- Dalla pagina su Nikki Sudden di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il cantante e chitarrista Nikki Sudden (Nicholas Godfrey), nato a Londra nel 1956, dopo essere stato protagonista della stravagante stagione degli Swell Maps, ha dato vita a una prolifica carriera solista.
Waiting On Egypt (Abstract, 1982), un disco di rozzi numeri garage-rock,
violenti e dissonanti, alla Neil Young e Rolling Stones
(Channel Steamer, Fashion Cult, New York),
e The Bible Belt (Flicknife, 1983), un album meno al vitriolo e
permeato da un sardonico humour (English Girls, Bethlehem Castle, Six Hip Princes)
sono ancora succubi del vecchio
complesso, ma mettono in luce una forte personalità di rocker maudit.
A mancare è semmai la perizia tecnica.
I due dischi verranno riediti come
Waiting in Egypt/Bible Belt (Secretly Canadian, 2001).
Per ovviare a quel limite, Sudden ha formato gli Jacobites, una formazione che comprende anche suo fratello Epic Soundtracks (Paul Godley) alla batteria, nonchè Dave Kusworth al canto e alla chitarra. Con loro la sua personalità è maturata e la sua indole punk si è attenuata. Poco alla volta Sudden è diventato un malinconico dandy decadente, che spesso riecheggia Bob Dylan e Neil Young.
I suoi dischi sono spesso infarciti di ballate sconclusionate e mal suonate,
ma, quando il gruppo ingrana un boogie o un rock and roll con il giusto
spirito ribelle, riesce a forgiare piccoli inni generazionali.
Shame For The Angels, su Jacobites (Glass, 1984),
Fortune Of Fame e Where The Rivers End, sul secondo album
Robespierre's Velvet Basement (Glass, 1985),
Pin Your heart
e When the Rain Comes Down (sugli EP omonimi) sono ballate
prevalentemente acustiche in cui si odono echi di Keith Richards, Johnny
Thunders, Marc Bolan e tanti altri.
Gettato il saio punk alle ortiche, Sudden ha preso il voto di cantautore
intimista, anche se gli è rimasto nelle vene un sangue caldo e anche se
non riesce a far a mano di qualche esibizionismo.
Perso Kusworth ma acquistato Rowland Howard (ex Birthday Party e Crime And
City Solution), Sudden registra Texas (Creation, 1986), un album
che segna un altro momento di crisi.
La musica si è fatta ancor più spartana e austera, oscillando
fra il più tenero
Leonard Cohen (Jangle Town, Death Is Hanging Over Me)
e il più nevrotico Neil Young
(Such A Little Girl, Wedding Dress).
Dello stesso periodo è l'EP con The Last Bandit (1986).
Sudden abbandona temporaneamente la siglia Jacobites, ma il sound rimane quello. When I Cross The Line e Girl With A Wooden Leg, sul successivo Dead Men Tell No Tales (1987) e Crossroads, su Kiss Your Kidnapped Charabanc (Relativity, 1988), intestato anche a Howard, sono i capolavori del periodo contrassegnato dal blues del Delta nella sua forma più incontaminata. Contemporaneamente il gruppo attraversa anche un'acuta crisi di arrangiamento (la batteria è quasi assente).
I due album (e coevi EP) verranno ristampati come Texas/ Dead Men Tell No Tales (Secretly Canadian, 2001).
Sudden tendeva però a ripetere all'infinito al stessa canzone, con una
testardaggine che può essere soltanto di un punk.
See My Rider, su Groove (Creation, 1989 - Giant, 1990),
Hotel Blues, su Jewel Thief (UFO, 1991),
e il live Crown Of Thorns (Crazy Mannequin, 1989)
suonano pertanto sempre meno sinceri.
I Jacobites rinascono proprio quando la sua carriera sembrava aver toccato il nadir. Don't You Ever Leave Me è però uno dei pochi brani di rilievo su Howling Good Times (Regency, 1993).
A parte l'album spagnolo
Hearts of Hearts (Por Caridad, 1994),
l'album dal vivo Kiss Of Life (Swamp Room, 1995)
e gli inediti di Hawks Get Religion (Regency, 1996),
sono soprattutto Old Scarlett (Glitterhouse, 1995)
e
God Save Us Poor Sinners (Glitterhouse, 1998), un omaggio a suo
fratello Epic Soundtracks (che era morto a Londra nel 1997 durante il sonno, all'età di 38 anni),
a rilanciare la carriera di Sudden e compagni, all'insegna di un
rock and roll viscerale (un po' New York Dolls e un po' Rolling Stones).
Su quest'ultimo Sudden ritrova forse l'impulso magico che aveva perso
dopo gli Swell Maps: almeno
Teenage Christmas è degna di stare fra i suoi classici.
Cellar Door apre in quel tono anche Seven Lives Later (Idiot Savant, 1999), album accreditato al solo Sudden, come non succedeva da molti anni.
The Last Bandit (Alive, 2001) e The Nikki Sudden Compendium (Secretly Canadian, 2002) sono retrospettive della carriera.
Sudden tornò con un nuovo album solista, Treasure Island (Lain, 2004), che si portava dietro l'influenza dei Rolling Stones (Mick Taylor alla chitarra e Ian McLagan alle tastiere).
Nikki Sudden è morto a New York nel 2006 per un attacco di cuore, all'età di 49 anni.
The Truth Doesn't Matter (2006) e Golden Vanity (2009), una collaborazione con Phil Shoenfelt registrata nel 1998, sono stati pubblicati postumi.
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