- Dalla pagina su Dan Deacon di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Gianfranco Federico, modificato da Stefano Iardella)

Il compositore Dan Deacon (West Babylon, 1981), di Baltimora, venne alla ribalta con gli intricati collage di Spiderman of the Rings (Carpark, 2007), che mischiava arrangiamenti orchestrali, battiti elettronici e follia infantile. I brani strumentali, in particolare, risultano alquanto eccentrici. Wooody Wooodpecker è una music-box composta da xilofono, loop di voci da cartone animato e sintetizzatori che improvvisamente si librano come in una fuga di Bach. Lìinfluenza di Bach prosegue su Pink Batman, che potenzialmente è una sonata a spirale per organo a canne suonato a velocità doppia. Jimmy Joe Roche è una gloriosa melodia, deformata e allungata fino al suo limite da una squadra di sintetizzatori.
Le canzoni svolgono strane operazioni chirurgiche sul corpo della musica popolare. The Crystal Cat prende un sintetico battito techno e lo trasforma in un ritmo che somiglia ai twist degli Anni Sessanta; e la sua rapida tiritera suona come una parodia di vecchi successi bubblegum. Dalle medesime premesse, la selvaggia, frenetica danza Okie Dokie potrebbe essere una cover aliena di Twist And Shout. Il confine fra alieno e infantile viene ulteriormente esplorato nella disco-novelty demenziale Trippy Green Skull, una sorta di Giorgio Moroder da asilo d'infanzia. I dodici minuti di Wham City si ergono come un manifesto di questa arte, che unisce il suo retroterra di avanguardia (ad esempio le ripetizioni minimaliste) alla sua passione per la sotto-cultura (ad esempio le cantilene da cartoon), da qualche parte fra gli Animal Collective e i Girl Talk.

Bromst (Carpark, 2009) risultò meno ilare e più contemplativo, come se Deacon avesse improvvisamente realizzato che la sua novelty valeva molto più di un semplice scherzo giovanile. Build Voice arriva da molto lontano: un brusio di voci in loop si sviluppa lentamente e viene circondato da ogni sorta di nuovi suoni, inclusi vocalizzi à là Brian Eno che cantano una ninnananna per bambini. Il brano diventa poi un esercizio di caotiche ripetizioni minimaliste a ritmo febbrile. Dopo un assolo di piano in stile ragtime, la coda è una fanfara frenetica degna di Michael Nyman.
Un acuto, penetrante drone lancia Red F, un'altra cantilena nello stile di Brian Eno che esplora paesaggi sonori post-techno ancora più cadenzati, radicati nel "motorik" dei Neu e nelle colonne sonore per videogame.
Paddling Ghost, prevalentemente strumentale, ritorna all'atmosfera gioviale del primo album, che a sua volta rimandava alle novità da discoteca della fine degli Anni '70 (con un ritmo iper-ska e voci da cartone animato).
Per circa tre minuti Snookered è una canzone relativamente calma con arrangiamenti fuligginosi, ma poi il drum-beat raddoppia la velocità e tutto comincia a girare fuori controllo, in particolare la folle, fratturata e distorta voce (quasi un singhiozzo in stile rockabilly) e le voci da gnomo che spuntano intorno ad essa.
Marimba e glockenspiel tingono i sette minuti di Of The Mountains di un sapore esotico e il ritmo (non solo il battito elettronico, ma anche le voci che contribuiscono ad esso) continuano a mutare attorno a un meccanico ritmo pow-wow.
Gli otto minuti di Surprise Stefani usano ancora la voce come principale elemento del ritmo, con quest'ultimo che passa poi alle percussioni e infine alla marimba.
La breve Wet Wings è l'esperimento più psichedelico: soltanto voci stratificate che galleggiano.
Woof Woof mostra uno dei ritmi più accattivanti, un balletto in stile Disney per una moltitudine di micro-voci che si trasformano in una giostra psichedelica, come una versione davvero demente del Magical Mystery Tour dei Beatles.
Baltihorse è la sua controparte demoniaca, che inizia e finisce in modo estremamente frenetico, con un intermezzo strumentale di inquietanti passi di danza per clavicembalo (prodotti dal synth) e marimba. E la conclusiva Get Older è l'ultimo urlo: tutti gli strumenti sono portati al massimo volume e battono maniacalmente.
Gli esperimenti vocali resuscitano la gloriosa tradizione che era quasi morta con Frank Zappa e che riporta indietro alla Virgin Forest dei Fugs. Voci da cartone animato intonano melodie incoerentemente maestose, che vengono contrappuntate da un normale registro maschio (esso stesso talvolta sovrainciso).
Denominatore comune di tutti i brani (e ciò che rende unico Deacon) è l'impatto viscerale e le dense texture. In un certo senso Deacon è il primo compositore che davvero prosegue e realizza gli esperimenti iniziati 20 anni prima dai Vampire Rodents.

