- Dalla pagina sui Broken Social Scene di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Originaria di Toronto, Canada, la superband di alt-rock Broken Social Scene, guidata da Kevin Drew e Brendan Canning, esordì con Feel Good Lost (Arts&Crafts, 2001), un misurato affresco d'atmosfera, in prevalenza strumentale, costituito da molteplici tasselli: dall'acquerello impressionista Guilty Cubicles alla parodia dell'easy-listening Alive in 85; dalla dissonante ninna-nanna violinistica Mossbraker all'estesa Last Place, la composizione più suggestiva, otto minuti di morbidi droni e loop. La band si ripete di rado. I Slept With Bonhomme at the CBC rimanda al nostalgico minimalismo della musica da camera stile Penguin Cafè Orchestra. La batteria innesca le metamorfosi di Love and Mathematics, da interludio jazzato fino a un enfatico crescendo, passando per iterazioni minimaliste. La pausa elettro-orchestrale di Passport Radio gonfia e distorce una ballata soul. In chiusura Cranley's Gonna Make It, uno shuffle country-rock in levare. I pezzi vocali non sono da meno in fatto di creatività. Blues for Uncle Gibb sono sette minuti di autentico blues vecchia maniera, anche se sembra registrato come se si ascoltasse dal buco della serratura. Stomach Song compie la stessa operazione sulla musica folk, aggiungendo inoltre un tocco di psichedelia.
Il progetto sbocciò veramente nel più solido e vario You
Forgot It in People (Arts&Crafts, 2002), al
quale parteciparono ben 15 musicisti. Due brevi strumentali, il primo
un acquarello ambient (Capture the Flag) e
il secondo un interludio neoclassico (Pitter Patter
Goes My Heart), segnano l'inizio e la fine dell'album in
mezzo a cui le canzoni spaziano sull'intera tavolozza sonora:
dal noise-rock esuberante (Almost Crimes)
al folk-rock latineggiante (Looks Just Like the Sun),
dall'infantile filastrocca folk (Anthems for a
Seventeen Year-old
Girl, firmata dalla vocalist Emily Haines) a
soluzioni "poppeggianti"
alla Dinosaur Jr
(Cause = Time).
I passaggi più memorabili non sono le melodie, i riff di chitarra o gli
assoli, bensì quelli in cui la musica si trasforma senza strappi nella sua negazione:
Stars and Sons (da ruffiano soul-pop a dissonante follia surreale),
Shampoo Suicide (shuffle funky latino memore di Santana che si torce in sinistro baccanale), fino alla muzak tintinnante dello strumentale Pacific
Theme.
L'impeto lirico
del disco culmina nella toccante Lover's Spit,
una
nenia di sei minuti scandita su un tempo funereo, stagliata contro
lo sfondo di una fanfara di corni e cantata in un tono che deve tanto a
Lou Reed
quanto a Bob Dylan.
Nonostante l'album manchi di un tema unitario, la parata di stili risulta
accattivante proprio nel suo anarchico e proteiforme spingersi
oltre.
Beehives (Arts&Crafts, 2004) è una raccolta di B-sides, versioni alternative e demo di studio.
Broken Social Scene (Arts&Crafts, 2005) recuperò l'ambizione di You Forgot It in People ma non la sua freschezza. Di fatto questo fumante calderone di idee contradditorie possiede un suono assolutamente travolgente proprio perché non viene lasciato molto da sentire. In un certo senso, c'è troppo materiale in tracce come Ibi Dreams of Pavement, Handjobs for the Holidays e Windsurfing Nation: troppi suoni da discernere, troppe combinazioni da smontare. Anche se a tratti vivace (7/4 Shoreline) e atmosferico (Hotel, Major Label Debut), è chiaro che gli sforzi della band si sono indirizzati verso i pezzi più cerebrali. Sfortunatamente questi, in particolare i dieci minuti di It's All Gonna Break, sono proprio i meno impegnativi
Il cantautore di Toronto e chitarrista dei Broken Social Scene, Jason Collett, che in precedenza aveva rilasciato Chrome Reflection (2000) con lo pseudonimo di Bird, iniziò la sua carriera solistica con Bitter Beauty (2002), una delle migliori incisioni country-pop dell'anno. Motor Motel Love Songs (2003) era una raccolta di materiale degli esordi, mentre Idols Of Exile (Arts & Crafts, 2006) era una raccolta più vivace perfino della prima (We All Lose One Another, I'll Bring the Sun, Feral Republic). Dei dodici pezzi scarnamente arrangiati presenti in Here's to Being Here (Arts and Crafts, 2008) solo una manciata era realmente degna di essere pubblicata, e tra queste solamente due (il rock Papercut Hearts e la vibrante Henry's Song) confermano lo status di Collett come cantautore di razza, mentre le restanti lo fanno apparire come un mediocre seguace di Bob Dylan.
