- Dalla pagina sui Suede di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Suede furono fra i protagonisti del Brit-pop degli anni '90, grazie ai loro ritornelli orecchiabili e ad arrangiamenti che ne esaltavano il melodismo. Bernard Butler (chitarre e piano) era l'intelligenza del gruppo, mentre il cantante fotogenico Brett Anderson ne era l'immagine pubblica.
Un po' per il sound relativamente spoglio di orpelli e un po' per il "crooning" intenso e teatrale alla Bowie del cantante, gli esordi giustificarono l'entusiasmo: Drowners (il primo singolo, maggio 1992) è un brano di vecchio glam-rock arrangiato in maniera maestosa, un ritornello etereo librato su una giostra di tastiere psichedeliche e un possente soul-rock alla Faces. Un riff cadenzato di chitarra conduce la melodia circolare di Metal Mickey (ottobre), in cui Anderson dà un saggio magistrale di come scavare fra le ottave le note più orecchiabili; la melodia ammaliante di Animal Nitrate (febbraio 1993) singhiozza sul boogie alla T. REx del sintetizzatore. Nulla che non sia stato ascoltato decine di volte nella storia del rock, ma tutto è reso con pathos quasi religioso.
Suede (Columbia, 1993), per il quale i media Britannici avevano creato un'attesa spasmodica, è una dotta enciclopedia di trucchi melodrammatici, che spesso lambiscono arrangiamenti da rock progressivo, con tanto di Genesis e Moody Blues fra le righe. Per di più le canzoni vantano testi saturi di riferimenti alla sbandierata bisessualità del cantante, all'eroina, alla sodomia, al suicidio, secondo un canovaccio che prevede di ambientare la musica in un mondo bestiale che contrasti (o complementi a meraviglia) il viso grazioso e innocente del cantante. Rispetto ai singoli è più palese (anche per la mancanza di melodie memorabili) la derivazione dal glamrock: So Young ruba l'effetto a Ziggy Stardust, la lunga ballata di (il retro Dolly lo ruba a Marc Bolan ), Pantomime Horse si sbriciola nel proprio patetismo, Breakdown accenna a note di pianoforte da sonata romantica. Anche il successivo singolo Stay Together (1994) scimmiotta David Bowie. Gli arrangiamenti si fanno al tempo stesso sempre più lambiccati.
L'enfasi melodrammatica di Butler è incontenibile su Dog Man Star (Nude, 1994). Ma anche gli arrangiamenti sono spinti all'eccesso. Il risultato è che i Suede sembrano proporre un ponte fra progressive-rock e rock sinfonico, fra Genesis e Jim Steinman, naturalmente sempre passando per il glam-rock (We Are The Pigs, fin troppo eroica e strillata istericamente, New Generation recitata sull'attenti a ritmo marziale come nel vaudeville più teatrale, l'aria operistica di Black Or Blue) Se il lied pianistico dai sovratoni espressionisti di Daddy's Speeding e quello dai sovratoni decadenti di Two Of Us ripetono per la millesima volta la parte di Ziggy Stardust, La lunga The Asphalt World rispolvera i primi Genesis. Gli esperimenti si moltiplicano: i riff contorti e ciclici di Heroine, la distorsione fragorosa di This Hollywood Life, l'apoteosi sinfonica di Still Life). Se melodie sempre più stucchevoli ripetono all'infinito un artificio che non poteva durare più di un singolo, gli arrangiamenti fanno in modo che invece quell'artificio diventi un meta-genere. L'esagitato smaniarsi di Anderson sembra quasi una parodia di Bowie, e le musiche gli tengono dietro.
Butler, il vero genio dei primi singoli, lascia infatti il gruppo e registra con il cantante David McAlmont un disco di soul-rock alla Rod Stewart, The Sound Of (Virgin, 1995).
Coming Up (Nude, 1996), con il nuovo (giovanissimo chitarrista Richard
Oakes, non cambia la situazione.
Anderson rimane succube (a livelli paranoidi) di David Bowie:
Trash riecheggia il piglio e l'orchestrazione di Space Oddities,
Filmstar è praticamente un omaggio alla stagione di Ziggy Stardust,
Beautiful Ones copia lo spartito di Young Americans,
e cosi` via. La canzone che tenta di rispolverare la gloria di
Metal Mickey è semmai Starcrazy.
L'assenza di Butler si fa sentire oltre misura. Anderson prova a ritagliare un
nuovo stile e una nuova personalità al complesso con la ballad pianistica di
By The Sea e con il recital espressionista di Picnic By The Motorway,
ma, sorpresa, finisce per fare la parodia del Bowie più sentimentale.
