- Dalla pagina sugli Ahleuchatistas di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Federico Morganti, modificato da Stefano Iardella)

Pur essendo il classico power-trio chitarra-basso-batteria, gli Ahleuchatistas, originari della North Carolina (Shane Perlowin alla chitarra, Derek Poteat al basso e Sean Dail alla batteria), coniarono una variante originale del progressive-rock dei King Crimson per l’età post-industriale. Due album gemelli, gli strumentali On the Culture Industry (Angura Sound, 2004) e The Same and the Other (NFI, 2004), raccoglievano un’intensa quantità di idee che esulava dai cliché del post-rock, del jazzcore e del nu-metal. Come negli stessi King Crimson, camuffato in quella veste rock, c’era molto più jazz che rock. La complicatezza dei pezzi trasudava tanto una confidenza virtuosistica con gli strumenti quanto l’energia e la ribellione dello zeitgeist dell’epoca.

Su What You Will (Cuneiform, 2006), il trio si produceva in brevi e frenetiche sferzate di energia. Il gruppo interagiva, non senza una certa logica, ma il presupposto (la chitarra) era dissonante, e ciò costringeva la sezione ritmica ad abbandonare la sua funzione cronometrica per adottare un atteggiamento più flessibile e creativo. Molti dei pezzi sono mere dimostrazioni di intenti estetici (per esempio, l’attacco a mitragliatrice di Shell in Ogoniland), ma tre minuti concedono tempo sufficiente per elaborare il concetto. Il risultato si situa a metà strada tra Raybeats and Fushitsusha: melodie grottescamente dissezionate (Remember Rumsfeld at Abu Ghraib, Unfolding, Ho Chi Minh Is Gonna Win!), crescendo maniacali (Sherman's March, I Used To Be Just Like You), convolute dinamiche dalla velocità a rotta di collo (Sometimes There's A Buggy, Before The Law, What Are You Gonna Do?) e l’imponente eruzione massiva del melodramma king-crimsoniano Last Spark From God. Tutte le tracce sono in grado di testare i limiti della "musica" senza effettivamente avventurarsi in un astratto noisemaking. Nessuna di esse è indispensabile o memorabile, ma tutte preparano l’ascoltatore per quello che è il cuore artistico del disco, la conclusiva You Know My Family, di nove minuti. È qui che il trio raduna le fila della sperimentazione amalgamandole in un intero improvvisamente coeso, lineare e meditato. Nessuna nota è dove uno si aspetterebbe di trovarla, ma il pezzo fila liscio, nonostante il flusso e riflusso di dissonanze e discordanze e nonostante i contrasti e i conflitti interni.

Even In The Midst (Cuneiform, 2007) ricicla un assortimento di tecniche e idee che ormai il gruppo è in grado di padroneggiare. Le canzoni tendono tuttavia a suonare come recipienti, assemblaggi, officine, compilazioni, più che veri artefatti musicali. Le varie sezioni di Prosthetic God non sono logicamente connesse. Le tracce "brevi" sono ingannevolmente tali, raccogliendo al contrario un’imponente quantità di lavoro. Ma, di nuovo, spesse volte d’altro non si tratta che di frenesia per amore della frenesia. Tecnicamente parlando, comunque, pezzi come Brilliant Danderkovs rappresentano tour de force sensazionali. I risultati migliori si trovano probabilmente in Take Me to Your Leader Never Sounded So Alien, che risulta peraltro il pezzo più "tranquillo". Lo stesso dicasi per la conclusiva Where We Left Off, il brano meno movimentato, sei minuti di psichedelici ghirigori puntinistici.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Gli Ahleuchatistas hanno pubblicato anche: Of The Body Prone (Tzadik, 2009), racchiuso tra due brani da nove minuti, 2/3 Consensus On The Un-finite Possibilities e Map's Tattered Edges; Location Location (Open Letter, 2011), con La Faena di nove minuti; Heads Full Of Poison (Cuneiform, 2012), con Heads Full Of Poison di sedici minuti; e Arrebato (2015).


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