- Dalla pagina su Lupe Fiasco di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il rapper Lupe Fiasco (Wasalu Jaco, nato a Chicago) è diventato una star della musica hip-hop grazie a Food & Liquor (Atlantic, 2006), una raccolta di 16 rap vibranti e creativi di un artista educato e colto e devoto musulmano.
Le sue meditazioni elaborate (che toccano temi sociopolitici) risaltano nel mondo della musica rap, ma è spesso la produzione a rubare la scena.
Rudolph "Soundtrakk" Lopez abbina Real a un riff crunchy di chitarra hard-rock e a uno shuffle funky-soul con sfumature d'organo, soffocando He Say She Say, che introduce il personaggio di Michael Young History (il protagonista dell'album successivo), nella sdolcinatezza orchestrale di The Last One to Be Loved di Burt Bacharach, trasforma un lacrimoso frammento orchestrale del romantico Bolero Medley (1982) della cantante filippina Celeste Legaspi in un tic nevrotico per Kick Push, e raggiunge l'apice del pathos in The Emperor's Soundtrack con un coro stridente simile a un inno (un campionamento di Between the Walls degli UFO, del 1975).
David "Prolyfic" Ewing crea il propulsivo jazz caraibico di American Terrorist campionando The Romantic Warrior di Chick Corea, scatena il febbrile caos elettronico di Just Might Be O.K. e poi aggiunge un accattivante ritornello corale (che campiona Humphrey's Overture di Paul Humphrey), e inserisce un accattivante riff funk-rock sull'incisivo Pressure, con Jay-Z.
Il pezzo forte, tuttavia, è un duetto swing con Jill Scott, realizzato da Craig Kallman remixando sostanzialmente Daydream (1998) del duo britannico I Monster, che a sua volta era un remix del successo di Daydream (1969), della band belga-britannica Wallace Collection.
Un picco di divertimento è il gioviale The Instrumental, in cui Mike Shinoda fonde un pattern di tastiera minimalista e un'orchestra ronzante mentre una sinistra melodia sussurrata si svolge in sottofondo. D'altro canto, i Neptunes realizzaono il giovale e vivace I Gotcha, con un isterico carillon di pianoforte (una canzone che non offre granchè) e la collaborazione di Kanye West su The Cool è una delle canzoni meno originali.

Il concept album da 19 canzoni The Cool (Atlantic, 2007), ancora una volta prodotto principalmente da Soundtrakk, conteneva troppe ballate rap, in particolare la noiosa hit Superstar, ma il denso pop orchestrale di Free Chilly, il doo-wop alternativo di Fighters e Coolest, con un minaccioso coro femminile e ondate di archi, hanno elevato anche questo genere al di sopra della media. Ci sono un paio di momenti non convenzionali (il gioco di parole acrobatico e il ritmo di marcia veloce di Go Go Gadget Flow, e i suoni psichedelici distorti di Hello Goodbye), ma la direzione è chiaramente verso il mainstream.
Inoltre, gli arrangiamenti adottano un suono più elettronico, per esempio con Hi Definition, Little Weapon e soprattutto Hip-Hop Saved My Life (con un contrappunto femminile robotico).
Al confronto, il rilassato Gotta Eat con sfumature di chitarra è country blues. La tensione drammatica raggiunge il suo apice in Intruder Alert (gonfiamenti orchestrali e voci multiple), nella propulsiva Streets on Fire e soprattutto nel claustrofobico, quasi horror Put You on Game.
Dumb it Down divenne un famoso sfogo contro l'industria musicale. Quasi la metà dell'album non era necessaria.

Dal punto di vista dei testi, il suo miglior lavoro potrebbe essere il mixtape Enemy of the State (2010), e musicalmente potrebbe anche essere più originale di Cool, con l'onirico free-jazz di The National Anthem (che campiona i Radiohead) e la fanfara da street band di Turnt Up, mentre il vibrante Fireman e l'indolente Popular Demand accendono la sua immaginazione e intermezzi surreali come So Ghetto e il rock The One forniscono anche deviazioni disorientanti.

