- Dalla pagina sui Black Vomit di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Black Vomit di Sheffield (Inghilterra) hanno elaborato una riflessione post-rock assordante su grindcore, black metal, musica industrial e acid-rock in Jungle Death (Rusty Axe, 2009). L'inquietante silenzio di A Premonition Of Inevitable Doom, già destabilizzato da un rombo minaccioso, è devastato dall'estremo attacco grindcore strumentale di Deluge From Hell. L'intermezzo ambient di Condeclint5 è seguito dall'atmosfera apocalittica del muro di rumore di Vigilante Night. I funebri droni siderali di Last Cries Of The Lost, che rivelano brevemente un ecosistema di danze e urla pagane, decadono nelle bolle elettroniche, nelle emissioni miasmatiche e nei tam-tam ipercinetici di La Pastora. La pittura sonora astratta di Constdecnt e gli accordi martellanti di St Anthony's Fire gettano le basi per l'hardcore frenetico di Repositioning Chrome. La musica cerimoniale onirica, esotica e sinfonica di Konna Yume Wo Mite conduce ai tredici minuti di Back Beloved Cloud, che passano dalla furia black metal ai segnali androidi, al drill frenetico, al rumore caotico e sparso, fino alle voci languide dilatate nel vuoto astrale. Queste voci si trasformano nelle nebulose elettroniche rotanti di Evolution Of Joy, un brano di nove minuti che lentamente decade in un silenzio eterno.
Let It Come Down (Frequency 13, 2011) contiene la jam dub psichedelica Forbidden Dub e il soundpainting digitale free-form da venti minuti di The Dark Backward and Abysm Of Time.
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