- Dalla pagina sui Future Islands di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il trio disco-punk senza batteria di Baltimora dei Future Islands (il cantante Samuel Herring, il tastierista elettronico Gerrit Welmers e il bassista William Cashion, originario della Carolina del Nord) ha debuttato con Wave Like Home (Upset the Rhythm, 2008). Nonostante le urla selvagge di Herring, l'album conteneva le orecchiabili Little Dreamer e Beach Foam.
L'EP Feathers and Hallways (2010) ha aggiunto un'altra canzoncina vivace, The Happiness of Being Twice.

In Evening Air (2010) mantenne quello slancio solo nel singolo Tin Man (con fusti d'acciaio), mentre Walking through That Door e Swept Inside esplorarono terreni piÃđ lunatici. L'energia al vetriolo di Herring rubÃē nuovamente la scena in Long Flight, Inch of Dust e An Apology.

On The Water (2011) era nel complesso molto piÃđ dolce (Where I Found You, The Great Fire), con la sola Before the Bridge che evocava le melodie energiche del primo album.

Apparentemente, il mondo aveva bisogno di un altro revival del vecchio synth-pop pre-New Order visto che Singles (4AD, 2014) fece scalpore (almeno sulla stampa mainstream). L'urlatore da cocktail lounge Samuel Herring riversa il suo cuore in Seasons (la sua canzone piÃđ celebre), Spirit e A Dream of You and Me (per citare quelle vivaci) che non sono nÃĐ atmosferiche nÃĐ orecchiabili ma solo prevedibili e derivate, e cosÃŽ finisce per sembrare divertente. Alla deriva tra il funk-soul in stile Joe Cocker (Doves) e le ballate in stile R.E.M. (Lighthouse), la band sembra non avere molta visione, per non parlare di abilità musicali. Il resto ÃĻ una sfilata di litanie piuttosto noiose e inascoltabili. Anche negli anni '80 questo questa roba sarebbe sembrata antiquata e scadente. I Roxy Music avrebbero lasciato da parte queste canzoni per una raccolta "rarità".

The Far Field (4AD, 2017) si riduce a due canzoni: Ran, dove Samuel Herring suona sempre piÃđ come Michael Stipe dei R.E.M., accompagnato da un'elettronica senza cuore invece che dalla chitarra squillante di Pete Buck, e Cave, dove il solito tributo ai Joy Division (e i loro discendenti New Order) incontra l'angoscia di Peter Gabriel. Il resto ÃĻ un naufragio nell'inutile synth-pop di Aladdin, Candles, North Star, con accenti caraibici, Day Glow Fire (con percussioni tribali) e la canzone suicida Through the Roses. La piÃđ propulsiva e operistica di queste noiose ballate, Shadow, ÃĻ rovinata dalla vecchia voce stonata di Debbie Harry dei Blondie. Il tastierista Gerrit Welmers e l'arrangiatore orchestrale Patrick McMinn fanno quello che possono per rendere interessanti queste canzoni prevedibili.

Il declino artistico dei Future Islands continua con As Long as You Are (2020) tra canzoncine synth-pop banali e derivative come For Sure e City's Face.


- Torna alla pagina sui Future Islands di Piero Scaruffi -