- Dalla pagina su Burning Star Core e New Monuments di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Burning Star Core, il progetto del violinista C. Spencer Yeh (Taipei, 1975), con sede nell'Ohio, ha raggiunto un equilibrio unico tra atmosfera ronzante, musica concreta e follia psichedelica, uno standard stabilito per la prima volta dalle due meditazioni di sedici minuti del mini-album A Brighter Summer Day (Thin Wrist, 2002).

L'EP Amelia (2003) contiene The Point Of Departure Is Not To Return, di undici minuti, che inizia con una semplice melodia sintetizzata ripetuta più e più volte ma che lentamente costruisce uno sciame polifonico di immagini speculari.

L'EP Amplified Body Sound (2003) contiene i dieci minuti di The Act Of Sitting With One's Own Ass, un'interpretazione quasi comica della musica elettronica con metamorfosi da cartone animato e divertenti manipolazioni delle voci.

Il mini-album Inside the Shadow (2005 - Hospital, 2010) contiene tre dei loro pezzi migliori, in particolare la sonata drone di nove minuti Inside the Shadow, il cui timbro continua a muoversi e spostarsi fino a schiudere ogni sorta di turbolenza percussiva.

Il mini-album The Very Heart Of The World (Thin Wrist, 2005) sperimentava con gli strumenti a percussione, in particolare nei 14 minuti di Come Back Through Me.

Il mini-album Everyday World Of Bodies (Ultra Eczema, 2006) è composto da voce, elettronica e oggetti trovati. Il primo lato (Shoot Me Out The Sky, Swimsuit 2006, Beneath 2 World) si abbandona a una musica concreta amatoriale, mescolando suoni elettronici, suoni naturali e voce umana. Il secondo lato è ancora più infantile e ingenuo, tranne che, all'improvviso, ci consegna la vignetta per pianoforte In Love With A Promise, che potrebbe essere della Penguin Cafè Orchestra.

Il mini-album Three Sisters Who Share An Eye (No Fun, 2006), contenente solo due improvvisazioni di 15 minuti, e fu il più estremo dei primi lavori.

Il doppio disco Mes Soldats Stupides '96 - '04 (Cenotaph, 2005) raccoglie rarità.

Hototogisu + Burning Star Core (2006) contiene cinque improvvisazioni noise, in particolare #2, che consiste in 14 minuti di strimpellate e droni in forma libera.

Operator Dead Post Abandoned (No Quarter, 2007) inaugurò un quartetto con Yeh al violino ed elettronica, Trevor Tremaine alle percussioni, Mike Shiflet al computer e Robert Beatty all'elettronica; e la musica ha raggiunto una fusione forte e trascendentale di free-jazz, acid-rock e scultura sonora digitale su una spastica frenesia percussiva. L'abrasivo pattern ritmico che apre i 19 minuti di When The Tripods Came (una delle più gloriose sinfonie elettroacustiche dell'epoca) suona come un ticchettio distorto e amplificato, come un remix di Time dei Pink Floyd. Si trasforma rapidamente in un baccanale industriale con elettronica e chitarre che esplodono come fiati free-jazz, la sua metronomia trafitta da droni tempestosi per un finale mozzafiato. I 17 minuti di Operator Dead Post Abandoned si aprono con un denso e caotico vortice di droni e percussioni, e non c'è niente di più lineare o amichevole. La valanga cacofonica in qualche modo si fonde in una brezza di glissando melodici e galattici. Me & My Arrow è un incubo ipnotico e penetrante che cresce lentamente in una sorta di raga paralizzato quando le percussioni stabiliscono il tempo. La fragorosa fanfara The Emergency Networks Are Taking Over è composta da nove minuti di muro di percussioni con strati di distorsione maniacale.

Blood Lightning (No Fun, 2007), che vanta un suono insolitamente "pulito", contiene gli undici minuti di The Universe Is Designed To Break Your Heart, che è fondamentalmente due pezzi in uno: prima un pulsante minimalismo melodrammatico e ronzante, poi musica elettroacustica in una forma libera atonale.

Il cofanetto da dieci cassette Ghosts Of Niagara (2008) documenta le collaborazioni tra i Burning Star Core e i Prurient, in particolar modo l'apocalittico muro di rumore di cinque minuti di Syrup Slave.

Challenger (Hospital Productions, 2008) ha segnato un ritorno alle performance soliste elettroniche/computer, questa volta incorporando registrazioni sul campo. Ha anche segnato una nuova posizione da parte di Yeh, che apparteneva più all'avanguardia intellettuale che alla folla vociante. Il risultato si avvicinava sia alla musica cosmica degli anni '70 che ai lavori ambient più progressisti di Brian Eno.

Papercuts Theatre (No Quarter, 2010) documenta le esibizioni dal vivo dal 1997 al 2008.

