamente seppellita in un abisso di distorsioni. Quest'album degli Skullflower mette in moto un inferno atonale, secondo (per qualità) soltanto ad Argon.
Negli anni a venire, molti avrebbero tentato di imitare la stessa euforia droning maniacale, ma ben pochi ci sarebbero andati davvero vicini.

Mentre Abyssic Lowland Hiss (Heavy Blossom, 2007) è un live che documenta le performance del multi-trio.

Matthew Bower ha optato nuovamente per caos e violenza su Desire For A Holy War (Utech, 2008), degli Skullflower: un vortice di dense galassie di rumore organizzato.

Il triplo album Circulus Vitiousus Deus/Circle Of Serpents/Valley Of Scorpions (Turgid Animal, 2008) dispiega tre ore di loops ipnotici, black metal, dark ambient, musica industrial, e così via, presentandosi quasi come il compendio luminoso di tutto ciò che gli Skullflower avevano profuso durante la loro evoluzione.
A causa del suo guazzabuglio di generi, Taste The Blood Of Deceiver (Not Not Fun, 2008) suonava come il quarto tassello mancante del triplo-CD.

La Noche De Walpurgis (2008) e il live Pure Imperial Reform (Turgid Animal, 2008) insistevano su un noise free-form generato dalle chitarre.

Malediction (Second Layer, 2009), ennesimo lavoro di confine per Bower, racchiude soltanto tre pezzi. A'arab Zaraq – Ravens Of The Birning of God vanta 24 minuti del solito tornado di chitarre distorte, con l'eccezione che questa volta è associata a batterie tempestose. In merito a Bower, non è per niente facile mantenere quel livello di pazzia per 24 minuti: consiste in una marea di riff potenzialmente nefasti che non si fondono mai. Qualcuno grida "da dietro", ma è troppo difficile sentirlo; questa è anche una metafora esistenziale.
Le batterie sono ancora più isteriche in Ghost Bitch Of Black Flame, la quale inizia a mimare un vortice d'api e include inoltre vocalizzi acidi seppelliti in un mix esuberante.
La traccia di 17 minuti Drenced In Moonsblood (Waxing Gibbous) decelera un po', ma proprio a questa velocità più lenta la dimensione melodrammatica e la suspence escono allo scoperto.
Da quando ha ininterrottamente prodotto un noise raggiante ed estremo, tale routine per Bower è diventata un'arma contro il noisecore giapponese in termini di vero e proprio gioco-forza.

L'EP Vile Veil (Noiseville, 2009), contiene ancora una volta una prolissa sessione noise, Vinum Sabbati. Il modo in cui è arrangiata la fa apparire come un grido epocale poco prima che il “vortice d'api” diventi un effetto inarrestabile.

Bower e la violoncellista Samantha Davies hanno formato anche i Voltiguers, che debuttarono con l'album omonimo, Voltigeurs (Turgid Animal, 2009) e proseguirono con Tentacle Rape (2009).


(Tradotto da Matteo Gentile, modificato da Stefano Iardella)

