- Dalla pagina sui Decemberists di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Decemberists sono un quintetto di Portland (cantante-autore Colin Meloy, tastierista Jenny Conlee, chitarrista Chris Funk, bassista Jesse Emerson, batterista Rachel Blumberg) che hanno reinventato la musica pop da un punto di vista erudito. L'EP di 5 brani Five Songs (2001) mostrava già un insolito bilanciamento di testi intelligenti e melodie semplici: Oceanside, Shiny, My Mother Was a Chinese Trapeze Artist, Angel, Won't You Call Me?, I Don't Mind, The Apology Song.
Castaway And Cutouts (Hush, 2002 - Kill Rock Stars, 2003 - Jealous Butcher, 2005) è una collezione di contagiose costruzioni pop che spaziano dal vivace fok rock alla maniera dei Turtles di July July, al ritornello Mersey-beat marciante e librante di The Legionnaire's Lament, allo schizzo cabarettista "Kurt Well-iano" di A Cautionary Song: queste tracce si avvicinano ai migliori lavori dei Neutral Milk Hotel. Nonostante ciò la vera anima dell'album e del gruppo giace tra i momenti rilassati che superano in numero gli effervescenti primi: il country-rock quietamente solenne di Leslie Anne Levine, il triste lamento accompagnato da organo gospel di Here I Dreamt I Was An Architect, lo shuffle soul-rock con fisarmonica e organo di Odalisque, la dormiente ballata piano-lounge di Cocoon, e la sommessa serenata di Grace Cathedral Hill, che culmina con i dieci minuti di meditazione quasi psichedelica di California One/Youth and Beauty Brigade.
Her Majesty (Kill Rock Stars, 2003) probabilmente perché registrato con minore perspicacia e pazienza, è meno coinvolgente del precedente, sebbene contenga, tuttavia, una certa quantità di melodie orecchiabili (Billy Liar, Song For Myla Goldberg), oltre a composizioni più riflessive ed elaborate (i sette minuti di The Gymnast High Above The Ground e I Was Meant For The Stage). A metà strada tra le due canzoni vi sono semplicemente degli accompagnamenti vocali migliorati da una musica eccentrica: The Chimbley Sweep accenna la music-hall e la musica di strada parigina, l'accompagnamento di Shanty For The Arethusa potrebbe essere emerso dalla colonna sonora di un film western. Occasionalmente essi si rivelano incapaci nel comporre ballate (Los Angeles I'm Yours, The Bachelor And The Bride) che si limitano a evidenziare i limiti dell'intero progetto.
L'EP The Tain (Acquarela, 2004) raccoglie la title-track,
suddivisa in cinque movimenti, di diciotto minuti, un inno folk-rock per l'era
post-nucleare che spazia fra blues, country, rock, soul, modulazioni indiane e
vaudeville. Esso sarebbe rimasto la vetta della loro arte, nonché una delle pietre
miliari del periodo.
L'EP sarà poi raccolto su The Tain/Five Songs (Jealous
Butcher, 2004).
Picaresque (Kill Rock Stars, 2005) con John Moen alla batteria e Petra Haden al violino, manifestava la crescita di Colin Meloy in qualità di cantante e arrangiatore, nonché la vena generalmente ispirata del gruppo. Se l'aspetto più visibile della loro arte è l'imponente cavalcata di The Infanta (una delle loro creazioni più ammalianti), il gruppo copre un ampio raggio con eleganza classica e semplicità grazie alla romantica canzonetta Turtles-iana di We Both Go Down Together, alla malinconica Eli The Barrow Boy, imbevuta nel pathos di una ballata medievale inglese, al ritmo vivace di The Sporting Life, che ricorda la party music della Tamla Motown e delle Supremes, alla ricercatezza dei sette minuti di The Bagman's Gambit, che rimanda all'enfatico rock progressivo degli anni settanta. La gamma di varianti è enorme. Raramente una voce ha ricoperto un così grande territorio indagando la propria anima. Gli arrangiamenti cambiano continuamente, come avviene per l'ispirazione funerea alla maniera di Leonard Cohen di From My Own True Love, per l'R&B di 16 Military Wives (che presenta forse il ritornello più canticchiabile), e per i nove minuti della tragicomica fantasia cabarettista di The Mariner's Revenge Song. Questo album è un tour de force di emozionanti narrazioni.
Il loro quarto album, The Crane Wife (2006), si rivelò quello più sperimentale fino a quel momento, grazie alle sue sconnesse suite in più parti: i dodici minuti di The Island e i dodici di The Crane Wife.
