- Dalla pagina su Sting di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Sting, vero nome Gordon Matthew Thomas Sumner (Wallsend, 1951), ex cantante e bassista dei Police, è diventato una star internazionale grazie a un inconfondibile falsetto soul e a doti telegeniche. I suoi dischi sono però la quintessenza del disimpegno musicale. Nel migliore dei casi, aggiorna semplicemente la vecchia musica leggera agli stili di produzione degli anni '90. Nel peggiore dei casi si tratta di raccolte pompose di muzak da supermercato. Sting si atteggia a intellettuale, ma raramente le ambizioni artistiche hanno sortito risultato così scadenti.

La sua carriera solista è stata improntata alla sua passione per il jazz.
The Dream Of The Blue Turtle (A&M, 1985), registrato con veterani della scena jazz, mostrò in maniera impietosa i limiti del suo monotono falsetto. Fra filastrocche filosofiche come Love Is The Seventh Wave e canzoni umanitarie e cosmopolite come If You Love Somebody, si fa largo un ultimo rigurgito di progressione melodica alla Police, Fortress Around Your Heart. Il lied da camera di Russians (musica di Prokofev) non basta a redimere il disco dal tono medio soporifero.

Sting diventa comunque uno dei personaggi più richiesti agli eventi mondani dell'epoca (film, serate di beneficenza e battaglie sociali).

Il doppio Nothing Like The Sun (A&M, 1987), che diminuisce l'enfasi sul jazz e assorbe elementi di musica Ispanica, è la quintessenza del suo stile pedante, che musicalmente vale quanto un qualsiasi cantante di musica leggere degli anni '50, ma che si atteggia a compositore moderno. Con le sue canzoni d'autore sofficemente melodiche e teneramente solenni, Sting si protende invano a imitare il Peter Gabriel di So e il Paul Simon di Graceland.
In realtà il disco non ha altro fine che quello di glorificare chi canta. Nei momenti migliori (come nel reggae Englishman In New York), quello di Sting è semplicemente un easy listening senile.

Abbandonata la politica, e influenzato da una produzione di Kurt Weill a cui ha partecipato, Sting dà alle stamote il suo album migliore, The Soul Cages (A&M, 1991), meno teatrale dei precedenti e più vicino al pop dei Police, a cui deve la propria fama. Il disco è praticamente una raccolta di lieder classici imperniata attorno a un trittico di lunghi poemi allegorici (Island Of Souls, The Wild Wild Sea e When The Angel Falls). Sting si concede al vizio commerciale di sempre soltanto nel riff epico di All This Time.

Il suo talento non è però aumentato e il pop da pensionato di Ten Summoner's Tales (A&M, 1993), nonostante la solenne Fields Of Gold, l'atmosferica If I Ever Lose My Faith In You e la "brasiliana" Shape Of My Heart, lo dimostra chiaramente.

Mercury Falling (A&M, 1996) sperimenta goffamente con la bossanova da camera di La Belle Dame Sans Regrets, il madrigale rinascimentale di Valparaiso e il jazz-rock di I Was Brought To My Senses, spaziando per il resto fra country, soul, gospel, folk e world-music.

La stessa smodata presunzione mina alla base Brand New Day (A&M, 1999), che peraltro sfodera una delle sue composizioni più suggestive, A Thousand Years, e una delle sue ballad più romantiche, Desert Rose.

Gli ultimi, patetici, album lo consegnano definitivamente al museo delle mode effimere che i media hanno già dimenticato.


(Tradotto da Stefano Iardella)

La musica soul di Sting per yuppie senili innamorati ha raggiunto nuovi minimi con Sacred Love (2003), le cui ballate sono così banali che a volte fanno sembrare creativo persino Julio Iglesias (Send Your Love, Whenever I Say Your Name, Never Coming Home).

Symphonicities (2010) offre versioni sinfoniche dei suoi successi.

25 Years (2011) è una retrospettiva della sua carriera in più dischi.

Sting ha composto il musical The Last Ship (A&M, 2013) ed è poi tornato alla musica rock con 57th and 9th (2016).

44/876 (A&M, 2018) è una collaborazione con il rapper Shaggy, un omaggio alla musica e alla cultura giamaicana.

Tra gli album successivi figurano My Songs (2019) e The Bridge (2021).


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