- Dalla pagina sugli Abe Vigoda di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Gli Abe Vigoda di Michael Vidal e Juan Velazquez, originari della zona di Los Angeles, hanno tentato un'improbabile fusione tra new wave e musica caraibica su Kid City (2007), le cui canzoni impiegavano liberamente calypso, noise e fervore punk (All Night and Day).

Hanno perfezionato l'idea su Skeleton (PPM, 2008), una breve raccolta di canzoni robuste ma instabili specializzate in zoppicanti rimaruoli in stile vaudeville (Dead City/Waste Wilderness), in anthem sciatti che mancano deliberatamente sia di focus che di metodo (Bear Face), in ritmi angolari e armonie disgiunte (Lantern Lights, e soprattutto World Heart), in strutture contorte che richiamano l'era del noise-rock di Polvo (Cranes), in ninne nanne irrimediabilmente stonate (Endless Sleeper, l'apice "melodico" dell'album) e in spastiche balli country (Live Long, Hyacinth Grrls, Animal Fantasmi). C'è persino tempo per un brano strumentale acid (Visi Rings), che potrebbe essere l'archetipo di un album a sé stante. C'è poco, tuttavia, che non sia già stato fatto, e le canzoni tendono a essere troppo brevi per rappresentare qualcosa in più di un breve divertissement.

L'EP Reviver (Post Present Medium, 2009) ha smorzato parecchio l'esuberanza.

Crush (2011), con il mago dell'elettronica Michael Chadwick, ha virato di 90 gradi verso la new wave degli anni '70, lasciandosi alle spalle l'elemento caraibico ma mantenendo l'elemento di sorpresa (a volte caotico).


- Torna alla pagina sugli Abe Vigoda di Piero Scaruffi -