- Dalla pagina sui Sons of Otis di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I canadesi Sons Of Otis, formati a Toronto tra il 1992 e il 1993 dal chitarrista Ken Baluke, hanno iniziato con una vena metalcore su Paid To Suffer (1994) per poi virare verso lo stoner-rock su Spacejumbofudge (1996), in particolare i dieci minuti di suspense ambientale subsonica di Big Muff, che aumentano ulteriormente la dose di psichedelia di Templeball (1996), forse il loro album "più pesante", dominato da tre lunghe jam (Windows Jam, New Mole, Diesel), Songs for Worship (2001), con il nuovo batterista Ryan Aubin e il secondo apice della band (The Hunted, I'm Gone e Tankard II il nuovo tour de force), l'EP Pusher (2002) e X (Small Stone, 2005).
Tutti questi album erano caratterizzati dai massicci riff da parte del chitarrista.
I Sons Of Otis divennero i leader del revival stoner-rock canadese, una sorta di versione canadese dei Monster Magnet ma più vicina al sound classico di Mountain e Steppenwolf.
Tuttavia, Ken Baluke passò al doom-metal super-lento per il suo debutto come Ox, Aftermath (Kult Of Nihilow, 2006).
I Sons of Otis hanno continuato a pubblicare album di hard rock mainstream, come Exiled (Small Stone, 2008), una raccolta mediocre costruita attorno ai dieci minuti di Haters, e Seismic (Small Stone, 2012).
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