Il rapper annunciò allora un triplo album intitolato Lupend, che sarebbe stato anche il suo ultimo lavoro, ma invece, a seguito delle pressioni della casa discografica, ne venne fuori una collaborazione con cantanti mediocri, Lasers (Atlantic, 2011), prodotto principalmente da King David, ampiamente considerato uno spudorato sell-out perché optava per una produzione pop, con un eccessivo uso del canto e dei sintetizzatori.
Due delle canzoni più pubblicizzate sono anche tra le meno interessanti: The Show Goes On (che contagia Float On dei Modest Mouse con una fanfara di fiati), prodotta da Daniel "Kane Beatz" e I Don't Wanna Care Right Now.
David "King David The Future" Manzoor salva il pezzo alla Kanye West Letting Go, State Run Radio (con tracce di reggae-punk degli anni '80) e, soprattutto Coming Up, la canzone con il ritmo più duro.
Il rapper è intimidatorio in Words I Never Said, prodotto da Alex "da Kid" Grant (con un forte ritornello di Skyler) ed emotivo in Beautiful Lasers, ma forse è più efficace nel visionario e satirico synth-heavy All Black Everything, prodotto da Wiz Buchanan.

I ritmi elettronici kitsch rimangono in Food & Liquor 2 (2012) che, nonostante il titolo, non ha nulla in comune con il suo album di debutto: è semplicemente un altro album pop (basti ascoltare il crossover pop-hop Battle Scars), anche se questa volta il suo commento sociopolitico è più aspro e radicale (in particolare in Hood Now e Around My Way). I testi a volte sono così confusi che iniziano a sembrare surreali (per esempio, in Put Em Up).

Tetsuo & Youth (Atlantic, 2015) ha segnato una completa rinascita del rapper, ora un architetto maturo e sofisticato specializzato nel far si che testi cerebrali sfruttino a dovere beat complicati.
L'ambizione di Lupe Fiasco in questo album è evidente nell'improvviso bisogno di indulgere in canzoni più lunghe. I suoi testi visionari e i temi sociopolitici lo trasformano in una sorta di Bob Dylan della musica rap, con il produttore Dacoury "DJ Dahi" Natche nel ruolo di un Al Kooper (o dell'intera Band).
I pezzi più lunghi sono fondamentalmente il blues nell'era dell'hip-hop. Dopo l'ouverture neoclassica Summer, il suo flusso impeccabile ma frenetico racchiude i nove minuti di Mural (senza hook) su un isterico loop di organo (Wiz Buchanan) e angeliche voci femminili (campionate da Chanson D'un Jour D'Hiver del 1975 del gruppo jazz-rock francese Cortex), scatenando una criptica meditazione sul flusso di coscienza (per esempio, "cos'è una bara con il soffitto graffiato?").
Sette rapper si alternano nel cantare versi da 32 battute nei nove minuti di Chopper, una valanga di giochi di parole su un ritmo trap-rap prodotto da DJ Dahi. Preceduto dall'interludio strumentale jazzistico guidato dal violoncello Fall, gli otto minuti di Prisoner 1 & 2 sono invece una suite esilarante che si compone insieme (con l'aiuto del produttore Maurice "Moezart" Thomas) una sezione di musichall alla Bonzo Dog Doo Dah Band, un violino frenetico alla Michael Nyman, un pianoforte clownesco, tastiere ampollose, una registrazione telefonica, archi neoclassici, una canzone di piantagione industriale e una coda drammatica.
Stimolati dalla mentalità creativa di Lupe Fiasco, i produttori sono liberi di sperimentare. Larry "Symbolyc One" Griffin accoppia il rapper (che declama versi come "Danza sanscrita sulla pagina del libro morto") con una dolce ballata soul in Body of Work, e poi aggiunge lo squilibrato assolo di sassofono di Terrace Martin.
Ancora meglio è Blur My Hands, in cui il ritmo propulsivo di Griffin è diluito da un organo soul angosciato e da una chitarra wah-wah alla Eric Clapton e poi sminuito dal ritornello impennato di Guy Sebastian. Dots & Lines, progettato con l'aiuto del produttore di beat trap canadese Simon "Sayz" Morel e del polistrumentista Jack "LNDN" Aishey, è introdotto e chiuso da un banjo country e disseminato di suoni di armonica e canti corali. Moezart scolpisce il raro pezzo forte, Deliver, che viene dirottato da una sinistra feature multiplex (anche il singolo principale). DJ Dahi è la mente dietro la triade che chiude l'album: la commovente preghiera Madonna, un duetto con Nikki Jean, intrisa di voci riverberate psichedeliche, rimbombi elettronici e un ritmo criptato; l'ipnotico jazz-rap di Adoration of the Magi, uno dei momenti salienti, una miscela anarchica di campioni, voci e ritmo schioccante delle dita; e They.Resurrect.Over.New, che inizia con il rumore di un videogioco e presenta un agonizzante botta e risposta in stile muezzin di Herbert "Ab-Soul" Stevens.

