- Dalla pagina su Amon Tobin di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Amon Tobin (Rio De Janeiro, 1972) ha impersonato alla perfezione il compositore classico nell'era dell'hip-hop. Invece di comporre sinfonie per orchestra, Tobin assemblava frammenti sonori utilizzando apparecchiature elettroniche e digitali. Adventures in Foam (1996), pubblicato con lo pseudonimo di Cujo, e in particolare il suo manifesto estetico e capolavoro, Bricolage (1997), unificavano musica classica, jazz, rock e dance in un genere e uno stile universali. Tobin ha deformato i timbri distintivi degli strumenti per produrre nuovi tipi di strumenti, per poi intrecciarli in un flusso sonoro organico. Tobin ha continuato ad affinare la sua arte di produrre puzzle incredibilmente sofisticati e fluidi in Permutation (1998), Supermodified (2000) e, il meglio della sua seconda fase, Out From Out Where (2002). Una volta esaurite le possibilità offerte da strumenti e campioni, Tobin si è rivolto a suoni trovati e registrazioni sul campo come fonti per The Foley Room (2007), senza sostanzialmente cambiare stile. In effetti, Tobin ha affrontato contemporaneamente diversi dibattiti filosofici (per esempio, sull'irrilevanza del messaggio, sull'irrilevanza del tempo), intrattenendo il pubblico con brani accattivanti da music hall extraterrestre. Tobin stava indirettamente dibattendo sul significato della musica stessa, sulla natura della composizione, sulla fattibilità della comunicazione, sui costituenti ultimi del suono. La sua negligenza nei confronti della forma era un nuovo tipo di forma, una forma che aveva ridotto la forma all'annientamento della forma. Il dualismo tra contenuto e forma è stato risolto dai postmodernisti come un non-problema: Tobin lo ha ridefinito come un processo, un processo di riduzione della forma attraverso il quale viene creato il contenuto, come se contenuto e forma fossero la stessa sostanza e più dell'uno significasse meno dell'altro.
Non sorprende che questa logica lo abbia portato a ISAM (2011), che era fondamentalmente un elegante collage di rumore.
Bio:
Amon Tobin, nativo del Brasile, ma operante a Londra, è un compositore classico dell'era hip-hop. Invece di comporre opere sinfoniche per orchestre, Tobin, taglia e incolla frammenti fonetici utilizzando stumentazioni elettroniche.
Sotto lo pseudonimo di Cujo, Tobin debutta con l'album Adventures in Foam (Ninjatune, 1996). La musica hip-hop mostra le sue principali influenze in Cat People, Break Charmer e in Sighting , ma gli elementi ritmici (la linea di basso d'impostazione jazzistica distinta dalle percussioni), sono più frequentemente dominati e sovrapposti (in maniera estremamente artificiale) da suoni concrteti della natura.
Un'altra influenza è quella di Ornette Coleman, mentre in qualche brano si indovina un suono funk, specialmente nei temi di CUjo.
Indipendentemente dai metodi seguiti, brillano brani come Traffic, North Star, nei quali viene realizzato una commistione fra il jazz ed il drum'n' bass. L'album si conclude con il connubio jungle-elettronico di Cruzer, che sembra indicare una nuova direzione.
I singoli Creatures, Mission, Chomp Samba , mostrano più lontani i progressi tecnici delle sue composizioni, ma a dar credibilità ad Amon Tobin è il monumentale Bricolage (Ninjatune, 1997).Insieme ai lavori di Dj Shadow, l'album è il manifesto delle composizioni di hip-hop astratto semple-based, collage-oriented. Parecchi brani rivisitano la magia del precedente album, aggiungendovi una snella, ma forte qualità onirivo-psichedelica.