Il doppio disco Strange Keys To Untune God's Firmament (Neurot, 2010) presentava una versione brutale e cacofonica degli Skullflower, che aveva rinunciato al format della canzone basata su riff per concentrarsi sulla pura intensità e sulla paura. Quindi Shivering Aurora (9:19) consiste soltanto in nove minuti di forte distorsione distruttiva. Starlit Mire (9:27) mette in scena un tipo di noise più complesso, ancora un paesaggio sonoro completamente distorto ma con il registro risultante di un organo da chiesa spinto al limite delle sue possibilità e un susseguirsi di esplosioni che evoca una campagna militare con bombardamenti a tappeto. L'orgia frenetica di Enochian Tapestries (8:09) suona come un remix di un'orchestra di chitarre stonate, come nella versione dell'inno americano di Woodstock da parte di Jimi Hendrix. Il paesaggio si sposta dal puro mentalismo a un ambiente industriale con City Of Dis (8:07), un pezzo da camera per voci androidi, interferenze radio e metallurgia pulsante. La geografia si allarga quindi agli orizzonti cosmici con i cluster sospensivi di Gateway To Blasphemous Light (14:20), un altro pezzo come Enochian Tapestries, che potrebbe nascondere una melodia, per quanto orribilmente sfigurata nel processo creativo, ridotta al lamento vacillante di un'anima maledetta che brucia all'inferno mentre corpi celesti monumentali ruotano e si scontrano nell'aere. Si tratta quasi di saggi musicali dalle conseguenze metafisiche. I ritmi frenetici e il milione di piccoli animali mordaci che popolano il caotico Basement Of An Impure Universe (11:07) rappresentano l'apocalisse definitiva, i dipinti di Bosch in rapida consequenzialità. Non si può chiedere molto di più alla musica dissonante, dopo questo tipo di annientamento delle forme musicali. Se l'album fosse finito qui, sarebbe stato un viaggio perfetto, altamente emotivo, dal nulla al nulla attraverso un dolore indicibile. I pezzi rimanenti non aggiungono molto, piuttosto rafforzano il senso di panico e disperazione. Blood Mirror Streams (7:02), che strepita e si contorce, suona come se si stesse torturando un cadavere con estrema ferocia. Idem per il cinguettio isterico di Blackened Angel Wings Scythe The Billowing Void (8:37) e per l'inarrestabile ronzio di insetti metallici di Chaotic Demons Fly In To My Eyes (8:41). Queste sono tutte prove generali per il funerale dell'umanità. L'autopsia post mortem termina con Rheingold (7:33), la cui maniacale sonorità drone imita il tono di un organo da chiesa ed evoca il giudizio universale. Se ci fosse un album in grado di promuovere Matthew Bower come principale pittore dell'aldilà della musica rock, sarebbe questo.

Fucked On A Pile Of Corpses (Cold Spring, 2011) contiene sette canzoni più brevi e suona come una serie di corollari e note a piè di pagina dell'album precedente. Raggiunge tuttavia lo stesso livello di brutalità soltanto su Tantrik Ass Rape.

Valley of Fear (Legion Blotan, 2012) documenta una collaborazione tra Justin Broadrick, Matthew Bower e Samantha Davis, un po' ripetitiva e autoindulgente.

Matthew Bower formò i Black Sun Roof con la violinista Samantha Davies e pubblicò Feral (VHF, 2012), con il distorto voodoobilly di Lions & Peonies, la densa cacofonia di Lions & Peonies e l'angosciante drone abrasivo con tanto di campane gotiche di Night Mare's Milk, e il doppio disco 4 Black Suns & A Sinister Rainbow (Handmade Birds, 2013), con Thunderbolt Cumshot Axis, con i dieci minuti di Thunderbolt Cumshot Axis, che sono ancora più caotici e orgiastici del solito.
L'EP 3012 (2012) contiene le sibilanti sonorità della omonima 3012.

Birthdeath (2013) è una raccolta su quattro dischi di rarità risalenti al periodo 1986-1990.

I Voltigeurs abbandonarono il suono black metal dei primi due album in favore di una forma più criptica di noise industriale nelle quattro lunghe jam di Carrion (Second Layer, 2012) e su Possession (Turgid Animal, 2012).


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il duo formato da Mathew Bower e Samantha Davies ha confezionato il doppio disco Draconis (Cold Spring, 2014) con violenti attacchi di chitarra esoterici senza batteria come Dazed Nymph In The N.O.X., To Raise Wolves e Nightblooms For The Witch Queen a cui Davies sembra contribuire con un timido sintetizzatore e un violino ronzante alla Tony Corrado.
Tuttavia, l'album termina con l'escursione quasi ambient di 15 minuti Dakshinikalika. La maggior parte dei pezzi ripete semplicemente lo stesso schema più e più volte, forse ispirato dai mantra Zen.

