- Dalla pagina su Fridge and Four Tet di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Jacopo Di Bonaventura e Stefano Iardella)

Fridge è il nome del progetto post-rock del multi-strumentalista inglese Kieran Hebden (attivo anche come Four Tet).
Ceefax (Output, 1997), con Robots in Disguise, Semaphore (Output, 1998), con la ripetitiva Lo-fat Diet e la vivace There Is No Try, e i singoli raccolti su Seven's and Twelve's (Output, 1998) presentano un diligente discepolo di Tortoise.
Fridge è abitualmente il nome del trio conmposto da Kieran Hebden, Adem Ihan (attivo anche come Adem) e Sam Jeffers.

Four Tet, il progetto strumentale solista di Kieran Hebden, debutta con il singolo Thirtysix Twentyfive (1998), un pezzo accademico di 36 minuti che comprende una meditazione geometrica stile Canterbury (alla Soft Machine o Nucleus), un collage ciclico di rumori digtali e battute, percussioni metalliche tintinnanti e trombe romantiche, uno scoppio improvviso di energia melodica e un finale di suoni di sottofondo.

L'album Dialogue (Output, 1999) si concentra sull'idea della fusion elettronica ethnic-jazz. Il risultato è sicuramente elegante, come dimostrato dal raffinato ambient jazz-rock di The Space of Two Weeks e dalla sorniona Calamine da sette minuti, che espone tranquillamente battute sincopate e alti di flauto, raramente inebrianti. La freddezza viene scomposta raramente. Le tastiere armoniose, i corni lamentevoli e le pulsanti linee di basso scalfiscono a malapena la superficie di Chiron. Una leggera frenesia nelle percussioni appare in The Butterfly Effect, ma essa distrugge il resto presente nel mix, proprio perché il nucleo della musica di Four Tet tende a essere molto fragile. Vi sono due pezzi composti da flussi contraddittori: 3.3 Degrees from the Pole, praticamente una cacofonica sovrapposizione di un baccanale africano e una jam session free-jazz, e Aying, un contrasto di violini mediorientali e corni in libertà. Fume, di dieci minuti, combina frangenti di improvvisazioni incandescenti e atmosfere cicliche, sapientemente impreziositi da ammalianti effetti digitali.

Four Tet ha pubblicato anche 0181 (2013) di 38 minuti, una raccolta di rarità registrate tra il 1997 e il 2001, tra il primo e il secondo album.

Pause (2000) è un manifesto della musica digital folk meglio determinato e più accessibile rispetto all'album debutto di Four Tet. In Glue of the World delicate melodie di chitarra si intersecano con ritmi jazz sincopati e rumori di sottofondo. Dopo l'intrusione di suoni atonali stile arpa, la battuta si trasforma in una trama acquitrinosa, e la melodia rifà capolino con una qualità da carillon. La ripetitività minimalista conduce il brano alla sua illogica conclusione. Suona come i This Heat in jamming con Mike Oldfield e remixati da DJ Shadow. Twenty Three è introdotta da un motivo frenetico di percussioni metalliche miste a beat digitali. Una malinconica melodia di tromba si solleva mentre la chitarra si ritira. L'influenza orientale riaffiora nell'aria stile koto di Parks, sicuramente il pezzo più “ambient” dell'album. Le variazioni sull'arpa popolano la vacuità di Untangle, strofinata da un ritmo da metronomo.
Se la prima metà dell'album è pacata, assonnata, la seconda metà si sveglia con il linguaggio drum 'n bass e quasi-bluegrass di Everything Is Alright. No More Mosquitos è praticamente una novità: un ritornello infantile contrapposto ad un ritmo robotico, suoni equorei e strimpelli tinteggiati alla Orientale. Hilarious Movie of the 90's giocherella con il carillon più glorioso dell'album, una melodia semplice che in verità semplice non è, e che sarebbe molto più orecchiabile se solo Hebden lo volesse. La ripetitività minimalista di una fuga stile clavicembalo imposta il ritmo vivace di You Could Ruin My Day, lunga sette minuti. Quando intervengono finalmente le percussioni, la chitarra rimpiazza il clavicembalo, risultando in un remix dinamico e profondo della prima parte. Anzi, tutte queste composizioni suonano come remix di loro stesse, o meglio, remix di remix di remix... di loro stesse. Four Tet ha introdotto l'arte del remix perpetuo.