Le fragorose linee di basso che aprono Stoney Street, imitano i temi del rhythm and blues.La base del brano è un dialogo fra trombr jazz e violini decadenti, conservando una mesta follia, con un tema che si alterna all'altro, ed uno che lo ripete mestamente.Meno in superficie s'indovina l'incessante moto percussivo.La nuova struttura sorge dall'assegnazione al basso del leit-motiv, mentre gli altri strumenti sono impegnati semplicemente ad abbellire le atmosfere.La filosofia degli altri strumenti è quella realmente di porsi fuori dalla superficie melodica.
Easy Muffin è ipnotica e sognante, fonde il difficile, con semplici patterns melodici, but never reaching the consistency of a refrain, mentre la drum-machine erige un impenetrabile moto percussivo.
Creatures è un altro culmine, con uno spettrale e minaccioso free-form rumoristico seguito da un geometrico assolo di piano, coadiuvato dal battito della drum-machine, mentre indugia un grottesco e languido trombettìo. La citarra hawaiana di Yasawas, le trombe cool-jazz di The New York Editor, la romantica linea di sax di The Nasty, la contrapposizione e giustapposizione delle disorientanti tessiture, con la rivitalizzazione del processo musicale di introspezione.
Ogni brano diviene uno studio sul contrappunto della musica da camera per un numero esiguo di strumenti that trade nuance.
In Chomp Samba, il frenetico, tribale ritmo è soggetto a tale trattamento il cui risultato è un futuristico istinto primordiale.Tobin compie esperimenti sui timbri ema non li domina.L'apparente modestia di Deficus è in realtà un nuovo genere di sinfonia. Tobi deforma il tono distintivo degli strumenti e produce un nuovo genere di strumento and then weaves a few of them (il suono giulivo dei violini, le distorsioni del basso, i flauti altisonanti), all'interno del fluire del suono. Di fatto, si tratta di una delle massime innovazioni che dai tempi di Beethoven siano starte condotte ai cori e alle sinfonie.
Dream Sequence sfrutta quelle tecniche di tipo diverso per collegare svariati generi, con toni che mimano la musica country e il raga, mentre si traata essenzialmente di kosmische music.
Inutile affermare che sia il jazz la forma di queste composizioni. Comunque, Tobin sta al jazz come Picasso sta all'impressionismo: utilizza solo brevi frammenti delle immagini per ricostruire il tutto. Inoltre, non utilizza mai il solo elemento più importante. Per esempio, l'assolo di sax di Wires And Snakes coesiste con le pulsazioni metronomiche-industriali e con l'ondeggiare calmo ambientale dell'elettronica.
La sensibilità del jazz pervade da un capo all'altro One Small Step, mentre il bossanova di One Day In My Garden è l'unico brano lineare dell'album. Sono le anomalie di Tobin.
Con questo album, Tobin unifica la musica classica, il jazz, la musica dance in un genere e in uno stile universale.
Il concept di Permutation (Ninjatune, 1998) potrebbe non essere più rivoluzionario, ma la cura scrupolosa con cui Tobin ha assemblato e distorto frammenti di arcaici dischi di Big Band di Buddy Rich e Gene Krupa era paragonabile a una Cappella Sistina di musica basata sul beat. Brani come Like Regular Chickens (che, tra l'altro, fa riferimento al film Eraserhead di David Lynch) o Reanimator erano tutti incentrati su convulsioni acrobatiche di batteria. Bridge era più esplicito nel citare le sue fonti, con una batteria potente e melodie soul che trasmettevano un potente messaggio di nostalgia e futurismo. Switch, forse il brano più elegante dell'album, era altrettanto efficace nel ricreare l'atmosfera vintage dell'"era jazz". Alcune delle tracce più lente hanno lasciato spazio ad accenti esotici (il latino Sordid, l'esotica linea di flauto in Nightlife, il bossanova Nova) e a un'atmosfera più cupa. Ahimè, troppe tracce sembrano divagare inutilmente attorno a una buona idea. Anche quando l'idea è buona, come in People Like Frank (che cita la colonna sonora di Angelo Badalamenti per Blue Velvet di David Lynch) o in Toys (che imita il tintinnio dei giocattoli meccanici), difficilmente giustifica sei minuti di beat casuali. Il brano più lungo, Fast Eddie, ha cercato di colmare la dimensione futuristica (i breakbeat galoppanti) e quella noir (i passaggi melodici più lenti), ma è riuscito solo a mettere in mostra le capacità di studio di Tobin.
