- Dalla pagina sugli Editors di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

La band britannica degli Editors (con Tom Smith alla voce e Chris Urbanowicz al sintetizzatore), ha debuttato poco dopo il 2000 sulla scia degli Echo & The Bunnymen e dei Joy Division, ovvero degli Interpol, con i singoli Bullets, Blood e Monaco.
Non sorprende che l'album The Back Room (Kitchenware, 2006) suonasse come un dark-punk di terza mano, nonostante un paio di momenti luminosi (Lights, Fingers in the Factory) e i due singoli.

Il sonnolento An End Has A Start (Epic, 2007), che raggiunse la vetta delle classifiche britanniche, offrì occasionali segni di vita (Smokers Outside The Hospital Doors e Bones) ma per lo più sprofondò negli abissi più bassi dell'universo pop (The Weight of Thw World).

Ancora un'altra "next big thing" britannica che non valeva l'inchiostro che era stato utilizzato dai giornali per scrivere a loro proposito.

In This Light and on This Evening (Kitchenware, 2009) fu una creazione più artistica, in gran parte frutto del concept del produttore fortemente elettronico Flood. Il ritmo martellante che apre In This Light And On This Evening porta a uno sforzo concertato di recitazione gotica, note di pianoforte staccate melodrammatiche e angosciati lamenti elettronici (sebbene non raggiunga mai le vette emotive, per esempio, dei Sisters Of Mercy). Il canto privo di fantasia di Tom Smith si riscatta in Papillon, adottando lo spleen magniloquente di Stan Ridgway sul sintetizzatore trascinante di Chris Urbanowicz.
L'album è pieno di canzoni inutili come la ballata operistica su banali poliritmi elettronici Bricks And Mortar o You Don't Know Love, d'ispirazione musical atmosferico, canzoni che suonano come gli avanzi dei Pet Shop Boys.
Il paesaggio sonoro elettronico diventa il protagonista di brani come The Big Exit, le cui melodie sono poco attraenti, e il ritmo è più vivace e creativo in Eat Raw Meat = Blood Drool. Ma questi sono tentativi disperati di salvare un album di riempitivi.

Unedited (Kitchenware, 2011) raccoglie i primi tre album più B-side, brani inediti e materiale aggiuntivo (incluso un fotolibro).


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