Rounds (Domino 2003), di Four Tet, un esercizio più astratto nel comporre modelli contrastanti su melodie modeste e ritmi sfuggenti, ripercorre la successione da un estremo all'altro. Hands è una ricompattazione cubista di elementi ritmici e melodici al punto che non vi è più ritmo o melodia riconoscibile, solamente un caos molto delicato; mentre And They All Looked Broken Hearted è un jazz-rock spettrale per il koto; e i nove minuti di Unspoken una serie di variazioni su una malinconica ballata da pianoforte. E' presente, in linea generale, un approccio più vibrante, che culmina nei brani più entusiastici: Spirit Fingers, costruita attorno ad una cascata di suoni di giocattoli, e la funky As Serious As Your Life. Solamente il carillon inframezzato di She Moves She, la vivace ninnananna di My Angel Rocks Back and Forth, permeata di echi neoclassici, e Slow Jam, echeggiante il pathos di Robert Wyatt e i bordoni di viola di John Cale coi Velvet Underground, continuano la “folktronica” dell'album precedente. Four Tet ha inventato una nuova forma di musica, nella quale il minimalismo (un campionamento molto semplice e melodico viene ripetuto ancora e ancora...) e la composizione del suono (...quindi la “canzone” è nell'arrangiamento, non nella melodia) sono una cosa sola, mentre i beat e le strutture digitali coesistono con l'arte emotiva, personale, intima.

Nel frattempo Eph (Go Beat, 1999 – Temporary Residence, 2002), dei Fridge, riflette gli esperimenti di Four Tet con una raccolta di melodie evocative. Il delicato muoversi della chitarra che emerge dall'intensa attività ritmica di Ark conduce a un complesso meccanismo di poliritmie e bordoni. Inizialmente Of suona come una metafora della difficoltà comunicativa, come se la batteria distante, le percussioni eterogenee, le linee di basso indifferenti e la spettrale elettronica si rifiutassero di interagire; ma dopo l'organo elettrico intona una semplice melodia che ricompatta il tutto. Bad Ischl è una lenta marcia verso una solenne polifonia di chitarra, sassofono, violino, elettronica e tratti ritmati, quasi una variante del metodo di composizione graduale che fu di Steve Reich. Il pezzo forte Aphelion capitalizza queste tecniche e produce una spessa forma in looping di musica ambient che incorpora dissonanze, batteria e sitar mano a mano che si avvicina il momento in cui gli archi si sollevano alti sull'orchestra e avvolgono l'affollato scenario con una delicata ondata di vagiti.

Early Output 1996-1998 (Temporary Residence, 2009) raccoglie i singoli e gli EP dei Fridge che avevano preceduto Eph.

Happiness (Temporary Residence, 2001) impiega prevalentemente dinamiche minimal allo scopo della costruzione del sound creativo. Melodica and Trombone sfida sia le leggi della musica da camera che del jazz, flirtando con entrambe mentre descrive percussioni caotiche e bordoni d'organo. Una versione semplificata di quest'idea è presentata da Tone Guitar and Drum Noise, nella quale una melanconica melodia d'armonica veleggia su un tempestoso mare di batteria. Onorando il Latin-jazz e la ripetitività minimal, i tredici minuti di Drum Machine and Glockenspiels raggiungono un'altra sintesi elegante.
L'impressione che questa musica sia fortemente imperniata sulle sezioni ritmiche aumenta con Drums Bass Sonics and Edits, i cui "sonori e edit" sembrano giocare il ruolo di batterie aggiuntive. Meno affascinanti sono invece i due swing di chitarra, da nove minuti ciascuno, di Five Four Child Voice e Long Singing. Il titolo di creazione più magica va invece alla traccia finale di dieci minuti Five Combs, che inverte il relativo peso del ritmo e dell'arrangiamento, con il pianoforte e la voce (campionata) che conducono il brano al suo climax strutturale in un modo che richiama le opere di Richard Ashley.

Adem Ilhan dei Fridge pubblica l'album solista Homesongs (Domino, 2004), una collezione di modeste canzoni folk da camera che riecheggiano le cantilene di Donovan e Leonard Cohen, e competono con quelle di Sufjan Stevens.
Love and Other Planets (2006) tuttavia, è per lo più una cattiva imitazione del pop di Rufus Wainwright, mentre Takes (2008) opta per delle cover.