Questa volta il ponte non era tanto tra jazz e drum'n'bass quanto tra due epoche distanti. Il tema era il tempo, non lo stile.
Tobin ha continuato a perfezionare la sua arte di puzzle sofisticati e fluidi su Supermodified (Ninjatune, 2000). L'intricato Get Your Snack On (chitarra funk, flauto jazz, organo soul, sassofono esotico, ecc. ecc.) e Golfer versus Boxer rappresentano l'equivalente dell'arte barocca nel mondo del campionamento e richiamano l'originale programma ipercinetico Cujo. Tuttavia, lo spettro ritmico si è ampliato considerevolmente rispetto agli esordi: Four Ton Mantis massimizza l'attacco ritmico, Marine Machines gioca con la metronomia industriale, Precursor liquefa i beat al punto da farli suonare come l'elettronica di Morton Subotnick, la locomotiva di sette minuti Rhino Jockey è orientata ai rave. Allo stesso tempo, una vena introspettiva e un po' oscura ha permeato il tessuto della musica di Tobin: il teneramente noir Slowly, il liquido downtempo Deo, il pigramente brasiliano Saboteur. Il più toccante è forse Chocolate Lovely, un tema jazzistico e riflessivo che fluttua in un reticolo di ritmi contenuti.
Out From Out Where (Ninja Tune, 2002) segna un altro picco di creatività. Il trattamento androide della giungla da parte di Tobin è la quintessenza del transculturale. Osservate come fonde concerto minimalista, balletto cinese e cerimonia mediorientale in una novità ingegnosa come Proper Hoodidge. Le sue manipolazioni artistiche della musica jungle non sarebbero una novità, ma il suo allestimento per Back From Space (un campione di pianoforte disorientante del Clair de Lune di Debussy e campane tintinnanti che annegano la furia del beat nell'equivalente di un carillon natalizio e droni galattici), Chronic Tronic (una sinfonia di beat mozzafiato, un meccanismo demente che ridefinisce la coordinata temporale, forse l'affermazione di Tobin sull'irrilevanza del tempo), El Wraith (una fantasia esotica che spazia dalla musica dei templi giapponesi alle processioni indù inebriate, alla fanfara sinfonica ai riverberi dub) e Verbal (una traccia vocale su ritmi corposi in cui il rapper frenetico si decompone lentamente fino a diventare solo un segnale alieno, forse l'affermazione di Tobin sull'irrilevanza del messaggio), mostrano il suo genio perverso che progredisce ancora verso un astrazioni audaci. Searchers è un altro picco di immaginazione sfrenata: un crescendo caotico di archi (due campioni separati di orchestre d'archi), batteria, campanelli, elettronica cinguettante, voci distorte e prive di testi e flauto mediorientale.
La rumorosa vignetta fantascientifica Triple Science, con ritmi mitragliatori degni del grindcore, i robot in marcia di Rosies, la simulazione di danze esotiche di Cosmo Retro Intro Outro, lo shuffle jazz atmosferico di Hey Blondie, che suona come un remix strumentale di un brano dei Pink Floyd da The Dark Side of the Moon, provengono dallo stesso centro sfocato. L'ultimo brano dell'album, Mighty Micro People, che scarica un delicato tema melodico in un contenitore confuso, con un pianoforte che riecheggia la musica delle serie TV e la simulazione elettronica di una voce timida e tremolante, è forse un omaggio a se stesso.