Yeh era un violinista eclettico la cui eclettica carriera è continuata con collaborazioni altrettanto eclettiche al confine tra free jazz e musica elettronica, come: Jazz Hands (2002) con il batterista Larry Marotta; The Lower Ones (2004) con John Olson dei Wolf Eyes; Workbench & Yeh (2004) con Mike “Workbench” Bernstein dei Double Leopards; Nolan / Yeh Duo (2005) con il batterista Pete Nolan dei Magik Markers; Roach=Animal (2005), accreditato a Dirty Dynamite Gang, con la musicista elettronica Jessica Rylan e John Olson; A Rock in the Snow (2006) e Slow Blind Avalanche (2006) con il sassofonista Paul Flaherty e il batterista Chris Corsano; Rylan/ Yeh (2006) con la musicista elettronica Jessica Rylan; Marino's Dream (2006), accreditato ai Clams, con James Ferraro, Kathy O'Dell, Shane Mackenzie e Zac Davis; The Squid (2007) e False Speech (2007) con il musicista elettronico Aaron Dilloway dei Wolf Eyes; Live in Nottingham (2007) e New York / Atlanta (2008) con John Wiese; Burning Graveyard Lights (2007), con Ben Hall (percussioni), Hans Buetow (violoncello), John Olson (sassofono) e Mike Connelly dei Wolf Eyes, un'estensione dei Graveyards (Hall, Buetow, Olson); Bite Your Tongue (2009), accreditato a Storm of Corpses, con John Rich (clarinetto), Jon Lorenz (sassofono tenore), Tony Dryer (contrabbasso elettrico), Jacob Heule (elettronica), Jay Korber (batteria) e Ryan Jewell (batteria); Object Lessons (2009), una "interpretazione musicale parlata" dell'installazione dell'artista visivo Justin Lieberman; Musculus Trapezius (2010) con Tony Conrad al clavicembalo e al violino e Michael Duch al contrabbasso; Northern Resonance I (2011) e Northern Resonance III/II (2010) con il suonatore di harmonium norvegese Jon Wesseltoft; Lunar Roulette (2011), accreditato a Sych, con Wally Shoup (sassofono contralto), Chris Corsano (batteria) e Bill Horist (chitarra elettrica); Cold / Burn (2012) con la musicista elettronica argentina Anla Courtis, Okkyung Lee al violoncello e Jon Wesseltoft all'harmonium; Dragonfly Breath (2013) con il sassofonista Paul Flaherty, il trombonista Steve Swell e il batterista Weasel Walter; NCAT (2013) con la violoncellista Audrey Chen, il pianista Todd Carter e il trombettista Nat Wooley; Wake Up Awesome (2013) con Okkyung Lee e il musicista elettronico norvegese Lasse Marhaug; Schlager (2016) con il sassofonista Ken Vandermark; Tashi Dorji/ C. Spencer Yeh/ Michael Zerang (2019) con il chitarrista di origine bhutanese Tashi Dorji e il percussionista Michael Zerang; ecc.

Le registrazioni soliste di Yeh includono: Au Revoir et Bonne Nuit (2006), che contiene sei improvvisazioni senza titolo, Nothin' But a Heartache (2006), la piece da 30 minuti di Solo Violin 1-10 (2007), Solo Voice & Electronics (2009), che contiene i quattro movimenti Memories of Murder e i sei movimenti Always Been a Storm, The Strangler (2009), che contiene i sedici minuti di Escape Artist e i tredici minuti di The Stranger, 1975 (2011), che è stato registrato tra il 2005 e il 2009, Transitions (2012), un raccolta di dieci pezzi più brevi, Solo Voice I帽 (2015), interamente dedicato al suo canto, The RCA Mark II (2017), una raccolta di dodici brevi vignette.

I Monuments, in seguito rinominati New Monuments, erano Spencer Yeh, il sassofonista tenore Don Dietrich di Borbetomagus e il fidato percussionista di Yeh, Ben Hall.
The New Monuments (Important, 2009) contiene All Our Cathedrals Are Unfinished (nove minuti di cacofonia forte e sfrenata), Ram Ventilators (dieci minuti di anarchia ancora più abrasiva) e Village Of Empty Nests (venti minuti di radiazioni nucleari e poi di improvvisazione free-jazz leggermente meglio organizzata, ma comunque con sassofono e violino che puntano ai rumori più assordanti).
Il loro secondo album, Long Pig (Bocian, 2015), contiene Product Contains Bones, della durata di undici minuti (l'equivalente musicale folle di un bombardamento a tappeto), Chains, della durata di quindici minuti (che inizia in modo relativamente sommesso per poi abbandonarsi al solito caos di distorsioni martellanti, ma dando più spazio alla batteria), Gravity Forge, della durata di undici minuti (obliquamente propulsiva grazie a un ronzio insistente e a una batteria più coesa) e Mermaid's Purse, della durata di dieci minuti (il caos stridente e devastante per eccellenza).
Il loro terzo album, New Earth (Pleasure Of The Text, 2018), raccoglie cinque lunghe improvvisazioni: Old Monuments (16:33), un po' troppo autoindulgente e non rifinita (sembra esaurire le energie dopo nove minuti), White Hair Bleeds Orange (9:13), basata su un intrigante effetto sonoro del violino ma debolmente supportata da batteria e sassofono, Jolly Copulators (11:55), che è forse il pezzo forte, un tornado percussivo e un repertorio demoniaco di distorsioni incandescenti, Voting With One's Body (13:20), un vortice di tensione implacabile ed estenuante, e Signal (14:21), una jam relativamente più contenuta e persino riflessiva.
Language Is The Skin (Torn Light, 2022), il loro quarto album, sembra essere il più erudito: il trio rifugge il muro di rumore radicale e si sofferma su registri ed effetti insoliti. Se il risultato è ancora estremo negli otto minuti di Reincarnation Is Hard To Do, gli undici minuti di Lamprey Embouchure sono tutta un'altra storia: un assolo di sax straziante che sfocia in una jam frenetica basata su una batteria caotica. E i 19 minuti di Blush sono un assolo di sax faticoso e estenuante in un paesaggio sonoro relativamente scarno.


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