Il quarto album di Kieran Hebden come Four Tet, Everything Ecstatic (Domino, 2005) segna il passaggio lontano dall'estasi verso la tensione: il sound abbandona il lato morbido per un aspetto più dark e impegnativo. La turbolenza pervade pressapoco ogni pezzo. Le linee di basso sussultorie e lo sferragliante cembalo di A Joy scalano un muro di rumore stridente. L'industrial dance di High Fives sfrutta la giustapposizione del celestiale tintinnio delle percussioni metalliche e di brutali raschiature. Il ripetersi minimal semi-comico del cinguettio synth robotico viene spazzato via da un ritmo da panzer in Sleep Eat Food Have Visions.
Tali brani devono confrontarsi con la loro stessa natura per stabilire la loro identità. La musica sembra fuori controllo, come se alla fine la tecnologia avesse preso il sopravvento sul compositore.
Rispetto al passato, Hebden si affida meno ai loop poiché domina ora la tecnica della metamorfosi. Il balletto digitale di Smile Around the Face si ripete ciclicamente, ma sempre portando sfumature differenti. La musica fluisce dolcemente. Sun Dreams and Soil mette in scena la magia, prima scatenando un'esuberante psichedelia jazz elettronica dance, per poi implodere nella baraonda e nella cacofonia.
Quello che più si avvicina a una canzone (e dunque il distacco più palese dal canone Four Tet) è And Then Patterns, il cui sottofondo e le battute progressive girano attorno ad una melodia pastorale distorta ed un delicato contrappunto di vibrafono. Forse l'ambient rilassato di You Were There with Me, il pezzo che chiude l'album, è concepito come l'araldo di tempi migliori.

Il doppio CD di Four Tet Everything Ecstatic – Films & Part 2 (Domino, 2006) è una bidonata che contiene qualche orrendo film, dei remix e qualche avanzo.

Kieran Hebden e il batterista jazz Steve Reid incidono due volumi di Exchange Session (Domino, 2006), una mescita ipnotica di jam estese e free-jazz elettronico. Tongues (Domino, 2007) invece, opta per un modello più conciso di dieci duetti. NYC (2008) è un trascurabile compromesso.

Kieran Hebden, Adem Ihan e Sam Jeffers riformano i Fridge per incidere The Sun (Temporary Residence, 2007), un altro diligente manuale post-rock privo di momenti di vera emozione.

L'EP di Four Tet Ringer (Domino, 2008) comprende quattro brani fedeli ai modelli ipnotici e ripetitivi della musica techno di Detroit.

There Is Love in You (Domino, 2010) è una collezione di idee eleganti prevalentemente ispirate e costruite attorno a voci femminili trattate. L'approccio multi-livello di Everything Ecstatic è applicato con risultati alterni su Angel Echoes, che demolisce la musica house; Plastic People, la cui trance suona pastorale o addirittura spirituale, specialmente quando il coro di bambini affiora dalla nube di stupore tribale, e il singolo del disco Love Cry, un'entusiastica serie di variazioni su segnali intergalattici che si acuisce quando il ritmo è rinforzato dai bassi martellanti. Un altro fronte viene aperto con Circling, un concerto minimal Terry Riley-iano di tonalità synth a cascata. Tale tecnica viene utilizzata nel banchetto di techno poliritmica Sing, una sinfonia di gorgoglianti toni synth e gorgheggi femminili contro un sordo beat. Da qui il fondale policromatico pimpante, volteggiante alla melodia folkeggiante di This Unfolds, che rappresenta il contraltare hippie a Love Cry, orientata verso i rave. Questo album segna la conversione di Four Tet alla musica dance. La sua musica ha incorporato beat fin da subito ma li ha usati prevalentemente come elementi strutturali. Qui il loro ruolo è sicuramente propulsivo.

Fabriclive 59 (2011) è un mixtape mediocre.

Live at the South Bank (2011) di Hebden e Reid documenta Steve Reid proprio prima della sua morte, avvenuta nel 2010, all'età di 66 anni.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Pink (Hostess Entertainment Unlimited, 2012) raccoglie i singoli dance di Four Tet e due nuovi pezzi. Si tratta per lo più di techno e house banali. Locked, di otto minuti, vanta un assolo di chitarra angelico che spunta fuori di tanto in tanto su una trama frizzante e un ritmo intricato, e Pinnacles di otto minuti (la migliore) è una vivace jam funk-jazz dal sapore di jungle disseminata di pianoforte nevrotico e suoni di chitarra. Ma i nove minuti di Lion (un nuovo pezzo) sono una ripetizione meccanica di un ritmo in due fasi che qualsiasi adolescente può realizzare, e Pyramid, di otto minuti, sembra un'implementazione amatoriale degli stereotipi della musica house. Gli undici minuti di Peace For Earth (l'altro nuovo pezzo) sono un pulsante pezzo di chill-out ambient house eseguito su tastiere elettroniche vintage: sarebbe una bonus track sulla maggior parte degli album di musica dance elettronica, ma qui è la seconda traccia migliore.