Sci-Fi Lullabies (Columbia, 1997) è semplicemente un'antologia dei retro dei loro singoli (28 in tutto), molti con l'allora chitarrista Bernard Butler. Vi figurano pezzi spesso eseguiti dal vivo, come My Insatiable One, Killing of a Flashboy e soprattutto My Dark Star. Ma tutto sommato questa raccolta dimostra la pochezza del gruppo al di fuori di quei due singoli fortunati.
I Suede sono sempre stati dei semplici epigoni di secondo piano del glam-rock di un tempo. Hanno indovinato un paio di singoli fortunati, ma al di fuori di quelle canzoni i loro album sono stati dei puri titoli senza contenuto.
Pur con tutti i limiti di un'operazione esaltata ai limiti del fanatismo,
i Suede segnano un effettivo passo in avanti della musica leggera britannica,
rimasta ferma per anni agli Smiths.
Per qualche giorno le loro canzoni furono davvero più orecchiabili di quelle del loro maestro Bowie.
Il gruppo è noto col nome di London Suede negli USA.
Bernard Butler intanto pubblica il singolo Yes e l'album
People Move On (Creation, 1998).
Butler canta le proprie canzoni e suona
quasi tutti gli strumenti.
Butler si reinventa come cantautore anni '60 con orecchio per il rock americano e la passione per gli arrangiamenti orchestrali di Burt Bacharal. Woman I Know è una ballata soul lunga, moderata e suggestiva, con assoli di chitarra da sogno e ondate d’orchestra che si infrangono contro fragorose percussioni (una schema che rievoca I’m A Rock di Simon & Garfunkel). Autograph è un blues pieno di suspense avvolto da suoni orchestrali e scosso da esplosioni psichedeliche. You Just Know combina la nevrosi di Neil Young con l’edulcorata orecchiabilità del Brit-pop. People Move On è il prototipo di questa elaborata forma di easy-listening che incorpora blues, soul e cocktail jazz. Eccessi orchestrali sciupano il country-rock stile Eagles di A Change Of Heart e In Vain. Lo stesso vale per il glam-rock di Not Alone e per la serenata di Woman I Know. I limiti vocali e le infinite ripetizioni sminuiscono ulteriormente un progetto che spesso confonde il fine coi mezzi. La più modesta I'm Tired riesce quasi a consacrare Butler degno seguace del folk acustico anni Novanta.
Inaspettatamente, il nuovo album da solista di Bernard Butler, Friends And Lovers (Creation, 1999), lo conferma di gran lunga migliore come cantante che come chitarrista o arrangiatore. La musica è confusa e insicura, e spesso riecheggia i Faces e i T.Rex (come al solito). Gli otto minuti di Has Your Mind Got Away (modellata su No Quarter e Stairway to Heaven dei Led Zeppelin) e Precious sarebbero interessanti ballate se fossero suonate almeno decentemente e con meno sfarzo. Lasciandosi alle spalle la sovrapproduzione del precedente album, mira a un Brit-pop lineare, più leggero in Friends and Lovers e più possente in I'd Do it Again if I Could. Butler è molto richiesto, e alterna session e concerti con musicisti come Brian Eno, Angelo Badalamenti, Edwyn Collins, Neneh Cherry, Paul Weller, Cranberries.
Head Music (Sony, 1999) è un’impresa strabiliante, in quanto rivela i peggiori aspetti sia del Brit-pop (ritornelli e intermezzi sdolcinati e cori già ascoltati milioni di volte) sia del glam-rock (sfarzo e melodramma). La meditabonda Electricity e la romantica Everything Will Flow son ben differenti dal fresco melodismo dei primi singoli. La lunga ballata Down è un incubo in cui si incontrano Bowie e Lennon. Forse consapevoli dei propri limiti, i London Suede si rifugiano nell’hard-rock di Can't Get Enough e di Head Music, e nel funky-soul di She's In Fashion. Miracoli di produzione in studio danno vita alla più sperimentale delle tracce, Hi-Fi, ma al di là dei trucchi non c’è una vera canzone. Un album imbarazzante, una disperata ricerca di uno stile che giustifichi l’esistenza di una band senza gusto.
A New Morning (Sony, 2002), in particolare per i singoli Positivity e Obsessions, è una buona definizione di "morte celebrale".
Bernard Butler e Brett Anderson si riunirono come The Tears e pubblicarono Here Come The Tears (2007), una raccolta piuttosto banale di canzoncine banali.
Brett Anderson ha debuttato da solista con il noioso e banale Brett Anderson (Drowned in Sound, 2007), seguito dall'ancor peggiore Wilderness (Drowned in Sound, 2008).
Black Rainbows (2011) contiene il singolo Brittle Heart.
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