- Dalla pagina su Tricky di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Tricky, ovvero Adrian Nicholas Matthews Thaws (Bristol, 1968), metà giamaicano, per un quarto africano e per un quarto gallese, ex membro dei Wild Bunch di Bristol quando si trasformarono nei Massive Attack, assunse Martina Topley-Bird (ancora minorenne) per imitare i Portishead in Maxinquaye (1995), aggiungendo dinamiche più nevrotiche. L'album attribuito a Nearly God (1996) vedeva la partecipazione di cantanti ospiti come Bjork, Neneh Cherry e Alison Moyet che interpretavano o accompagnavano le "canzoni" di Tricky. A completamento della sua evoluzione verso una forma di musica più personale e sincera, il cupo Pre-Millennium Tension (1996) metteva in scena i suoi brindisi depressi in un contesto sonoro da incubo.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Adrian “Tricky” Thaws, mezzo giamaicano, un quarto africano e un quarto gallese, cresciuto nel ghetto nero, membro dei Wild Bunch di Bristol quando si trasformarono nei Massive Attack, fu lesto a cavalcare la moda del trip-hop.
Si affermò con il singolo Aftermath, registrato nel 1992 ma pubblicato soltanto nel 1994, apice ineguagliato delle sue atmosfere liquide, con un forte passo dub, riff di chitarra blues in lontananza, un flauto jazz che stramazza. Ponderosa, a ritmo di palude equatoriale, accentuò l'elemento onirico della sua musica.
Maxinquaye (Island, 1995) sembra però un pasticcio raffazzonato alla bell'e meglio da un dilettante per sfruttare il momento di popolarità del genere. Presenta spunti originali soltanto nei brani più aggressivi (cioè meno trip-hop) e brevi, come Brand New You're Retro, che si rifanno alla tradizione dell'hip hop. Overcome è l'archetipo di tutto il resto, nenie noiose e soporifere arrangiate in maniera minimale.
Il sortilegio sinistro di Abbaon Fat Track e il funk per diva da discoteca (l'allora minorenne Martina Topley-Bird) di Suffocated Love non poggiano su molto di significativo. D'altronde, a parte i singoli, l'unico brano davvero interessante del disco è la Black Steel dei Public Enemy.

Con l'album accreditato a Nearly God (Island, 1996) Tricky progredisce rapidamente su entrambi i fronti, quello della melodia e quello dell'arrangiamento. Pur conservando l'assunto di una musica senza nerbo e senza vere fondamenta armoniche, Tricky scopre l'importanza di "cantare" qualcosa, e non soltanto sussurrare parole vuote, forse anche stimolato dalle partner d'eccezione (fra cui Bjork, Neneh Cherry e Alison Moyet). Al tempo stesso, il suo arrangiamento spartano si fa sofisticato e classico al punto da varare il programma di un ipotetico trip-hop da camera.
La marcia funebre di Poems è programmatica, non solo del metodo, ma anche dell'umore, davvero nichilista, che sottende le canzoni. Gli arrangiamenti sono sempre impliciti, appena lasciati intravedere. Più che di musica, si tratta di accenni di musica. In certi momenti si intuisce un programma post-moderno, di decostruzione dei generi, come nel gospel frammentato e dissanguato di Make A Change o nel rhythm and blues alla Rolling Stones di Together Now. Ma l'operazione di Tricky si spinge fino alla dissolvenza totale, all'obliterazione di ogni segno.
In tal senso le sue cover sono esemplari. Tattoo di Siouxsee Sioux diventa un concerto per violino di Schonberg con contrabbasso jazz. (Judas e Black Coffee le altre). Keep Your Mouth Shut non è altro che un remix della You've Been Flirting Again di Bjork (tratta da Post).
Quando si lascia andare ai suoi lunghi sermoni introversi, Tricky conia un nuovo genere di musica parlata, al limite dell'assolo teatrale. Quello di I Be The Prophet si avvale di un accompagnamento classicheggiante di archi e del dialogo con il canto femminile.
Il disco è comunque prima di tutto un disco di duetti, alcuni magistrali (come Yoga, bisbigliato con Bjork), altri un po' scontati. In secondo luogo, è un disco di effetti sonori. In terzo luogo, è un disco di confessioni personali. Se invertisse l'ordine, forse diventerebbe un grande.

