- Dalla pagina su Andrew Bird di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il violinista di Chicago Andrew Bird (Chicago, 1973), che aveva suonato con gli Squirrel Nut Zippers, debuttò da solista con Music of Hair (1996).
Nonostante le affascinanti ninne nanne folk senza pretese come Nuthinduan Waltz e l'aria da spettacolo Pathetique, il grosso e i punti salienti della raccolta sono strumentali creativi come il blues sonnolento Ambivalence Waltz, la melodia neoclassica che muta in diabolica danza gitana di Oh So Insistent, l'elegia ronzante di Rhodeaoh, la vivace e contorta St Francis Reel e la jazzistica subliminale Oh So Sad. I dieci minuti di Minor Beatrice sono una fantasia che trae ispirazione da diverse fonti come la musica per balletto di Petr Tchaikovsky e il dixieland jazz.
I suoi album con i Bowl of Fire (il cui pilastro principale era il batterista jazz Kevin O'Donnell) offrono una brillante miscela di vaudeville, musica dancehall, jump blues, folk degli Appalachi, swing e easy-listening orchestrale, sostanzialmente un'estensione dell'estetica di Minor Beatrice.
Risalendo agli anni '50 e anche prima, Thrills (Ryko, 1998) conteneva sia brani strumentali sia canzoni. Tra i primi ci sono la danza dixieland senza fiato di Minor Stab e la frenetica danza poliritmica caraibica Depression-Pasillo, ma nel complesso sono in inferiorità numerica rispetto alle canzoni.
Queste ultime creano una sorta di spettacolo di vaudeville: la scenetta in stile cabaret Ides of Swing, la febbrile filastrocca di Charleston di Cock O' the Walk, la melodia saltellante/oscillante Glass Figurine, il croon a ritmo di polka 50 Pieces, la ballata blues A Woman's Life and Love (cantata da Katharine Whalen), la rumba notturna di Eugene, ecc.
Una riscrittura di Pathetique per piccolo ensemble e una versione "più nera" di Nuthinduan Waltz (entrambe inferiori agli originali) suonano un po' fuori contesto in questo tour de force nostalgia/revival.
Il progetto si allontanò un po' dalla nostalgia di Thrills e optò maggiormente per l'atmosfera di tipo cabaret/musicale su Oh The Grandeur (1999). Ciò significava anche una prevalenza delle canzoni rispetto ai pezzi strumentali. Vidalia, Candy Shop e Wishing For Contentment sono spiritosi e divertenti, ma nel complesso l'album è troppo dejavu e troppo poco creativo.
Attenzione è la grande ode che dovrebbe rappresentare l'apice del pathos. Ma solo The Idiot's Genius mostra la fusione creativa di jazz, classica, etnica e easy-listening che ha reso i precedenti dischi di Bird così deliziosi; e solo l'esotico strumentale Coney Island Shuffle (il pezzo forte dell'album) vanta la verve che ha reso memorabili tante vignette revival.
The Swimming Hour (Rykodisc, 2001) presentava una band molto più potente e rock, con una chitarra elettrica ad alto volume e Nora O'Connor che quasi rubava la scena ai cori. La primissima canzone, Two Way Action, è un baccanale garage-rock, ma il resto fonde i sofisticati tocchi retrò degli album precedenti e il nuovo approccio veemente. La band spazia dal vibrante blues-rock (Satisfied) al sognante folk-rock (11:11) e all'effervescente soul rave-up (How Indiscreet).
Core And Rind evoca addirittura il jazz-rock psichedelico di Donovan degli anni '60. Nonostante le intenzioni, la band tende ancora a divagare verso lo stile nostalgico retrò: la grande aria di Waiting To Talk, la ballata orchestrale con coro femminile Dear Old Greenland, la ballata blues cantata Why?, la canzonetta Mersey-beat caraibica Case In Point, il ragtime dal ritmo trombonico Too Long e soprattutto la galoppante trafila country-western Way Out West. Ma l'investimento è ancora prevalentemente nelle canzoni, con le parti strumentali a fare da mero contorno.
Lo spartano mini-album Weather Systems (Grimsey, 2003) non riuscì a introdurre nuovi elementi, e di fatto ridusse la gamma stilistica dell'album precedente, ma offrì comunque la cupa meditazione I, alla Tom Waits, e la litania Lull alla Mark Kozelek.
Bird ritorna alle sonorità dei Bowl of Fire con il vertiginoso vortice stilistico di The Mysterious Production Of Eggs (Righteous Babe, 2005), una raccolta di canzoncine eleganti e orecchiabili che suonano come la sintesi definitiva del decennio: Sovay (fraseggio quasi-jazz su spazzole notturne di batteria e pianoforte tintinnante), A Nervous Tic Motion Of The Head To The Left (un arguto catalogo di violazioni delle regole vocali e strumentali del pop songwriting), The Naming of Things (la progressione melodica più regolare).
