- Dalla pagina sui Gossip di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Costantino Della Gherardesca, modificato da Stefano Iardella)

I Gossip sono un trio della zona di Seattle il cui album d'esordio, That's Not What I Heard (Kill Rock Stars, 2001), che consiste di 14 canzoni in 24 minuti è inclinato al blues e al gospel di chiunque ad ovest della Jon Spencer Blues Explosion.
Dalla sensuale Swing Low alla disperata Jailbreak fino alla sarcastica Hott Date il trio mette insieme lo spirito lento, possente, persistente e perspirante delle piantagioni. Ma vibrazioni ancora più forti emanano dalla marcata ritmica picchiante di Sweet Baby e Southern Comfort, e da un paio di feroci voodo-boogie, Got All This Waiting e Bring It On. Il punkabilly della scuola Cramps di Got Body If You Want It, le tetre, epilettiche Beefheartiane Bones e Catfight, l'ode in stile Patti Smith di Where The Girls Are (praticamente una revisione di Rock N'Roll Nigger) mostrano affinità con i grandi classici del dilaniamento. Grazie alla voce melodica e alla Joan Jett di Beth Ditto (nativa dell'Arkansas), e alle chitarre d'epoca (che potrebbero fiorire in una saga alla Brian Setzer), i Gossip mostrano anche anima e atmosfera laddove Jon Spencer sa solo essere crudo e sporco.


(Tradotto da Stefano Iardella)

L'EP di sei canzoni Arkansas Heat (Kill Rock Stars, 2002) ha continuato lo spettacolo in una vena più grandiosa. Le canzoni non solo sono prodotte e suonate meglio, ma sono anche più sofisticate. Tirano fuori ancora un inno, Ain't It The Truth, e si allungano negli 11 minuti di The Revolution, che è un bel cambiamento rispetto ai due minuti standard del loro debutto.

Movement (Kill Rock Stars, 2003) è ancora blues-rock con un'attitudine punk (Nite), e Beth Ditto sta migliorando nel melodramma (Light Light Sleep).

Unded in NYC (Dim Mak, 2003) è un album dal vivo.

Standing In The Way Of Control (Kill Rock Stars, 2006) era divertente ma non particolarmente profondo o innovativo. Ciò che mancava in azione era la viscerale voce post-gospel di Beth Ditto, ora ridotta a un grido aggraziato e grintoso. Nonostante l'urgenza ritmica e un suono più coeso, anche le canzoni migliori (la hit ballabile Standing In The Way Of Control, Jealous Girls, Fire With Fire) suonavano prevedibili.

Live in Liverpool (Columbia, 2008) è un album dal vivo.

Music For Men (Columbia, 2009) era un calderone di stereotipi vintage innestati sulle loro radici disco-punk (Heavy Cross).

A Joyful Noise (Columbia, 2012) continua quel drammatico declino artistico: l'album è fondamentalmente inutile, un miscuglio di cenni a qualunque musica dance elettronica passi alla radio, con la notevole eccezione di Move in the Right Direction.


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