La rock opera The Hazard Of Love (2009) appare piuttosto disordinata.
Le canzoni sono sviluppate da un esercito di ospiti illustri (Robyn Hitchcock,
Jim James dei My Morning Jacket, Rebecca Gates degli Spinanes, Becky Stark dei
Lavender Diamond, Shara Worden dei My Brightest Diamond) benché la maggior
parte di queste canzoni risultino nell'insieme disfunzionali, come se gli
ospiti fossero stati coinvolti più per necessità (come per migliorare,
fondamentalmente, una composizione difettosa) che come componenti aggiuntivi.
La vena del gruppo è in buona parte mitigata, mentre i musicisti non sembrano
particolarmente animati: essi sono diligenti, ma poco collaborativi. Da questo
album si hanno la power-ballad folk di The Hazard Of Love 1 (una versione meno
isterica delle avventure dei Led Zeppelin in quel genere); il folk ruggente e
zoppicante di Won't Want For Love (con Becky Stark alla voce), l'elegante
ninnananna di Isn't It A Lovely Night? (che somiglia a un duetto fra Donovan e
un complesso country-rock); l'elegia country stereotipica di The Hazard Of Love
4.
L'opera si ridesta con The Wanting Comes In Waves, inizialmente repressa da
note di clavicembalo, poi salvata da un violento registro blues di Shara Worden
che vi innesta una coraggiosa jam da bar-band; The Rake's Song, la sola traccia
all'altezza del pathos rock di Tommy degli Who; la galoppante The Abduction Of
Margaret; mentre un'altro imponente blues di Sarah Worden (The Queen Rebuke),
vanta i riff più lenti e sporchi dell'album. L'orchestra è occasionalmente
ambiziosa (Prelude è suonato da un organo funereo affiancato a un
sintetizzatore celestiale e a un terzetto d'archi; Annan Water da un dulcimer,
un organo da chiesa, uno zither, una fisarmonica, un mandolino, un hurdy gurdy,
un autoharp e un sintetizzatore; così come il rondò neoclassico di The Hazards
Of Love 3 per clavicembalo, coro di bambini e strumenti ad arco), ma ha a che
fare con melodie mediocri. L'opera gode momenti di fascino, ma nella maggior
parte dei casi in cui punta a esprimere un sentimento profondo, finisce col
risultare muzak pop da sottofondo.
The King Is Dead (2011) retrocedeva decisivamente nel country-rock con Don't Carry It All (una copia di Harvest di Neil Young) e l'inno di Down By The Water (a metà strada fra Band e Byrds, passando per i R.E.M.). Qualche deviazione nelle spartane meditazioni folk autentica la sincerità e la passione del progetto (notevole è l'impressionismo Donovan-iano di January Hymn).
What A Terrible World What A Beautiful World (Capitol Records, 2015), un'altra raccolta senza pretese, avrebbe dovuto essere un EP. Metà dell'album è riempitiva. Il soul gioviale in stile Tamla di Cavalry Captain, la potente ballata The Wrong Year e Make You Better (che suona come un remix dei R.E.M. di The Crane Wife) non aggiungono molto al loro canone: è un pezzo rock leggero che rimane a metà strada. La ninna nanna folk-rock vecchio stile di Alan Stivell Better Not Wake the Baby, la canzone valzer grass-roots in stile Band Anti-Summersong e il pomposo inno marziale A Beginning Song non sono innovativi ma almeno impeccabili nella loro interpretazione tradizionalista. Dal punto di vista melodico, la vincitrice è l'elegante canzoncina bubblegum-pop in stile anni '60 Philomena (gli Hollies o Tommy Roe con brutali testi sex di Frank Zappa).
L'album carico di synth I'll Be Your Girl (Capitol Records, 2018) strizza l'occhio al revival synth-pop dell'epoca: Cutting Stone è il tipo di ballata pop che era popolare durante i tempi d'oro della disco-music, e Severed è una litania pulsante nello stile dei New Order e Billy Idol. Ci sono due parodie dei Beatles: Sucker's Prayer (troppo simile a Don't Let Me Down per essere un incidente) e We All Die Young (echi di Come Together). La ballata caraibica I'll Be Your Girl, la ripetitiva e ampollosa Once in My Life e gli otto minuti sedativi Rusalka Rusalka the Wild Rushes incarnano tutto ciò che c'è di sbagliato in questo album. La cosa strana qui è la canzoncina pop barocca e clownesca Everything Is Awful. Del resto la trotterellante Your Ghost evoca i Moody Blues, e non è divertente.
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