- Dalla pagina sugli Electrelane di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Paolo Latini, modificato da Stefano Iardella)

Electrelane è un quartetto femminile di provenienza inglese, formatosi attorno alla multi-strumentista Verity Susman (aka Verity November), specializzato in musica strumentale costruita su ritmiche persistenti e ipnotiche à la Velvet Underground, come documentato dai singoli Film Music (Indenial, 2000), Le Song (Fierce Panda, 2000) e Gabriel (Let's Rock, 2000).
Quest'ultimo incarna la loro abitudine di cambiare marcia all'improvviso, senza alcun preavviso, passando da una calma meditazione con chitarra acustica a una diabolica danza ipercinetica con organo.


(Tradotto e integrato da Stefano Iardella)

Dopo aver rimpiazzato il chitarrista originale con Mia Clarke (Brighton, 1983), il quartetto, completato da Emma Gaze (percussioni) e Rachel Dalley (basso), più l'apporto di altri musicisti (violoncello, tromba, violino, ecc.), registrò l'album Rock It To The Moon (Let's Rock, 2001 - Too Pure, 2005) e l'EP I Want To Be The President (2002).
Rivelarono un sound strumentale radicato nella gelida simmetria dell'avant-rock tedesco degli anni '70 e nell'estetica instabile del post-rock. In un tipico caso di equivalente musicale della sindrome dello split-brain, il lato propulsivo della band compete con i paesaggi sonori inquietanti del suo lato contemplativo. Così The Invisible Dog si abbandona a un languore new age prima di lanciarsi in un rave-up selvaggio. Blue Straggler fa l'opposto, ruotando virulento e irresistibile attorno a un riff di tastiera in loop prima di implodere in una quiete paradisiaca con cori angelici. Niente potrebbe essere più fuorviante della musica da camera per pianoforte e archi che apre Many Peaks, presto divorata da un vortice multistrato. U.O.R., di nove minuti, consolida la prassi, facendo seguire a furiose orge punk-rock un'agonia psichedelica dilatata. Il suono retrò delle tastiere è la proverbiale ciliegina sulla torta. Film Music è fondamentalmente un insieme di variazioni d'organo sugli stereotipi delle colonne sonore dei film anni Sessanta. Le Song suona come una novelty bubblegum della stessa epoca, accelerata in modo demenziale. Gli Electrelane non ne fanno il fulcro della loro arte, ma questo elemento retrò/revivalista da solo giustificherebbe la loro esistenza. Spartakiade, della durata di poco meno di due minuti, è un'imponente garage dance basata su riff, ricca di battiti di mani e ritmi voodoo.
La fervida immaginazione degli Electrelane trionfa con la fantasia di dieci minuti Long Dark: un riff di chitarra propulsivo pseudo-surf alla Fleshtones, un organo stridulo, una batteria martellante e un gran finale frenetico di tastiere acute, tra cui un remix atonale di Pop Corn di Gershon Kingsley. La band chiude l'album con il colossale tour de force di Mother, una pulsazione boogie a rotta di collo punteggiata di dissonanze che rappresenta l'equivalente di Sister Ray dei Velvet Underground e trascende i propri principi.

Susman è diventata una cantante a tutti gli effetti con The Power Out (Too Pure, 2004), una raccolta di brani più tradizionali. In alcuni casi, la voce ruba la scena. Il fantasma di Nico incombe su Gone Under Sea, cullato da un suono di chitarra minimalista. The Valleys è un pezzo originale costruito attorno a buffe armonie vocali che mescolano lo stile da barbiere degli anni '50 e la liturgia medievale. This Deed è un sussurro gotico che si trasforma in un urlo solenne.
D'altra parte, On Parade è più tipico dei loro esperimenti ritmici, una "locomotiva" surf-ska sincopata. Lo stesso vale per Take The Bit Between Your Teeth, un voodoobilly demoniaco con echi dei Creedence Clearwater Revival. Un ritmo disco alla B-52's emerge in Only One Thing Is Needed, impreziosito da una meravigliosa coda strumentale.
Gli eruditi lieder di Verity Susman possono anche avvalersi di arrangiamenti atmosferici. Ripetizioni e risonanze minimaliste riempiono l'atmosfera di Oh Sombra!. Nonostante il registro semplice di Susman, la sua voce è un'aggiunta gradita al suono inquietante della band. Il crescendo guidato dall'organo di Love Builds Up e la sonata per pianoforte neoclassica di You Make Me Weak At The Knees sono gli ultimi resti della loro arte interamente strumentale.

Verity Susman è ancor più padrona di Axes (Too Pure, 2005), registrato con Ros Murray al basso, e l'influenza dei Neu è ancor più forte. Il difetto dell'album è proprio il fatto che quasi ogni traccia suona come un tributo ai Neu (con l'eccezione di alcuni momenti riflessivi). Le composizioni generalmente più strumentali e concettuali conferiscono all'album un'atmosfera un po' più spoglia e glaciale, che probabilmente vale più delle composizioni stesse. La maestosa Two For Joy, la frenetica Bells, il hoedown gitano di Eight Steps e la vignetta atonale di Business Or Otherwise sono solo degli antipasti. Poi arrivano i sette minuti di blues per ossessivi strimpellamenti di chitarra e fischio di treno di Gone Darker, e il collage stilistico di dieci minuti di Suitcase (dalla sonata per pianoforte a un finale corale che ricorda, nella struttura se non nella melodia, You Can't Always Get What You Want dei Rolling Stones).

No Shouts No Calls (Too Pure, 2007) ha continuato la schizofrenia del gruppo tra musica strumentale e cantata, tornando a quest'ultima (in particolare il singolo To the East) a scapito della prima (nonostante Between the Wolf and the Dog).

Nel 2007 gli Electrelane hanno annunciato di essersi presi una pausa a tempo indeterminato.

Nello stesso anno la Susman ha esordito come solista, utilizzando lo pseudonimo Verity November, con il singolo Red Dream (Too Pure, 2007).


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