- Dalla pagina sui Supergrass di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Supergrass, provenienti da Oxford, furono la tremillesima "next big thing" del Brit-pop degli anni '90.
Nonostante la solita processione di singoli promozionali (Caught By The Fuzz, Man Size Rooster, Lenny e Strange Ones), il gruppo è leggermente diverso dalla media, per via di un piglio più punk, alla Buzzcocks.
Nei momenti migliori di I Should Coco (Parlophone, 1995), come Alright (che entra persino nei Top 100 americani) e She's So Loose, il loro gioviale abbandono è molto più appetibile delle diligenti calligrafie dei concorrenti e Gareth “Gaz” Coombes ha l'esuberanza del miglior Billy Joe Armstrong (Green Day).
In It For The Money (Parlophone, 1997) è un onesto seguito, che passa tutti i generi dal glam (Late In The Day è fondamentalmente un riadattamento di Velvet Goldmine di David Bowie) all' hard-rock (Richard III). Contiene Going Out ( forse il loro capolavoro) e Sun Hits The Sky.
Supergrass (Parlophone, 1999) non riesce ad evitare la sindrome del Brit-pop. I Brit-poppers tendono ad evolversi verso uno stile sempre più ricercato ed alla fine affondano sotto il peso dei loro arrangiamenti. I Supergrass dimostrano che la malattia è contagiosa. Il loro spirito giovane sopravvive in un pezzo di soul-jazz sincopato (Mary) e un brano di mod-rock (Beautiful People), ma si arrende all'orchestrale Moving (che ricorda molto Roxy Music) e al muro di suono philspectoriano della strascicata country Your Love. Jesus Came From Outta Space, Pumping On Your Stereo e Faraway sono, di fatto, dei tributi a tre diverse fasi della carriera di Bowie. Peggio: troppe di queste (principalmente) lente canzoni somigliano alle ballate soporifere di John Lennon. Il nuovo album è un enciclopedia melodica tanto quanto i precedenti, ma la band ha perso quell'approccio spontaneo, rumoroso, gioviale, che la rendeva differente.
Life On Other Planets (Parlophone, 2002 - Island, 2003) contiene Za (la prima di tre banali canzoni che pagano tributo ai T.Rex, le altre sono Seen The Light e Brecon Beacons), e i singoli Grace e Never Done Nothing Like That Before (che richiama i Kinks). Tutti i loro album riescono ad essere irritanti al momento che hai finito di ascoltarli (se ce la fai fino alla fine), ma questo è costruito col programma di irritare gli ascoltatori intelligenti.
The Best of 94-04 (Capitol, 2004) è un'antologia dei successi.
Road to Rouen (Capitol, 2005) è un altro miscuglio di stili abbelliti da tutti i possibili cliché dell'arrangiamento pop, tranne per il fatto che questa volta la band ha superato ogni precedente pretenziosità allungando le canzoni con preludi e code strumentali che ha preso in prestito dalla storia del pop orchestrale.
Nessuna canzone spicca su Diamond Hoo Ha (Capitol, 2008), con il tipico imbarazzo dei musicisti di mezza età che cercano di sembrare ancora adolescenti. È difficile credere che qualcuno ascolterebbe due volte Diamond Hoo Ha Man o 345 (per citare i pezzi migliori dell'album).
Nel 2010 viene annunciato lo scioglimento della band e due anni dopo il cantante Gaz Coombes debutta come solista con Here Comes the Bombs (Hot Fruit, 2012), su cui si fa carico di suonare tutti gli strumenti.
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