- Dalla pagina sui Besnard Lakes di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Alessio Morrone, modificato da Stefano Iardella)

I Besnard Lakes sono un gruppo proveniente da Montréal e sono costruiti intorno al nucleo composto da Jace Lasek e Olga Goreas (marito e moglie).
Debuttarono all’ombra di shoegazer come My Bloody Valentine e Jesus And Mary Chain con Volume 1 (2003).

Are The Dark Horse (Jagjaguwar, 2007) segnò un salto quantistico in avanti, in termini di arrangiamento (includendo archi e corni) e songwriting. L’album mostrava al meglio l’abilità del duo di abbracciare diverse età e stili all’interno della stessa composizione: il doo-wop degli anni ’50, il pop psichedelico degli anni ‘60, il sound della West Coast degli anni ’70, il college-rock degli anni ’80, il post-rock degli anni ’90, e l’alt-country del 2000. Fondamentalmente elegiaco di natura (con la considerevole eccezione di Devastation, che eredita dai Beatles di Magical Mystery Tour il senso di una giostra surreale), il programma dei Besnard Lakes è uno studio distorto spazio-temporale attraverso la ripetizione e la variazione, un’idea meglio espressa in On Bedford and Grand. A quella qualità è conferito un significato metafisico attraverso la dolce preghiera in slow-motion di For Agent (una versione moderna di Hosianna Mantra dei Popol Vuh) e da Because Tonight che si apre ipnoticamente con echi sparsi di reggae e musica da camera, ma poi intona una melodia simile ad un inno su una chitarra in fibrillazione. Sono entrambe oasi spirituali in un deserto di angoscioso edonismo. I pericoli del programma di Lasek sono evidenti in And You Lied to Me, una copia scadente dei tardi e melodrammatici Pink Floyd, e Disaster, che sembra come Burt Bacharach in trance psichedelica: il solo lavoro di trasporre nel 2000 l’arte di qualcuno, non può essere considerato a sua volta arte.

Il primo chitarrista dei Besnard Lakes, Steve Raegele, ha debuttato come solista con l’album Last Century (2009).

Are The Roaring Night (Jagjaguwar, 2010) è un altro lavoro con idee diverse. Da una parte ci sono canzoni relativamente semplici come Glass Printer, un inno psichedelico con ritmo ipnotico e cascate di riff chitarristici. Dall’altra ci sono novità mutanti che si dimostrano difficili da comprendere. Like The Ocean Like The Innocent mescola un ritmo tonante, coraggiosi colpi di chitarra Neil Young-iani e una languida litania vocale. Il delirio etereo dei vocalizzi della bassista Olga Goreas prima guida Albatross verso un elegante metamorfosi incontro ad un’apoteosi di “wall of sound” con tanto di trombe e chitarra stridula, e dopo riempie il crescendo emozionale di Land Of Living Skies (con il primo più riuscito del secondo). Il costrutto di Chicago Train è uno dei più complicati della loro carriera: un’elegia da camera per archi, omnichord e voce castrata da chiesa improvvisamente si trasforma in una pomposa power-ballad. La produzione massiccia, pomposa e viscosa sembra sminuire, interamente, l’efficacia delle canzoni. Light Up The Night aspira a un marziale epos prog-rock ma esso semplicemente ripete un banale ritornello fino alla nausea.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Until in Excess Imperceptible UFO (2013) si appoggiava al lato sognante del loro pop psichedelico con People of the Sticks in stile Pink Floyd e At Midnight, in stile Jefferson Airplane.

A Coliseum Complex Museum (2016) era ancora più etereo e languido. Ninne nanne al rallentatore come Necronomicon troppo spesso si trasformano in litanie tiepide e piuttosto noiose (Tungsten 4 The Refugee). Suonano come i Bee Gees in The Plain Moon e la canzone migliore è probabilmente un'altra imitazione dei Pink Floyd, Nightingale. Golden Lion e Towers Sent to Her Sheets of Sound abbracciano modelli più astratti di canti e arrangiamenti psichedelici, ma il tutto rimane troppo confuso.


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