- Dalla pagina su Dosh di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il percussionista Martin Chavez Dosh (1972), di Minneapolis, che aveva esordito nell'ensemble di improvvisazione collettiva Fresh Squeez guidato dal chitarrista James “JG” Everest, che includeva anche il DJ Andrew Broder, ha debuttato da solista con l'album interamente strumentale Dosh (Dinkytown Records, 2002 - Anticon, 2003) in una vena post-rock simile, ma con un drumming più intenso. Brani come Water Turn Off Notice e India India si muovono al confine tra drum'n'bass, elettronica glitch e jazz-rock. Degne di nota sono anche le sue decostruzioni di musica leggera (You Can't Make Me Cry, My Girl's Ex-car). E poi c'è la dilatazione psichedelica di Forgot Myself.
Allo stesso tempo, Dosh suonava nel progetto post-rock di James “JG” Everest, Lateduster, che includeva il DJ Andrew Broder e che divenne il progetto di Broder stesso, pubblicando Five Easy Pieces (2002) ed Easy Pieces (2004), e in un altro progetto legato a Everest, i Vicious Vicious, che pubblicarono Blood & Clover (2002).
Dosh suonò anche nei Sans Le Systeme con JG Everest, Mark Erickson e il chitarrista Jeremy Ylvisaker, e poi nei Redstart, con la cantante Wendy Lewis e Ylvisaker, che pubblicarono So Far from Over (2004).
Dosh registrò altri due album solisti di vignette strumentali: Pure Trash (Anticon, 2004) e Powder Horn (2005), ma con risultati molto meno interessanti.
The Lost Take (Anticon, 2006), con una strumentazione ampliata al violino (Andrew Bird), chitarre (Erik Applewick dei Tapes'n Tapes e Ylvisaker) e altro ancora, minimizzando il ruolo degli effetti elettronici. I risultati migliori si ottengono nelle atmosfere psichedeliche di Fireball, One Through Seven e Pink Floyd Cowboy Song.
Un ensemble ancor più numeroso ha arrangiato Wolves and Wishes (Anticon, 2008) che flirta con il latin-jazz (Don't Wait for the Needle to Drop con venature di xilofono), il country (Capture the Flag), ma evoca soprattutto il prog-rock vecchio stile. Se il collage elettronico di nove minuti First Impossible sembra autoindulgente, The Magic Stick evoca la Penguin Cafè Orchestra.
Drones From Home (2008) è stato un piccolo esperimento di umile musica droning, e Tommy (2010) è stata una raccolta più convenzionale di vignette ambient jazz, nonostante gli otto minuti di Gare De Lyon.
Dosh ha suonato la batteria per il progetto Fog di Andrew Broder in Ditherer (2007) e per Cloak Ox in Shoot the Dog (2013).
Silver Face (2011) contiene forse la sua musica più sofisticata fino a oggi. Ogni canzone è assemblata con cura e non si protrae oltre il dovuto. In effetti, i brani sono per lo più poco sviluppati. Tra i pezzi più significativi ci sono il blues di Bless Me e il distratto Jay Jay.
Milk Money (2013) è principalmente dedicato a Legos, un'elegante e delicata suite di jazztronica da camera, della durata di 25 minuti.
Dosh ha formato i Skemp & Weather, con il poeta Jeffrey Skemp, Everest e la fisarmonicista Karen Townsend: hanno pubblicato The Hum of the Sky (2020).
Tomorrow 1972 (2021) di Dosh contiene la jam rumorosa e densa Manhatta (undici minuti). L'album presenta un cast di musicisti jazz-rock come Jeff Parker e Andrew Bird, oltre a vecchi compagni come Ylvisaker ed Erickson.
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