- Dalla pagina su Solex di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Solex è il progetto della specialista olandese di dischi di seconda mano Elisabeth Esselink (Delft, 1965), che ha cantato e suonato in diverse band prima di ripensare il suo negozio di dischi di seconda mano come una miniera di suoni. Armata di campionatore, Esselink ha cominciato ad incollare frammenti di musica. La differenza tra le sue composizioni e il cut-up audio d'avanguardia e' che i suoi pezzi sono realmente "canzoni", e persino canzoni "melodiche". La sua voce vellutata si fonde in modo del tutto naturale con le glaciali strutture del suo collage in Solex Vs The Hitmeister (Matador, 1998). Le composizioni abbracciano una gamma molto ampia di stili. Alcune potrebbero essere movimenti delle sinfonie industriali di Foetus (Waking Up With Solex, There's A Solex On The Run), alcune suonano come trip hop suonato dai Silver Apples con Bjork alla voce (One Louder Solex, Solex In A Shipshod Style). Spinta da beat scomposti, Solex aggiorna la figura della diva soul-jazz all'era dei campionamenti e delle drum machine.
In Pick Up (Matador, 1999) partecipano al processo un maggior numero
di strumenti (persino fiati, pianoforte, tromba) e il disco gode della
discontinuita' del processo stesso. La musica e' meno fluida, più spigolosa
e abrasiva, ma, sebbene fortemente intellettuale, il processo di
assemblaggio risulta umile e brioso.
I pezzi sono incentrati su un nucleo ben definito, e raramente si allontano
dai luoghi tipici dell'acid-jazz e del trip-hop.
Pick Up decostruisce un riff di Chuck Berry su un loop sincopato di
campionamenti e una tromba solare.
The Burglars Are Coming gioca con gli stili vocali dei 1960s e dei
1950s, maliziosamente integrati nel suo stile cubista.
Oh Blimey si libra su un meraviglioso ritornello che sorge da un più
freddo sfondo di riff duri e crudi beats.
E Superfluity e' un'astuta presa in giro della lounge-music. Tutti
questi pezzi compiono la stessa operazione chirurgica: vivisezionano musica
del passato e riassemblano gli organi in un corpo diverso.
Una delle vignette più creative, Snappy And Cocky, e' un balletto
surreale, trafitto da striduli lamenti, il miglior pezzo che
Danielle Dax avrebbe mai potuto comporre.
L'anima perduta della compositrice emerge nella ninna nanna sconnessa di
Five Star Shamberg, una cantilena poetica accompagnata da un
clarinetto ubriaco, nel carillon natalizio per pianoforte di Chris The
Birthday Boy, e nella melodia spezzata stile Breeders di Another Tune, che vanta
anche uno degli arrangiamenti più sofisticati (una forte distorsione
intermittente in primo piano, campionamenti orchestrali,
una linea d'organo minimalista).
Forse non serio come le ballate di Beck
ma molto più avventuroso.
In Randy Costanza la tecnica mimetica della Esselink suona clownesca,
quasi una parodia della musica commerciale: loro costruiscono canzoni
assumendo arrangiatori professionisti, io le metto assieme incollando
frammenti di nastri fatti in casa, e mi diverto più di loro. La
pseudo-orchestrale That's What You Get potrebbe essere la colonna
sonora di una commedia muta degli anni 1920.
Low Kick And Hard Bop (Matador, 2001) è un'altra
fantastica
escursione attraverso le paludi della sperimentazione
trans-stilistica. Armata di un glorioso atteggiamento
"fai-da-te",
Solex mostra a tutte le Bjork e
Madonna di
questo mondo cosa sia veramente la classe.
Un'agonizzante
armonica blues, un pesante ritmo sincopato e sparsi accenni
di piano
impostano l'atmosfera nervosa di Low Kick And Hard
Bop prima
che venga sguinzagliato uno dei rap più creativi di tutti
i tempi.
Mere Imposters è un capolavoro di decostruzione
mascherato da
ninnananna infantile: il suono metallico della chitarra, le
percussioni caraibiche e gli staccato d'organo sono
frammenti di
stereotipi musicali che Solex rovescia per cucinare una
zuppa di
suoni magici. Have You No Shame, Girl? si prende
gioco della
rabbia dei gruppi femminili degli anni '60 e si riesce a
malapena a
percepire la piccola orchestra che sfila in sottofondo i cui
strumenti (armonica, sintetizzatore, contrabbasso, piano,
vibrafono)
accennano un qualche ritmo alla Rolling Stones.