Beautiful Rewind (Text, 2013) conferma che lo spostamento di Four Tet verso il dancefloor non fu solo episodico, e concretamente codificato in manifesti come Gong, con la sua improbabile miscela di percussioni jungle a 160 bpm e gamelan psichedelico, e Kool FM , che ha cercato di unire due epoche della danza elettronica (grime e drum'n'bass). Il miglior risultato della sua reinterpretazione del drum'n'bass arriva nel balletto cubista cha-cha per ensemble di clockworks Aerial.
C'è tuttavia un alter-ego al lavoro, un alter-ego più interessato a generare trance attraverso composizioni in stile Brian Eno: la vignetta criptica Crush, il carillon rotto di Ba Teaches Yoga, il sassofono minimalista di Your Body Feels e la pulsazione anemica di Parallel Jalebi che sembra sul punto di morire a ogni battito. Questi brani in stile Eno sono quelli che beneficiano maggiormente della ritrovata passione di Hebden per i toni scintillanti del sintetizzatore. Se il disco della dacne fallisce, questo disco impressionista almeno dà speranza.

Morning / Evening (Text, 2015) contiene due lunghi pezzi di Four Tet, la prima volta che Hebden opta per quel formato. Morning Side (20:24) si apre con un sonnolento ritmo a due passi su cui Hebden sovrappone un campionamento ancora più sonnolento della canzone in lingua hindi di Lata Mangeshkar Main Teri Chhoti Behana Hoon (dalla colonna sonora del film Souten di Sawan Kumar Tak del 1983). Inutile dire che la canzone sembra una colonna sonora psichedelica in stile trance, mentre le tracce vocali si dissipano lentamente in un dolce lago viscoso di sintetizzatori arpeggiati. Per 12 minuti Evening Side (19:53) si abbandona alla musica meditativa new age con sintetizzatori fluttuanti e tintinnanti, droni riverberati e mormorii femminili ovattati, ma poi si tuffa in una strana coda di ritmi industriali soffocanti. Questi colossi, che fondamentalmente estendono le intuizioni delle composizioni in stile Brian Eno dell'album precedente, non ammontano a molto nel mondo della musica ambient ma esplorano il genere da una prospettiva inedita.

Hebden ha optato per la calma trance di Evening come la modalità fondamentale di New Energy (Text, 2017) di Four Tet, ma una trance abbinata stavolta a piccoli miracoli di ingegneria audio.
L'esempio migliore è il modo in cui combina i tre elementi che si sostengono a vicenda in Two Thousand and Seventeen: un sonnolento ritmo industriale, un solenne e funebre bordone d'organo e una forte melodia suonata da uno strumento simile a una cetra che suona come se fosse suonato dal meccanismo di un orologio vintage. Anche Planet, di sette minuti, merita una standing ovation per il modo in cui innesta sonnolente voci femminili su un ritmo garage robotico in un paesaggio di ribollenti sintetizzatori pastorali e ronzanti esplosioni psichedeliche mentre strumenti a corda strimpellano una melodia mediterranea a un ritmo estremamente lento. Gli otto minuti di SW9 9SL iniziano con un ciclo al rallentatore di ritmi deboli ma continuano a rimodellarli fino a trasformarli in una simile ninna nanna nostalgica e poi trasformarli in una minacciosa danza zombie con note di organo funk-jazz. Il modo in cui Scientists metabolizza i suoi distorti lamenti femminili allungati non è meno sofisticato, degno dell'impressionismo di Monet. Nel frattempo, vignette astratte e surreali come LA Trance, Memories e You Are Loved suonano più come Aphex Twin che come Four Tet.
C'è pochissima energia su New Energy, ma si tratta senz'altro di un nuovo tipo di energia.
Forse è il suo miglior album dai tempi di Rounds (2003).

Sixteen Oceans (2020) dei Four Tet è invece una vergognosa approssimazione della musica, un miscuglio di idee banali di ambient, micro-house e synth-pop (il singolo Teenage Birdsong). Non solo banale ma anche monotono.
Parallel (2020) contiene la composizione ambient di 26 minuti Parallel 1 per droni synth e suoni trovati (non esattamente innovativi) e nove brani downtempo più brevi, senza titolo.
Tra questi due album Hebden ha pubblicato, nello stesso anno, anche l'album 871 (2020), contenente materiale d'archivio, oltre a un EP di quattro canzoni dal titolo impronunciabile, accreditato a Indecipherable Wingdings.


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