In The Violet Hour (2015), sottotitolato "cosmic meditation ornament", contiene tre colossali brani quasi-ambient (presumibilmente per la meditazione). Il primo, Tyme Machine (27:50), spinto da grossi toni di synth, è il peggiore, un "om" in loop infinito à la LaMonte Young. Fluttering Pipistrellas (17:46) è l'unico che raggiunge un minimo di interesse nel modo in cui mescola gli strumenti in droni strillanti, ma non c'è motivo per cui dovrebbe durare così a lungo o perché non dovrebbe durare invece 300 ore.

Trapdoors And Tunnels (2015) è un album confuso e disordinato, con alcuni pezzi ambient, alcuni stupidi pezzi in loop, un po' di rumore digitale e un remix di un vecchio pezzo.

Military Temples (2015) contiene remix (dedicati ai Coil, apparentemente una forte influenza per Bower).

Sunset Ornaments in Black Glass (2016) contiene tre lunghe "meditazioni cosmiche" di droni a rumore controllato. Mirage è semplicemente un drone stridente prolungato per 15 minuti e Departure Lounge suona come la registrazione di un tubo fognario, ma i pattern di rumore di Sumatran Cloud Alignment sono marginalmente drammatici.

Un altro doppio disco, The Spirals Of Great Harm (Cold Spring, 2017), si abbandonava a droni noise infantili in composizioni come Thunder Dragon (11:04), And Carthage Must Be Destroyed (11:57), Ice Nine (10:51), The Firebright and Linda Show (13:57) e Yuggoth Within (10:06), che non mostrano praticamente alcuno sviluppo e quindi durano troppo a lungo.

The Black Iron That Has Fell From The Stars (Nashazphone, 2017), un'altra raccolta di tre lunghe composizioni, remixa Centripetal Spiral Dance (un EP di 23 minuti del 2016) come The God Who Licks Up the Blood Dew'd Kalas From the Altar of Set e aggiunge due nuove composizioni, di cui sono degni di nota solo pochi minuti di Feral Academy.

Il formato è lo stesso ma le tre composizioni di The Wisdom of Venom (2017) sono più "umane". A Walk Through English Woods by Water (19:51) contrappone il rumore metallico anarchico di una chitarra al ronzio abrasivo delle maree (un forte effetto stereo) ma, come al solito, non succede nient'altro in quasi 20 minuti. Horrendous Dew (13:22) è la composizione più tranquilla di Bower degli ultimi tempi, un gentile loop di chitarra che si libra in un riff antemico, con un finale un po' apocalittico.

Werecat Powers Of The Crossroads At Midnight (Nashazphone, 2018), apparentemente ispirato all'antica mitologia egiziana, ripete il formato di una composizione di lato lungo (i 19 minuti di We Move on Points of Shattered Mirrors, intensamente gotici ma anche più celestiali) e due più brevi (Charnel Ground e Departure Lounge). Anche in questo caso si basano su semplici metodi di looping indefinito dei suoni.
Lo stesso anno vide anche l'uscita del mini-album KK Kobra (2018) con quattro brani più brevi.

Il mini-album Sa Man Tra Ba Dra (2019) contiene due composizioni di 15 minuti: Ravel e Klear Dew Hell. Il loro ronzio stava diventando sempre più banale. Tra i due, il secondo è un po' più duro, ma sono entrambi autoindulgenti a un livello astronomico.

Just Say Yes (2019), invece, è stato un omaggio a Syd Barrett tramite Shine On You L.A. Machine (13:01) e Welcome to Crazy Diamond (22:54).

Purity (Turgid Vermin, 2019) contiene Clarity (17:29), un'altra noiosa ed estenuante escursione droning, Rune (16:26 ), una suite di droni più celestiali e svolazzanti, e il drammatico, quasi tempestoso bordone di Ursa (21:00).

Ram (2020) contiene cinque composizioni, tre delle quali superano i dieci minuti: Falconers Glove (14:23), Jewel in the Skull (15:30) e Sovrain Grip (15:31).


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