Deacon ha anche composto e diretto per il quartetto di percussioni So Percussion la prima di Ghostbuster Cook, suonata all'Ecstatic Music Festival del 2011, e ha realizzato la colonna sonora del film Twixt (2011) di Francis Ford Coppola.

America (Domino, 2012) incorpora strumenti dal vivo. True Thrush introduce il Deacon cantante-cantautore digitale, che pone la sua abilità creativa nel comporre ritmi al servizio di una vera canzone, una surreale, gioviale ninnananna à la Kevin Ayers. Il pop psichedelico vintage e il ritmo ferroviario di Crash Jam creano un ponte tra i primi singoli dei Pink Floyd e l'arioso synth-pop degli Anni Ottanta.
Gli strumentali sono meno riusciti. I selvaggi glissando dissonanti, come di chitarra, e il drumming maniacale della roboante e scricchiolante Guilford Avenue Bridge durano o troppo o troppo poco. L'arrangiamento corale di Lots si perde nel baccano sinfonico e percussivo. Il soffice strumentale new age Pretty boy è, perlomeno, ben orchestrato (per sintetizzatore, piano, archi, fagotto).
USA, uno strumentale in quattro movimenti per ensemble esteso, non è esattamente Mason Bates, ma evidenzia le ambizioni crescenti di Deacon. Is a Monster si apre con archi à la Michael Nyman e conduce ad un'orgia di tom-tom tuonanti e di segnali acustici digitali tramite una sorta di orgasmico crescendo alla Rhys Chatham (ma senza chitarra), ritagliato da una solenne fanfara di tromba. Se questo movimento risulta geometricamente ordinato, The Great American Desert è la sua controparte caotica, con percussioni esplosive ed isterici effetti elettronici che generano un coro angelico (sfortunatamente Deacon rovina questo effetto spettacolare intonando una magra elegia e poi continuando la jam senza avere alcuna reale idea su dove essa debba andare a finire). Rail sono sette minuti di intricate ripetizioni minimaliste nello stile di In C di Terry Riley (guastato, purtroppo, da un grottesco finale kitsch). Fino a questo punto vi è ben poco di rivoluzionario o di divertente, ma il breve finale, Manifest, riscatta il tutto con una gloriosa melodia corale da inno, alimentata da un groove androide tribale. Fortunatamente questa suite, che dovrebbe segnare l'età adulta di Deacon, viene costantemente sabotata dalla sua mentalità infantile, che altrimenti la farebbe precipitare nel suo pesante dilettantismo. I suoi aggressivi timbri elettronici richiedono strumenti dal vivo per giungere al loro limite più barbaro e tribale.
Nel tentativo di entrare nell'austero mondo della musica classica, Deacon finisce per dimostrare esattamente il contrario, ovvero che ciò in cui è veramente bravo sono... le scappatelle infantili.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il pezzo forte di Gliss Riffer (2015) è l'orecchiabile e poliritmica When I Was Done Dying. Il secondo pezzo più rilevante è Fell The Lightning, ma di gran lunga inferiore. Il resto è riempitivo.

Mystic Familiar (2020) è stato uno sforzo più serio e quasi una dimostrazione high-tech. Dan Deacon suona come un Alan Parsons del 21° secolo, dedito a produzioni tastieristiche intricate e stratificate per melodie semplici e canticchiabili. L'elaborata traccia di apertura, Become a Mountain, impiega solo pianoforti ma su più livelli per ottenere un effetto sinfonico, e sembra un glitch-synth-pop quando in realtà è solo una ballata per pianoforte. L'apice propulsivo e melodico di Sat by a Tree è un improbabile incrocio tra Taking Tiger Mountain (By Strategy) di Brian Eno e le Supremes del 1967 circa. La maestosa elegia Fell Into the Ocean potrebbe essere una versione synth-pop dei primi Flaming Lips. Se le orge percussive di Arp I-IV sembrano semplici dimostrazioni tecniche, e il boogie supersonico My Friend è piuttosto infantile, l'album riporta Deacon allo stile in cui ha pochi rivali.

Ma Deacon stava diventando uno specialista di colonne sonore per film, una grande distrazione: Rat Film (2017), Time Trial (2018), Well Groomed (2020), All Light Everywhere (2021), Ascension (2021), Strawberry Mansion (2022), Hustle (2022), ecc.


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