- Dalla pagina su Field di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da G. Leone, modificato da Stefano Iardella)

The Field è frutto dell'ingegno del produttore svedese Axel Willner che aveva debuttato con i singoli Things Keep Fallin' Down (2005) e Sun & Ice (2006).

From Here We Go Sublime (Kompakt, 2007) è una pietra miliare per la techno music minimale bliss-oriented basata sub campionamenti. I beat sono quanto di meno originale similarity possa immaginare, ma ciò non face altro che spostare l'attenzione sulle melodie e sul modo in cui sono costruite e decostruite.
L'effetto trance ipnotico è affine a Children di Robert Miles, del decennio precedente, dopo essere passata attraverso la rivoluzione digitale. La somiglianza è più evidente nei brani che manomettono il ruolo tradizionale della melodia, sia giocando a nascondino con l'ascoltatore (la melodia che appare e scompare in A Paw In My Face) sia prendendosi gioco di lui (il motivo vorticoso di Silent).
La melodia è completamente dissolta nella filigrana densa e riverberante di The Deal, il brano più inquietante tra tutti. L'elaborazione e rielaborazione evocano le modalità del post-rock in Mobilia.
Fondamentalmente c'è solo un pezzo in cui Willner bombarda semplicemente l'ascoltatore con ritmi pesanti: Good Things End.
Quando funziona la musica è quasi melodrammatica nonostante sia di natura "micro" e non "macro" (attenzione ai dettagli, sforzo minimo, gamma di frequenze ristretta). Tuttavia, Willner può anche essere ottimista (le increspature ascendenti e discendenti e la trama ondeggiante di The Little Heart Beats So Fast) e persino estatico (gli ammassi fluttuanti e le vibrazioni in espansione di Sun And Ice). Stanier a cavallo dell'equivalente elettronico di shoegazing e dream-pop.
Il pericolo, ovviamente, è che l'artista possa cadere nella tentazione di fare affidamento più sui loop che sulla propria ispirazione...


(Tradotto da Stefano Iardella)

Yesterday And Today (Anti, 2009) è un miscuglio, che mette insieme sei lunghi pezzi di varia profondità. Gli undici minuti trascinanti di Leave It, che suona come gli Abba, ma senza ritornelli, sono tipici dell'atmosfera leggera che aleggia. L'inutile The More That I Do genera pathos ripetendo campioni della cantante dei Cocteau Twins, Elizabeth Fraser. I dieci minuti di Yesterday & Today, una collaborazione con il batterista John Stanier dei Battles, è in realtà ciò che si avvicina di più al puro spirito edonistico della disco-music di Giorgio Moroder. I Have The Moon You Have The Internet, un crescendo di frammenti melodici sincopati, è piuttosto tranquilla, mentre Everybody's Got To Learn Sometime è solo una noiosa cover di una noiosa canzone di Korgis. Pertanto il pezzo forte è, banalmente, la palpitante suite prog-elettronica Sequenced (sedici minuti) che si intensifica e accelera per poi stabilizzarsi in un confortevole ritmo da locomotiva Kraftwerk-iano.

Looping State of Mind (Kompakt, 2011) aggiunge più movimento e più strumenti (Kicki Halmos alla voce, Jan Philipp Janzen al sintetizzatore, Dan Enqvist al basso, chitarra e tastiere, e Jasper Skarin alla batteria e al vibrafono) all'etereo paesaggio sonoro dei Field. Il caratteristico crescendo techno popola ancora It's Up There (sostanzialmente una serie di variazioni sul dogma della techno avvolte in ronzii cosmici), Is This Power (loop leggermente stonato, ritmo motorik sincopato, droni zuccherosi e fluttuanti, sequenziatori alla Giorgio Moroder) e la più banale e metronomica Arpeggiated Love; ma la festa poliritmica e minimalista di Looping State of Mind e lo shuffle pan-etnico di Burned Out (quasi un remix dell'era digitale del techno-funk vintage dei Talking Heads e della discreet music Brian Eno) sono modellati da una sostanza diversa, più densa e collosa; per non parlare della ballata per pianoforte soul-jazz di Then It's White, che suona come un remix di Robert Wyatt, e della monotona litania trippy Sweet Slow Baby.

The Field ha pubblicato, usando il nome Loops Of Your Heart, l'album And Never Ending Nights (Magazine, 2012), contenente la cinematografica Broken Bow (dieci minuti) e la contemplativa Cries (undici minuti).

Cupid's Head (Kompakt, 2013) è il suo quarto album in studio, il primo lavoro completamente autonomo dai tempi del debutto.


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