- Dalla pagina su Third Eye Foundation di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Third Eye Foundation è il progetto di Matt Elliot, protagonista della scena di Bristol, attivo prima con Flying Saucer Attack e poi con Amp, ma stilisticamente affiliato alla scena della jungle. Il suo approccio alla musica dance si rifà alla musica industriale degli anni '70, in particolare alla cacofonia dei Throbbing Gristle, e quindi risultava in enigmi sonori di difficile appeal.
Sull'album di debutto Semtex (Linda's Strange Vacation, 1995), e sulla raccolta di collaborazioni In Version (Linda's Strange Vacation, 1996), Elliot è stato aiutato solo da Debbie Parsons.

Semtex (Linda's Strange Vacation, 1995) è incentrato sulla produzione lo-fi, trame di chitarra atmosferiche (musica ambient basata sulla chitarra di livello Seefeel) e breakbeat jungle. Sleep è il miglior amalgama tra shoegazing e jungle. Quando il ritmo si calma, 3YF scivola in una trance di livello Orb (Dreams On His Fingers, i dodici minuti di Once When I Was An Indian). Tra i tentativi di costruire una musica classica partendo dalla musica dance, il drum'n'bass non-dancefloor di 3YF si colloca come una delle idee più audaci.

Una vibrazione dub più forte permea le collaborazioni su In Version (Linda's Strange Vacation, 1996). Short Wave Dub (con Amp), Superconstellation (con Crescent), Eyes (con Hood), i 17 minuti di Way Out (con Flying Saucer Attack) tendono a essere più spaziosi e tranquilli. Ogni episodio è portato al limite e alla fine infastidisce. Questa versione di 3YF assomiglia alle onnivore e interminabili dub jam di Bill Laswell.

Ghost (Domino, 1997) sostituì le chitarre con campioni, e in generale aumentò il disorientante puzzle dei suoni. I sette lunghi brani sono esperimenti d'avanguardia, come la musica tribale concreta di I've Seen The Light And It's Dark, o vignette psichedeliche al limite della musica ambient/cosmica, come The Out Sound From Way Out, traboccante di droni sognanti, rumori ostili e ritmi aspri, o il pezzo di chiusura Donald Crowhurst, una sequenza minimalista di droni. What To Do But Cry rappresenta il lato più selvaggio del progetto, con le sue improvvise esplosioni di chitarra “raga-fied” all'interno di ciclici vortici di rumore.
Le visioni magniloquenti e horror di Corpses As Bedmates (le chitarre urlano letteralmente, i tamburi rimbombano freneticamente) e Ghosts (che evoca dinosauri robotici in jungle aliene) esprimono al meglio l'idea metafisica di Elliot (spesso deragliata da un senso di paura). The Star's Gone Out è una colonna sonora per il cigolante meccanismo dell'universo: si può sentire il gigantesco meccanismo che ruota e il clangore metallico delle galassie che ruotano lungo le proprie orbite.

L'impulso futuristico di Elliot è piuttosto sottomesso nelle quattro tracce dell'EP Sound of Violence (Domino, 1997), inclusa una nuova versione di Corpses Are Bedmates. La title-track si avvicina allo stile di Aphex Twin, aggiungendo una moltitudine di eventi sonori, battiti a fuoco rapido, onde di marea di dissonanza e voci spettrali. La rumorosa A Name For My Pain annega e deforma i ritmi in una fitta nebbia di suoni ostili. Corpses è frenetico e jazz.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Con You Guys Kill Me (Merge, 1998) Elliot rinuncia al caos creativo e mette a fuoco gli esperimenti del passato. A dominare il disco sono le masse sinfoniche in rapido movimento su un ritmo brasiliano di A Galaxy Of Scars, o i muggiti sottovoce di tromboni sul fitto trepestio drums'n'bass di That Would Be Exhibiting The Same Weak Traits, gesti sonori non meno audaci, ma concisi e coesivi. There's A Fight At The End Of The Tunnel lambisce la sinfonia cosmica di Klaus Schulze e In Bristol With A Pistol, abbandonate le cadenze techno, assomiglia alle suite psichedeliche degli anni '60. Soltanto I'm Sick And Tired Of Being Sick And Tired resuscita le spigolosità degli esordi.
Elliot si fa talvolta prendere la mano dalla sua fenomenale abilità nel manipolare suoni per produrre artificialmente l'equivalente di uno "strumento" (For All The Brothers And Sisters è di fatto un assolo di free-jazz per strumento astratto), ma in generale mette la sua prodigiosa tecnica al servizio delle atmosfere. Nascono così le figure minimaliste che, pilotate da una fanfara di trombone, si accavallano in An Even Harder Shade Of Dark Suoni più umani popolano il sottofondo.
Nel campo della musica strumentale, Elliot ha coniato uno stile che si riallaccia a quello di Brian Eno, ma facendo tesoro delle moderne tecniche di collage in studio.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Foehn è il progetto solista di Debbie Parsons. L'ambiziosissimo Insideout Eyes (Swarf Finger, 1998) si rifà ai primi album di 3YF. Tracce come I Don't Find You Very Funny e Numb Silence sono puri collage sonori. Just A While Longer e Two Bobied Tangled In Love ripropongono il teatro dadaista di Cage e Varese.

Silent Night (Swarffinger, 1999) continua in quella vena sperimentale, mentre Hidden Cinema Soundtracks (Fat Cat, 2000) è un disco completamente diverso, che impiega un arsenale di strumenti d'orchestra, una sorta di musica da camera lo-fi.

Elliott sembrava scegliere un percorso più semplice per la deludente Little Lost Soul (Merge, 2000). L'umore tranquillo e malinconico di Half A Tiger, Goddamit You've Got To Be Kind e gli 11 minuti di Lost sembrano una resa. Campioni di opera e muezzins abbelliscono What Is It With You, ma soprattutto l'album è senza eventi di rilievo. La creatività è al minimo, come mai successo in precedenza. Una sorta di pigrizia senile regna in cui si aggirava l'Elliott irrequieto.

I Poopooo On Your Juju (Domino, 2001) è un album di remix.

L'album “solista” di Matt Elliott The Mess We Make We Make (Merge, 2003) giustappone elegie basate su pianoforte e accordi cacofonici di corna, fisarmoniche, chitarre ed elettronica (Song Song Song).
Il seguito, Drinking Songs (ICI d'Allieurs, 2005) è ancora più convenzionale, sottolineando la voce e la chitarra come fanno cantanti folk e bluesman. A una collezione malinconica così tranquilla viene aggiunta una coda di 20 minuti completamente diversa, The Maid We Messed, una jam drum'n'bass con violenti sfumature che, apparentemente, remixa pezzi dell'album precedente.
La realtà è che questo avrebbe dovuto essere un EP di sette canzoni.
Il terzo album di Elliott, Failing Songs (2006) sembrava un'appendice meno ispirata (più disperata, più spartana, più arrabbiata) di Drinking Songs.


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