Sembra che Tobin stia portando avanti diversi dibattiti filosofici contemporaneamente, mentre intrattiene il suo pubblico con brani accattivanti da music hall extraterrestre. Tobin sta dibattendo sul significato della musica stessa,
sulla natura della composizione, sulla fattibilità della comunicazione, sui costituenti ultimi del suono. La sua negligenza per la forma è un nuovo tipo di forma, una forma che ha ridotto la forma all'annientamento della forma. Il dualismo tra contenuto e forma è stato risolto dai postmodernisti come un non-problema: Tobin lo ridefinisce come un processo, un processo di abbattimento della forma attraverso il quale il contenuto viene creato, come se contenuto e forma fossero la stessa sostanza, e più dell'uno significa meno dell'altro.
La musica di Tobin è anche unica nell'evocare un'ampia gamma di stati d'animo, dal divertimento arguto alla pura paranoia (e talvolta all'interno dello stesso brano). Sono tutte sfaccettature della stessa esperienza esistenziale.
Dopo il mediocre Verbal Remixes & Collaborations (NinjaTune, 2003) e il pessimo dj set dal vivo Solid Steel (Ninja Tune, 2004), Tobin ha lavorato a Tom Clancy's Chaos Theory: Splinter Cell 3 (Ninja Tune, 2005), la colonna sonora di un videogioco che riciclava i suoi cliché con una mancanza impressionante di immaginazione e varietà.
Per The Foley Room (Ninja Tune, 2007), il primo lavoro di rilievo dai tempi dell’ipnotico Out From Out Where, Tobin fece in gran parte a meno del sistema di sampling, optando al contrario per suoni ready-made e registrazioni sul campo. La tecnica soggiacente non produsse tuttavia un radicale cambiamento di stile: si trattò in sostanza di un nuovo volto del medesimo puzzle. I suoni utilizzati (come il rombo di motocicletta in Esther, la goccia d’acqua in Kitchen Sink o la tigre in Big Furry Head) risultano perfettamente integrati nel meccanismo complessivo in modo da riprodurre il caratteristico sound di Tobin. Alcune di queste costruzioni (come in Big Furry Head) creano una sorta di fluida musica strumentale che attinge alle futuristiche vignette di Brian Eno degli anni ‘70. Ad andare perdute sono le radici drum’n’bass, e con esse ogni ambizione di fonderle col jazz. Bloodstone si diletta con un malinconico motivo klezmer al piano e caotiche melodie per archi. Horsefish indulge nell’effetto delle note d’arpa a cascata e poco altro.
L’elemento psichedelico è particolarmente presente. Keep Your Distance rievoca i raga psichedelici degli anni Sessanta. The Killer's Vanilla suona come musica soul distorta che alimenta un incontrollato freak-out (escluso il fatto che i freak-out di Tobin sono fatti di break beat e non di chitarre). Always potrebbe essere una parodia del garage rock.
Essersi lasciato alle spalle il drum'n'bass consente a Tobin di concentrarsi sull’altra metà della sua arte (il collage) nonostante quanto perduto (le acrobatiche sinfonie di beat) non sia certo di poco conto. Eccezioni degne di nota sono Foley Room, una sonata futuristica per drumming digitale, e Straight Psyche, un ritorno alle barocche armonie break beat di Supermodified.
L'album rap Two Fingers (Paper Bag, 2009), attribuito a Two Fingers, era una collaborazione tra Amon Tobin e il produttore di drum'n'bass Doubleclick (Joe Chapman).
