- Dalla pagina sugli Arcade Fire di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Pertile)

Gli Arcade Fire di Montreal (il cantante e chitarrista Win Butler, i tastieristi Regine Chassagne e Richard Parry, il bassista Tim Kingsbury e il batterista Howard Bilerman) hanno dato forma alle magniloquenti ballate pop di Funeral (Merge, 2004), come il crescendo emotivo e i densi arrangiamenti di Neighborhood #1 - Tunnels, ma hanno anche dimostrato di avere fiuto per disorientanti costrutti melodici.
Neighborhood #2 - Laika testimonia come essi fondano musica folk e new wave, giustapponendo una fisarmonica e un violino accanto a ripetitive chitarre alla Sonic Youth e nevrotici vocals Talking Heads-iani, Rebellion - Lies costruisce una sferzante canzone pop a partire da un semplice ed insistente piano boogie, in Wake Up una chitarra hard-rock, un violoncello neoclassico, e una ritmica pomposa coesistono con un blues vertiginoso (quest'ultimo muta poi in una celebrazione gospel guidata dal piano). Anche più di effetto è lo psicodramma caotico e propulsivo Neighborhood #3 - Power Out, un formidabile dramma vivacizzato con dissonanze e linee di violoncello. Dall'altro estremo dello spettro compongono il gentile, dolente, e marziale pop da camera di Neighborhood #4 - 7 Kettles, e la distorta danza voodoo-Caraibica di Haiti (cantata dalla Chassagne). Preparano anche una canzoncina dance-pop-valzer, Crown Of Love, che potrebbe far salivare sia Burt Bacharach che David Bowie, e chiudono l'album con The Backseat, una filastrocca per bambini per contralto, corde e piano che lentamente si trasforma in una solenne canzone con tutti gli strumenti che rumoreggiano assieme e le corde che girano intorno. L'album impiega un totale di quindici musicisti, inclusi due violoncellisti, quattro violinisti, un arpista, un suonatore di viola, e vari elementi che suonano xilofoni, fisarmonica, percussioni e sintetizzatore.

Con Cold Wind (2005) gli Arcade Fire hanno contribuito alla colonna sonora della serie TV Six Feet Under (2001-2005) di Alan Ball.

Richard Reed Parry e Sarah Neufeld degli Arcade Fire suonano nel quintetto Canadese Bell Orchestre, il cui Recording A Tape The Colour Of The Sky (Rough Trade, 2005) è convenzionale post-rock strumentale.

Piuttosto che cercare di reinventare il loro suono o progredire verso qualcosa di nuovo, per il loro secondo album gli Arcade Fire di fatto consegnano Funeral parte II.
Neon Bible (Merge, 2007) vanta la stessa maestria negli arrangiamenti e la stessa intrigante combinazione di talento strumentale e di classe nella scrittura dei pezzi. Molti brani sono traboccanti di riferimenti ai classici: Black Mirror, con le tragiche armoniche alla David Bowie puntellato dal ritmo tambureggiante alla Velvet Underground e da corde spiraleggianti; Keep the Car Running, una litania Brian Eno-esca su un ritmo sincopato dei Balcani; Black Wave/Bad Vibrations, metà dance-rock alla B52's per acuta voce femminile e dal frenetico ritmo new-wave e metà dark-punk per una chitarra cupa e coro gotico. Un rifacimento della loro No Cars Go (originariamente sul loro EP di debutto) per un più denso mix di tromba, fisarmonica ed organo a canne, mostra quanto fosse originale la loro new wave. All'estremità opposta dello spettro, The Well And The Lighthouse è un'altra litania martellante sebbene più derivata dagli originali dark e glam.E' interessante come i picchi emozionali dell'album si raggiungano con due brani che condividono le stesse influenze: Intervention, una solenne filastrocca Bob Dylan-iana spinta da un organo a canne Bach-iano in un enfatico e quasi-sinfonico crescendo Bruce Springsteen-iano; e Antichrist Television Blues, una miscela del Bruce Springsteen di The River e del Bob Dylan di Desire. Un ulteriore picco, tuttavia, è propriamente loro: il blues funereo (e forse manifesto esistenziale) My Body Is A Cage, il cui crescendo di macabre linee di organo da chiesa riesce ad evocare in parti uguali maestosità e tristezza. Altrove il gruppo tocca delle corde più semplici: Neon Bible, una ninnananna sussurata per violoncello e percussioni (in stile Donovan), l'atmosferica elegia Windowsill (in stile Springsteen-style), etc. Comunque non c'è dubbio sul fatto che queste siano dei meri diversivi se confrontate con l'intensità delle canzoni più complesse.