Il mixtape da sei canzoni Pharaoh Height (2015) era confuso ma confermava il suo massimo stato di forma nel rappare.

Poi è arrivato un altro tutto esaurito pop, Drogas Light (2017), probabilmente una raccolta di avanzi.

D'altra parte, il monolite da 98 minuti Drogas Wave (Thirty Tigers, 2018), prodotto in gran parte da Soundtrakk come ai vecchi tempi, era un concept album su un gruppo di schiavi che, due secoli prima, erano sopravvissuti a un naufragio e avevano trascorso il resto della loro vita affondando e trascinando le navi nelle profondità dell'oceano.
Il paroliere può indulgere in ogni sorta di metafore e allegorie sulla condizione afro-americana, a volte sconfinando in giochi di parole astratti. Dopo lo shuffle messicano Drogas, il roboante Manilla inizia la narrazione con archi dissonanti e una spiegazione parlata (un po' troppo didattica). Fin dall'inizio il concetto programmatico rende la musica innaturalmente pesante e goffa. Se Gold Vs The Right Things To Do viene salvato da un'elegiaca voce femminile e un ritornello pop, e Sun God Sam & the California Drug Deals da un dissonante carillon di strada, e WAV Files si basa su una melodia orecchiabile di un pianoforte africano che è un parente stretto di Dollar Brand, canzoni come Down sembrano fiacche e noiose.
Se il gioco delle voci è sufficiente a costruire l'atmosfera tragica di Haile Selassie, il miglior duetto con Nikki Jean, arricchito da ulteriori effetti vocali, e il ritmo martellante e saltellante basta a spingere l'ascoltatore attraverso Stack That Cheese (un'altra collaborazione con Nikki Jean), i suoi ibridi pop-hop stanno diventando più sofisticati, forse tracciando il futuro dei musical di Broadway: XO, Imagine e soprattutto Kingdom (con uno dei ritmi proverbialmente acrobatici di DJ Dahi, un coro di bambini e un pezzo reggae del figlio di Bob Marley).
Si aggiungono il dolce jazz-rap di Cripple (uno dei suoi sproloqui sociopolitici) con pianoforte e flauti, e King Nas, con fiati delicati, ma non particolarmente coinvolgente.
Ci sono narrazioni toccanti, in particolare Alan Forever, il cui semplice suono di pianoforte, chitarra e organo nasconde una commovente meditazione su Alan Kurdi, un bambino siriano annegato cercando di sfuggire alla guerra civile siriana e il cui corpo è stato lasciato su un spiaggia (il rapper immagina che il bambino sopravviva e cresca fino a diventare un nuotatore olimpico e a salvare un ragazzo che sta annegando), e Jonylah Forever, il cui coro svettante e il maestoso pianoforte (tratto da Goodbye di Apparat) compongono un requiem a Jonylah Watkins, una ragazzina uccisa in una sparatoria tra bande, uno dei picchi di pathos di tutta la sua carriera.
Nessun purista dell'hip-hop lo ammetterebbe ma, musicalmente parlando, la canzone meno interessante è Quotations From Chairman Fred di sette minuti, mentre la composizione migliore è Slave Ship, un triste assolo di violino eseguito da Rosy Timms. Se fosse stato ridimensionato, Drogas Wave avrebbe potuto rivaleggiare con Food & Liquor, se non con Tetsuo & Youth.
Ma, così com'è, sembra gonfio e indulgente, anche se i testi potrebbero essere i suoi brani più emozionanti di sempre.


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