ISAM (2011), un'esperienza musicale innescata da una
collaborazione con l'artista visiva Tessa Farmer, prevede uno strabiliante
sovraccarico sensoriale. Sembra quasi un compendio di tutti i trucchi che Tobim
ha imparato durante la sua carriera. Ciò che manca è un nucleo emotivo, ma in
termini di splendore uditivo e tattiche disorientanti, batte qualsiasi cosa
abbia fatto prima. Journeyman non riesce a superare un'apertura elegantemente
astratta (musica da camera dissonante, musica concreta, metronomi industriali,
sonorità glitch) e il riff sincopato al basso che dovrebbe spingerlo in orbita
continua ad essere interrotto da cascate di rumori. Questa caratteristica
diventa un modello per altri pezzi in cui i beats non possono emergere perché
vengono travolti e soffocati da suoni casuali e disomogenei (Goto 10, Mass
& Spring), pezzi che assomigliano a balle di fieno riavvolte su loro
stesse e poi nel filo spinato. La stessa strategia distruttiva evita che le
melodie femminili e spettrali di Lost & Found, Wooden Toy e soprattutto
Dropped From The Sky (un'elegia potenzialmente toccante) diventino canzoni vere
e proprie. Il ritorno all'estetica da parte dei futuristi del secolo precedente
permea altri caotici collage come Piece Of Paper e Surge, riscattati solo in
parte dalla musica ambient cinematografica di Night Swim. Poi, all'improvviso,
Kitty Cat suona come il remix di un vecchio successo dei Turtles creato per
un cartone animato, ma è solo una visione effimera.
Si tratta dell'equivalente
digitale di Metal Machine Music di Lou Reed.
Il doppio disco Stunt Rhythms
(Big Dada, 2012) è una vana dimostrazione del beatmaking levigato, fluido e
all'avanguardia di Tobin, ma nulla di più. Tuttavia, la sua comprensione della
“scienza dell'irresistibile” è dimostrata nelle danze marziane come Stripe
Rhythm e in quelle più orecchiabili come Fools Rhythm e 101 South.
Sfortunatamente, sono soffocate da un'incredibile quantità di riempitivo.
L'EP Dark Jovian (2015) ha segnato un significativo cambio di rotta nella sua carriera. La musica industrial tempestosa e wagneriana di Dark Jovian, la new age celestiale di In Your Own Time, il synth-pop arcaico di Adrastea Contact (quasi un omaggio alla Tonto's Expanding Head Band) e l'affresco cosmico di Io sono ciascuno un abbozzo di una nuova direzione. Il più complesso, Encounter on Io, abbraccia più stili ma non riesce a trovare una coerenza, suonando a tratti come la colonna sonora di un cartone animato di fantascienza.
Fear in a Handful of Dust (2019), il primo album dopo molto tempo, ha proseguito il progetto abbozzato in Dark Jovian (2015), cercando di sedurre l'ascoltatore con tessiture insolite piuttosto che con ritmi, ma la maggior parte dei pezzi non porta a nulla: solo un gioco con uno strumento elettronico senza alcuna idea melodica, ritmica o atmosferica in mente. Velvet Owl, di otto minuti, è emblematico sia del suo stato d'animo confuso che delle sue limitate capacità con lo strumento. Sembra anche che Tobin non abbia familiarità con la storia della musica elettronica, dato che sembra costantemente reinventare la ruota: Heart of the Sun è un Klaus Schulze di bassa qualità, mentre Three Different Hat Sizes e Freeformed sono imitazioni infantili di Morton Subotnick 50 anni dopo. Il momento meno imbarazzante è il brano Fooling Alright, con voci distorte e tastiere ondeggianti.
Long Stories (2019) è un album più delicato e melodico, eseguito principalmente con sintetizzatori vintage. L'interazione tra la vecchia elettronica analogica e quella digitale contemporanea è intrigante in Red Moon, Feed è come una canzone cantata da una macchina spastica e la disorientante deformazione di Atkinson Sky è leggermente accattivante; ma il resto è musica new age di terza categoria o "esperimenti" infantili.
Ha anche pubblicato l'album "rock" Time to Run (2019) usando il nome Only Child Tyrant, The World As We Know It (2020) come Figueroa e West Coast Love Stories (2021) come Stone Giants, per poi tornare al proprio nome per How Do You Live (2021).
- Torna alla pagina su Amon Tobin di Piero Scaruffi -