Tricky ha imparato una lezione importante e la mette a profitto per Pre-Millennium Tension (Island, 1996), il suo secondo album (che riprende materiale dall'EP Presents Grassroots): o la melodia o gli arrangiamenti o il canto, ma almeno una delle tre deve avere qualcosa da dire. L'album è opera di un professionista smaliziato, che sfrutta al massimo lo studio di registrazione e gli strumenti a sua disposizione.
Su Vent Tricky sciorina così il campionario di mosse vocali dei grandi istrioni blues e soul, da B.B. King a Prince, su uno sfondo di dissonanze da incubo psicanalitico; il suo rauco toasting colora Christiansands, il rosario mormorato a mezza voce in Piano tocca il nadir della sua disperazione, e una solenne recitazione da zombie fa di Ghetto Youth un kammerspiel agghiacciante. Sono lied immersi in un funereo paesaggio ultra-espressionista di suoni disgregati. Poche le eccezioni alla regola: fiochi accordi melodici fanno di Makes Me Wanna Die (cantata da Topley-Bird) la sua versione di una ballad sentimentale; un ritmo serrato propelle Sex Drive fuori dal disco.
La scenografia prevale sull'attore in pochi casi: in Bad Things, fra dissolvenze ambientali, rumori industriali e chitarre blues; in My Evil Is Strong, praticamente un concerto d'avanguardia per dissonanze assortite e rumori trovati. Dove si riconosce la classe del topo di studio è in piccoli dettagli amplificati in maniera maniacale.
E` anche un album più autobiografico, più sinceramente personale, più legato alle sue esperienze di strada. L'atmosfera è sempre cupa, colma di paura, ancorata a istinti primordiali di sopravvivenza. Il filosofo (poco credibile) di Maxinquaye è diventato un perdente maledetto nella miglior tradizione dei film "noir".
Adesso la missione di Tricky appare un minimo più chiara. Da un lato c'è il cantore delle miserie morali dei ghetti britannici, dall'altro c'è il profeta di un nuovo genere musicale, che riparte da un hip hop stilizzato (sterilizzato?) e da un'house depurata (castrata?) del ballo. In questi panni Tricky rivela la stessa familiarità tanto con la storia del rhythm and blues quanto con quella del reggae. A fondere le due personalità è la voce, tecnicamente ed emotivamente debole, ma Tricky trasforma proprio questa debolezza in fatto artistico. Il suo rauco sussurro è in fondo l'unica voce che Prince non aveva usato.
Ancora una volta, però, i brani migliori sono le cover (Bad Dream e Lyrics Of Fury), e forse non è una coincidenza.

L'album più cupo della sua carriera, Angels With Dirty Faces (Island, 1998), si avvale della solita parata di ospiti d'onore e di una spettro stilistico ancor più ampio, dall'ambient all'hard-rock, dal blues (Mellow) al gospel (Broken Homes), per mettere in scena monologhi sempre più angosciati dell'urban wasteland (presi di mira soprattutto le gangs, le armi e il business musicale), Money Greedy e Record Companies su tutti. Ha così modo di sfoggiare il suo talento (molto "bianco" e poco "nero") nella decostruzione postmodernista dei generi classici.
Per lo più Tricky ondeggia però nei meandri psicanalitici della musica pigra e sensuale, viscida e subdola, di canzoni come Analyze Me e soprattutto Carriage For Two, fino alla voragine psichedelica e trasognata di Talk To Me. Tricky ambisce a diventare il Tom Waits del trip hop, il narratore iper-realista e arrangiatore forbito capace di unificare flusso di coscienza privato e storia pubblica.
Il vero eroe di questo disco è il batterista Perry Melius, un uragano ritmico che trasforma ogni canzone in una festa pirotecnica di funk. E` lui a ingabbiare le canzoni in quell'atmosfera claustrofobica. E` lui a dare un senso alla voce malferma di 6 Minutes e The Moment I Feared.
Una volta i bluesman duettavano con la chitarra, ma i rapper hanno imparato a duettare con i ritmi.
Difficile dare un voto a dischi così vuoti di contenuti, così inascoltabili e al tempo stesso così perfettamente al passo con i tempi.