Dopo una pausa di cinque anni, il sommesso ed eclettico Forgiveness Rock Record (2010) ha segnato un altro cambio di direzione per il collettivo dei Broken Social Scene. Spiccano i brani energici, come World Sick e Chase Scene, ma il grand pop di Forced to Love e Water in Hell non manca di pathos rispetto alle vette artistiche del passato della band, e la jam strumentale Meet Me in the Basement è l'unica novità che funziona bene. Sebbene quei momenti siano abbastanza memorabili ed eseguiti in modo impeccabile, il resto lascia a desiderare, riproponendo vecchie idee per una nuova generazione o semplicemente espandendo un vocabolario per il gusto di provare cose diverse. Questo avrebbe dovuto essere un EP di cinque canzoni.
Nel frattempo, Liz Powell si era unita ai Broken Social Scene.
È stata la fondatrice e leader dei Land of Talk, che hanno pubblicato Some Are Lakes (2008), Cloak and Cipher (2010) e Life After Youth (2017).
Rat A Tat Tat (2010) non riesce nemmeno a fornire un singolo pezzp degno di nota (Love is a Dirty Word è l'esatto opposto di "memorabile") e la canzone più orecchiabile, Love is a Chain, suona come una cover di Elvis Costello di un successo degli anni Sessanta.
Collett ha ri-registrato alcune delle sue canzoni con arrangiamenti diversi su Pony Tricks (2010). Successivamente ha raccolto nel doppio disco Reckon (2012) un'ampia serie di canzoni per una varietà di arrangiamenti, dall'organo e chitarra acustica (Talk Radio) all'orchestrale (Pacific Blue) passando per l'ironico, saltellante e dondolante, quasi reggae I Wanna Rob a Bank, una delle migliori della sua carriera.
Song and Dance Man (2016) è più un album country, con brani ariosi come Love you Babe.
Dopo una pausa di sette anni, i Broken Social Scene sono tornati con Hug of Thunder (2017). Divenuti un supergruppo di 15 membri, questi si alternavano alla voce. Kevin Drew e Ariel Engle cantano l'agitato psych-rock di Halfway Home; Ariel Engle dirige la febbrile melodia da festa Stay Happy; Leslie Feist sussurra la leggera ninna nanna Hug of Thunder; Andrew Whiteman canta nella vivace ed elettronica Skyline; Emily Haines intona il twee-pop da ragazzina di Protest Song. Nessuno di questi è rivoluzionario, e la maggior parte del resto è usa e getta, come la blanda Towers and Masons, cantata da Brendan Canning, e la noiosa pop-soul Victim Lover, cantata da Lisa Lobsinger. Kevin Drew ottiene i pezzi migliori: la fragorosa, sincopata e orecchiabile Vanity Pail Kids e Mouth Guards of the Apocalypse, di gran lunga la canzone più stridente e non ortodossa.
Feist ha pubblicato gli album solisti Let It Die (2004), The Reminder (2007), Look At What The Light Did Now (2010), Metals (2011) e Pleasure (2017).
Emily Haines & The Soft Skeleton hanno pubblicato Knives Don't Have Your Back (2006) e Choir Of The Mind (2017). La Haines ha guidato i Metric che hanno pubblicato: Grow Up And Blow Away (2001), Old World Underground Where Are You Now? (2003), Live It Out (2005), Fantasies (2009), Synthetica (2012), Pagans In Vegas (2015), Dreams So Real (2018) e Art Of Doubt (2018).
Altri membri dei Broken Social Scene includono Ohad Benchetrit, Charles Spearin e Julie Penner dei Do Make Say Think, nonché Amy Millan, Evan Cranley e Torquil Campbell della band canadese Stars.
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