- Dalla pagina su Sarah June di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Sarah June, cresciuta a Detroit ma trasferitasi a San Francisco, ha cantato le malinconiche meditazioni autobiografiche di This Is My Letter To The World (2008) con un registro infantile, accompagnata solo da minimali linee di chitarra.
Intona brani blues ipnotici e in qualche modo sinistri, come Sailor in a Bottle e Dial Tone, cosÃŽ come le piÃđ calde e folk Charlotte e The Illustrated Man; ma forse il suo vero talento risiede nelle sonnolente We Lurk Late e Emmeline, canzoni intrinsecamente silenziose, e nel canto sommesso di Radio Wave. Ciononostante, un malinconico ronzio di mellotron avvolge il brano quasi gospel My Red Shoes e un ritmo jazz allegro spinge If You'll Be Nice.
La sua musica folk da camera si ÃĻ evoluta in un'esperienza personale piÃđ profonda con In Black Robes (Silber, 2010). La semplice traccia d'apertura Cowboy presenta una versione femminile leggermente nevrotica di Leonard Cohen, ma l'aspetto piÃđ significativo dell'album risiede nel suo modo di suonare la chitarra. La chitarra ÃĻ l'unico strumento, ma sprigiona un impatto paragonabile a quello di un'intera orchestra. Crossbones in Your Eyes ÃĻ emblematica del suo fingerpicking blues e innoico, e Judgment Day lo sfrutta per creare un inno travolgente e trascinante. Il suo stile chitarristico affonda le radici in una sofisticata interpretazione postmoderna della tradizione. La frenetica e sincopata Bluesy Melody mostra una sorta di affinità con le orchestre nere degli anni '20, mentre la ballata "da femme fatale" Brand of Bitterness (un raro caso in cui ÃĻ accompagnata da una band al completo) richiama il fumoso lounge jazz degli anni '40. The Reaper riprende l'atmosfera noir e paludosa delle canzoni delle piantagioni, un magnifico adattamento della musica nera ancestrale alla rabbia bianca contemporanea. La sua voce e la sua chitarra fanno miracoli quando sfruttano senza pietà il paradigma del blues piÃđ oscuro, come nel doppio colpo di In Your Chevrolet e Motown (prima in modalità angosciante e poi in modalità rabbiosa). Con la sua improvvisa accelerazione, la traccia conclusiva `Til You Hit the Pavement suona come una versione quasi parodistica di When The Saints Go Marching In.
From My Window High (forse l'apice del pathos) emula la potenza evocativa di House of the Rising Son mentre la voce intona una semplice melodia alla maniera delle ye-ye girls degli anni '60.
Raramente una chitarra solitaria ha suonato cosÃŽ profondamente intima e "pubblica" allo stesso tempo.
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