(Tradotto da Tobia D'Onofrio, modificato da Stefano Iardella)

Tricky, con testi fastidiosi e produzioni maldestre, offusca ogni potenziale pregio di Juxtapose (Island, 1999), un breve album di nove tracce per un totale di 32 minuti, che si lascia alle spalle la paranoia di Angels. I Like The Girls, Born Born Diggy (un riff strappato a Waiting Room dei Fugazi) e She Said non sono inferiori rispetto ai lavori precedenti, ma la fortuna non potrà essere per sempre dalla sua parte.

L'EP Mission Accomplished (Epitaph, 2000) segna uno scioccante cambio di rotta verso il blues e l'hard-rock, come se Jimi Hendrix incontrasse Peter Gabriel e Lee Perry, e forse anche i Beastie Boys.

Un giorno Elvis Costello ha smesso di scrivere musica per dedicarsi a musicaccia da sottofondo.
Forse Tricky ha semplicemente deciso di intraprendere la medesima strada.
Blowback (Hollywood, 2001) è una collezione di canzoni, più o meno regolari, valorizzate da una lunghissima lista di ospiti d'onore: Alanis Morissette in Excess, John Frusciante in Girls, Cyndi Lauper in Five Days, ecc.
Ogni pezzo presenta alcune parti brillanti, e non solo grazie agli ospiti di rilievo. Evolution Revolution Love, Bury The Evidence e You Don't Wanna (che imita gli Eurythmics di Sweet Dreams) sono formalmente impeccabili, ma senza dubbio poco originali. Almeno Something In The Way cerca la sperimentazione con il trip-hop. La storia della musica rock è piena di performers intellettuali che a un certo punto hanno perseguito la decostruzione/ricostruzione del formato canzone (basti pensare a Ambitious Lovers e Golden Palominos). Ma occorre qualcosa di più di una manciata di ospiti famosi.

Vulnerable (Anti, 2003) è un divertissement poco ispirato con qualche canzone orecchiabile (Dear God, Antimatter) e qualche altro pezzo chill-out (Car Crash); il resto sono numeri da dilettante che fungono soltanto da riempitivo.

Gli stessi critici che hanno accolto Blowback e Vulnerable come dei capolavori, hanno indicato Knowle West Boy (Domino, 2008) come un ritorno alla forma ottimale, quando in realtà questo disco segna a malapena un ritorno alla mediocrità di Maxinquaye (l'uptempo iniettato di ska di Council Estate costituisce il lato positivo, mentre quello negativo è rappresentato dalla debole imitazione della musica lounge di Barry Adamson, in Puppy Toy). La raccolta è composta da una vasta gamma di stili musicali, che spaziano dal rock al trip-hop, ma è tutto un deja-vu, per altro poco piacevole.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Per conto proprio Martina Topley-Bird ha lanciato una carriera solista con raccolte confuse e derivative come Quixotic (2003), Anything (2004) e The Blue God (2007).

Tricky ha continuato a deludere amaramente con Mixed Race (2010), una raccolta confusa e priva di momenti salienti, False Idols (2013), con la voce di Francesca Belmonte (nata a Londra da padre napoletano, cresciuta in Irlanda), Adrian Thaws (2014), Skilled Mechanics (2016), Ununiform (2017), Fall to Pieces (2020), When It's Going Wrong (2023), una collaborazione con la cantante polacca Marta Zlakowska, e con il mini-album Fifteen Days (2024), che documenta una collaborazione con Mike Theis e alcuni cantanti guest.


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