Le sue canzoni suonano per lo più come deviazioni di una carriera che non vuole crescere: la fiaba Measurement Cups, o il miscuglio di arrangiamenti di Banking On A Myth, o Opposite Day, la battuta definitiva, che suona come la decostruzione degli stereotipi dei Beatles.
Bird ha uno straordinario senso su come fare per rimodellare il vecchio stile (il fischio bucolico in Masterfade alla Donovan, la giostra esotica di Fake Palindromes, il canto e il contrappunto di archi di Tables And Chairs) che lui traduce in una delizia di suoni.
Will Oldham è il trovatore dell'alt-country, Jeff Buckley è lo psicologo intimo, Devendra Banhart è il gentile bardo psichedelico, Rufus Wainwright è il sofisticato fabbro del pop.
Andrew Bird rappresenta tutti loro allo stesso tempo: maestro del canto profondo, maestro degli arrangiamenti stratificati, maestro dell'immaginario lirico, maestro delle melodie celestiali, maestro del bizzarro e del sottile.
L'equilibrio fra voce e musica rimane il pregio principale di Bird su Armchair Apocrypha (Fat Possum, 2007). Ciò viene dimostrato meglio con la pianistica Armchairs (7 minuti) e l'orecchiabile Plasticities (con violino, xilofono e theremin), ma pervade in definitiva ogni motivetto dell'album, da Fiery Crash a Dark Matter. Essendo padrone sia dell'orchestrazione (per gentile concessione del tastierista Martin Dosh e del multistrumentista Jeremy Ylvisaker) che della voce, la sintesi di Bird è più efficace che mai. L'ossessionante strumentale Yawny at the Apocalypse non è solo la proverbiale ciliegina sulla torta ma anche un muto epitaffio sulla visione solenne di Bird.
Noble Beast (Fat Possum, 2009), equamente suddiviso tra canzoni e brani strumentali, è austero, idiosincratico, impressionistico pop da camera per esperienze traumatiche, cesellato attraverso una meticolosa sintassi di sottigliezze subliminali. Dopo l'astratta apertura strumentale raga-psichedelica Master Sigh, la transizione dalla melodia pop Oh No, che suona come Elton John con la chitarra, alla cullante ed evocativa Effigy à la Leonard Cohen (con violini al tempo di valzer e cori femminili) emerge come la transizione da uno stato fisico ad uno metafisico. In un certo senso, la più lunga Masterswarm opera la trasformazione inversa all'interno di una sola canzone, dal suo iniziale inno tinto d'India al tema caraibico da easy-listening che segue. Not A Robot But A Ghost segue la strada al contrario: da effervescente danza caraibica a rapimento astrale. Lo strumentale da sette minuti You Woke Me Up sovrappone uno schema neoclassico ad uno mediorientale e turbinante. Mentre la facciata power pop edonistica procede, le dinamiche e i paesaggi sonori retrò-creativi di Fitz And The Dizzyspellsallestiscono un teatro della memoria per un pubblico di amnesiaci. L'aspetto più meditativo delle canzoni raggiunge un picco con la pensosa vignetta country-rock influenzata da Morricone di Tenuousness e con la lunga elegia Souverian che si rifà alle odi di Jackson Browne.
Il mix di elementi retrò ed esotici è responsabile della forma creativa di easy-listening strumentale di Andrew Bird, esemplificata da Nyatiti. All'altra estremità dello spettro strumentale Bird si avventura addirittura nelle musiche ambientale e concreta con i crescendo droneggianti di The Barn Tapes (dieci minuti). Carrion Suite (dieci minuti e quattro movimenti), col batterista Glenn Kotche dei Wilco e il contrabbassista jazz Todd Sickafoose, è ben più psicologica, un esemplare di astratto jazz etnico post-industriale da camera. La sua più aspra controparte è Hot Math (sette minuti), un mix di minimalismo ripetitivo e funk etnico. E' la metà strumentale del disco doppio a prevalere. Vi compaiono anche il lamentoso e cacofonico adagio di Dissent e il demenziale concerto per fischi di Sigh Master. Ognuna potrebbe fungere da punto di partenza per album più ambiziosi.
Se confrontato con i sontuosi album precedenti, Break It Yourself (Mom & Pop, 2012) ha un sentimento più intimo e umile (quasi da camera da letto). La raccolta, tuttavia, suona come un miscuglio di approcci diversi, dal folk-rock mainstream del singolo Eyeoneye alle ambizioni neoclassiche degli otto minuti di Hole in the Ocean Floor, dalla world-fusion di Danse Caribe al tono tragico delle Desperation Breeds.
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