- Dalla pagina su Ben Frost di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Australiano di nascita ma di base in Islanda, il compositore elettronico Ben Frost (Melbourne, 1980), che aveva già registrato il solo School Of Emotional Engineering (2004) con il moniker di School of Emotional Engineering, orchestra le fantasiose scene di Steel Wound (Room40, 2003) attraverso manipolazioni chitarristiche. I 47 minuti della traccia iniziano con un imponente drone che, dopo quattro minuti, si avvia verso vita e voce proprie. Il denso ronzio desolato di questa parte(I Lay My Ear to Furious Latin) è seguito dai dieci minuti di You Me And The End Of Everything, dove i toni di chitarra si rivelano per ciò che sono: frastornanti e potenti, come in un trip psichedelico. I nove minuti di Steel Wound si muovono su un droning cosmico che da stridente si trasforma lentamente in una sinfonia dalle sfumature assordanti. La chitarra intona un agonizzante requiem in Last Exit To Brooklyn, che suona quasi come il remix ambient di un assolo alla Jimi Hendrix. L'ultimo movimento, And I Watched You Breathe, continua su questa linea con evoluzioni più distorte, lente e deformanti. Questo viaggio finale contrasta nettamente con l'austero e lugubre inizio.
Frost si collega all'orrore industrial attraverso dinamiche glitch/post-rock, drones psichedelici e la minimal techno con Theory Of Machines (Bedroom community, 2006), un set di quattro lunghe suites. Col suo ossessivo e implacabile crescendo di drones distorti Theory Of Machines sembra quasi una risposta a Welcome to the Machine dei Pink Floyd. Infine esplode come fosse una supernova, lasciando un’ineffabile scia di pulviscolo stellare, e un crescente,bellicoso processo scricchiolante, quasi a preannunciare una nuova apocalisse. Invece l’album si sposta sulla dance-music androide di Stomp: il suo ritmo è un battito cardiaco irregolare, che irradia vibranti tentacoli, come una ragnatela che intrappola uno sciame d’insetti. Il suo finale è la carica di un meccanismo pronto a distruggersi. We Love You Michael Gira è invece un tributo agli Swans, un pezzo di sofisticata chamber-music: inizialmente è dolente e anemico come ci si aspetta, poi evolve in un incubo industriale anche se accompagnato da un rassicurante e intenso drone malinconico di fondo. Forgetting You Is Like Breathing Water è un altro pezzo di austera chamber-music elettroacustica: i suoi drones fuori tempo che all’inizio hanno una fredda impronta matematica, si fondono lentamente formando una pulsazione melodica che si sposta verso un altro rattristato tema simile a un adagio. Queste capovolgono l'assunto della ripetizione minimalista.
By The Throat (Bedroom Community, 2009) è un'opera più umana in quanto i "suoni trovati" provenienti dall'ambiente si combinano con le sue meditazioni elettroniche in modo meno arcano, appiattendo così il gradiente espressionista delle composizioni. Un quartetto d'archi ed echi di generi popolari (dall'heavy metal all'hip-hop) accentuano ulteriormente la sensazione che il destino di Frost sia stato mitigato da una nuova fonte di ispirazione: la vita stessa. In generale, la musica è molto più intensa. Killshot mostra una delle coreografie magistrali di Frost: un paesaggio sonoro elettronico estremamente turbolento si dispiega infine in un duetto tra effetti sonori melodrammatici e un'esotica melodia di chitarra. L'interazione tra l'elettronica e la chitarra con archi, fiati e voci nelle due parti di Peter Venkman crea una cupa atmosfera espressionista. Anche la sua musica da camera è diventata più contorta: Hibakusja gioca con fiati, effetti sonori singhiozzanti e un drone perforante. I discreti eventi di chitarra e pianoforte che costituiscono la trama di Leo Needs A New Pair Of Shoes affondano in una steppa percorsa da droni ghiacciati e bestie ululanti. Tuttavia, l'album è anche più frammentato rispetto ai suoi predecessori, il che sembra indicare una raccolta di bozze incompiute piuttosto che un insieme di composizioni completamente elaborate.
Solaris (2011) è stata una collaborazione con Daniel Bjarnason ispirata al classico del 1972.
Black Marrow (2013) e FAR (2013) sono colonne sonore per lavori di danza (quest'ultimo contiene Enlightenment, una delle sue composizioni più angoscianti).
La musica di Aurora (Mute, 2014) non sembra avere un focus. In effetti, non sembra affatto un album. Sembra un album da disegno. Sintetizzatori e batteria vengono usati e abusati per creare atmosfere grandiose, ma rimane poca sostanza. Una melodia e un ritmo house emergono dal clangore industriale densamente distorto di Nolan. La melodia esplode da Secant dopo pochi minuti di scarabocchi elettronici. Ma anche questi pezzi apparentemente eccezionali presentano lo stesso problema del riempitivo: un'idea banale viene allungata il più possibile, e in alcuni casi questo equivale a poco più che alzare il volume. Il vero pezzo forte, il caos apocalittico di Sola Fide, funziona meglio (con meno melodia e meno ritmo) come colonna sonora per la società androide post-industriale (ma comunque prevedibile se confrontata con la musica realizzata da Throbbing Gristle trent'anni prima). Tutto suona un po' troppo facile. Tutto sembra qualcosa che chiunque con abbastanza soldi per comprare gli stessi strumenti digitali avrebbe potuto produrre. Un EP di tre canzoni sarebbe stato più che sufficiente.
Nel 2013 Frost e il librettista David Pountney hanno trasformato il romanzo di Iain Banks “The Wasp Factory” (1984) in un'opera di 85 minuti, alcuni estratti della quale sono stati pubblicati su The Wasp Factory (Bedroom Community, 2016). Il protagonista del romanzo è un adolescente psicopatico assassino, e l'opera è per lo più una sequenza di lieder da camera per tre voci femminili, ognuna delle quali rappresenta un aspetto della psiche dell'adolescente.
Nel 2015 Frost ha composto la colonna sonora per la serie TV in dodici puntate “Fortitude”, e Music From Fortitude (Music From Fortitude, 2017) raccoglie quaranta frammenti.
Frost ha anche composto la colonna sonora Super Dark Times (Orchard, 2017) per l'omonimo film di Kevin Phillips.
The Centre Cannot Hold (Mute, 2017), prodotto da Steve Albini, è un altro risultato "discontinuo", sebbene la qualità della produzione sia impeccabile. I momenti più potenti sono Threshold Of Faith, in cui un rumore industriale abrasivo e ripetitivo acquisisce lentamente una profondità sinfonica e si frammenta in una flotta di droni cosmici fluttuanti; e in particolare Trauma Theory, i cui tremolanti strati di cacofonia metallica si fondono in una vorticosa e malvagia grandiosità sinfonica. Altri brani sono confusi (A Sharp Blow In Passing, che scivola da una marea ambient glitch a un tintinnio barocco attraverso un crescendo distorto) o banali (la magniloquente colonna sonora horror Eurydice's Heel), oppure confusi e banali (All That You Love Will Be Eviscerated), o semplicemente riempitivi (Healthcare). Le fallimentari esplorazioni sonore di questi brani, tuttavia, suonano come passi verso due odissee musicali di successo: la melodia schizoide decostruita di Ionia (una canzone pop si nasconde dietro le convulsioni irregolari) e Entropy In Blue, un viaggio in una psiche devastata e divisa da cui emerge una pulsazione inquietante simile a un battito cardiaco.
Nel 2017 compone anche la colonna sonora della serie TV tedesca “Dark” di Baran body Odar.
- Torna alla pagina su Ben Frost di Piero Scaruffi -