(Tradotto da Ferdinando Vella)

Il secondo album dei Bell Orchestre, As Seen Through Windows (Arts & Crafts, 2009), perfeziona il loro concetto di post-rock neoclassico. In ogni caso il miglior brano, Bucephalus Bouncing Ball, è la cover di una canzone di Aphex Twin del 1997, e le altre due lunghe suite, Elephant e Air Lines/Land Lines, ci mettono troppo per arrivare al punto.
Il concept album Suburbs (2010) è un umile affresco di vita quotidiana in città. Non a caso, troviamo spesso echi dei maestri del genere, a partire da The Suburbs, marcia colma di sentimento, e con la vivace Ready to Start dalle sonorità hard-rock, entrambe inserite in un contesto che mescola abilmente gioia e malinconia. Il tenero cantilenare del cantante si districa agevolmente tra ritmi semplici e equilibrati, disturbato appena dai pezzi strumentali, tiepide ballate d'atmosfera con un timbro che diventa sempre più intenso ed ipnotico attraverso Modern Man e Rococo (grazie a un ambizioso crescendo di sapore minimalista che dà origine a una sorta di danza pow-wow). La frenetica Empty Room cambia marcia, portando l'album in una dimensione al contempo cosmica e celebrativa della solitudine. Troviamo qualcosa di simile qualche canzone dopo, con l'esplosivo rockabilly di Month of May.
Half Light si divide in due parti: la prima (un dialogo tra i due cantanti) è una delicata ninna nanna fine a se stessa, mentre la seconda, sospinta da un martellante ritmo techno, richiama un salmo religioso. Il leitmotiv alla Kinks ritorna in Deep Blue, mentre We Used To Wait rievoca il tono ansioso. Ma il vero shock arriva alla fine con Sprawl, in due parti opposte tra loro: Flatland è un'aria lenta e fitta di elementi orchestrali, degna di un musical di Broadway, mentre Mountains Beyond Mountains è una canzonetta da discoteca sotto il segno degli Abba. Il messaggio (per quanto incarnato nella musica) diventa dunque criptico via via che il tema si allontana dalla city.
Le melodie spiccano raramente il volo. Non ci sono ritornelli significativi, ma una cantilena colloquiale, relativamente spontanea.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Suburbs aveva trasformato gli Arcade Fire in star.
Il doppio disco Reflektor (Merge, 2013) è stato fondamentalmente una collaborazione con il disco-revivalista James Murphy degli LCD Soundsystem. L'album finisce per essere una sorta di tributo alla fine degli anni '70 e all'inizio degli anni '80. Dopo pochi secondi dall'inizio di Reflektor si è pronti ad ascoltare Blondie e, più avanti nella stessa canzone, si è pronti a vedere John Travolta ballare sulla musica dei Bee Gees. Il reggae rock Flashbulb Eyes avrebbe potuto essere una traccia (minore) su Sandinista dei Clash.
Molti degli arrangiamenti poliritmici potrebbero essere presi da Remain in Light dei Talking Heads, e le poche parti stridenti di chitarra riecheggiano grintosi atti new-wave come quelli dei Television. La festa disco-punk prosegue nel boogie leggero Joan of Arc, mentre It's Never Over rende omaggio al funk-soul di Prince. Si è quasi sollevati quando arriva il rimbalzante singhiozzo di You Already Know, una semplice canzoncina a metà strada tra il soul Motown e il glam-rock. Alcune delle altre canzoni sono davvero imbarazzanti. Questo è un album che suonava scadente anche nell'anno in cui è uscito.

Il declino della band è stato confermato dal loro quinto album Everything Now (2017). Due brani sembrano dei tributi a Dancing Queen degli Abba: Everything Now (il migliore) e Put Your Money on Me. Due brani sono ossessionati dall'impeto tribale: Signs of Life, che sposa la progressione ritmica di Tusk dei Fleetwood Mac e la sua fanfara di fiati con il canto rap, e Chemistry, che innesta il riff di chitarra di I Love Rock And Roll di Joan Jett su una gioiosa fanfara ska giamaicana, sembra la sua naturale continuazione. Due brani sono tentativi amatoriali di punk-rock elettronico: Creature Comfort, che sposa il frenetico synth-pop in stile New Order (Geoff Barrow dei Portishead ai sintetizzatori) con un coro alla Pointer Sisters, e Peter Pan con influenze reggae. La maggior parte dell'album è pure peggio, dalla ridicola ballata Electric Blue di Regine Chassagne al ridicolo punk-rock di Infinite Content.

WE (2022) degli Arcade Fire, intitolato come il romanzo distopico "We" (1924), di Evgeny Zamyatin, contiene odiose ballate dance-pop come Age of Anxiety I & II e una ballata potente derivata da David Bowie, End of The Empire I-III, per chitarra e mellotron. Un po' di energia emerge in The Lightning II, un boogie mediocre con un ritornello mediocre che tenta di suonare come un inno, e nella musica house super-mediocre di Unconditional II. Se ne può apprezzare l'oscurità apocalittica ma la musica, se possibile, è ancor peggiore di quella del precedente Everything Now.


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