Not A
Hoot
riesuma le rullate dei Rip Rig
&
Panic, aggiungendo un'enfasi voodoo, una distorta
cantilena e
producendo la canzone esotica dell'anno. Look... No
Fingerprints! è un etereo rhythm and blues sposato a
una
vibrazione caraibica. Canzoni come Ease Up You
Fundamentalist
ricordano l'anti-jazz di Foetus, mentre
Shoot Shoot! seziona una big-band swingante e
un'atmosfera da
cartone animato permettendo alla cantante di contrappuntare
al
proprio eco una storia melodrammatica. L'inizio di Comely
Row
è shockante, con un campione vocale reiterato e un affilato
riff di
chitarra, ma la canzone sembra languire dopo pochi secondi
di melodia
inanimata. Good Comrades Go To Heaven è un incrocio
tra le
colonne sonore delle pantomime di Laurel & Hardy e il
primo Captain
Beefheart.
L'album è una infinita cornucopia di
invenzioni
musicali e divertenti travestimenti, una selvaggia giostra
di
vignette surreali (Knee-High) e di strani coretti
(Honey, Dot On The I Between The H And The T).
Solex ha
inventato una nuova concezione di ritmo e un nuovo concetto
di
arrangiamento. Il suo ritmo e' continuamente in movimento,
accelerando e rallentando, saltando da una percussione
all'altra. I
suoi arrangiamenti sono per lo più composti da frammenti,
ogni
strumento suonando solo poche note alla volta. Gli spartiti
delle sue
canzoni sono puzzle sonori che lei stessa trova difficili da
seguire:
si prova spesso la sensazione che la voce si perda
nell'idea. Il
risultato è splendidamente alienante.
Laughing Stock Of Indie Rock (Arena Rock, 2004) è un'altra vertiginosa raccolta di canzoni ricavati dalla Esselink da collage di campionature; un altro accurato, quasi chirurgico taglia e cuci. Le voci femminili e maschili in Yadda Yadda Yadda No 1 duettano a tempo di cha-cha mentre assordanti percussioni ritmano una disarticolata fanfara. A Round Figure richiama alla mente (sia col canto che con la chitarra) il decennio del classic blues. In The Boxer, Solex intona un ritornello all'antica, nello stile dei gruppi vocali anni '50, mentre gli strumenti intonano qualcosa a metà tra un balletto cubista e un blues di Captain Beefheart (un effetto che ritorna in Yoùre Ugly, pezzo alla Kurt Weill). Honkey Donkey apre con un riff di chitarra melodica prima di lanciarsi in un galoppante motivo da cartone animato. E My B-Sides Rock Your World sembra un tentativo lento e convenzionale. Dalla martellante Hot Diggitydog Run Run Run alla ubriaca The Show Master, il suo music-hall è affascinante, naive, spiritoso e un po' demenziale. La surreale improvvisazione di Take That Gum Out (infantile, esotica, lo-fi ed esuberatamente squilibrata) e lo psicodramma di sette minuti You've Got Me (il suo "arrangiamento" più ambizioso) alzano il tiro prima della fine dell'album.
Ogni pezzo è unico e differente dagli altri, e le "ricombinazioni" migliori riescono ad essere anche personali: Solex sa come riportare la sua arte astratta sulla Terra, e, infatti, ci conduce nella sua vita quotidiana, nella sua camera da letto. Pochi compositori sono in grado di trasformare un freddo e artificiale lavoro di ricomposizione in una calda e personale arte di decomposizione della personalità. Solex è l'anti-Lydia Lunch, calda e scherzosa anche se dovesse praticare la chirurgia cardiaca.
Solex ha poi pubblicato Amsterdam Throwdown, King Street Showdown (BronzeRat, 2010), una collaborazione con Jon Spencer e Cristina Martinez, e Solex Ahoy! The Sound Map of the Netherlands (BronzeRat, 2013), una raccolta di vignette, in gran parte improvvisate, eseguite da diversi cast di musicisti.
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