- Dalla pagina sui Khanate di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Khanate, ÃĻ un progetto super-doom metal (Melvins, Earth, Boris), fondato a New York nel 2000 dall'improbabile coppia formata dal bassista James Plotkin e del chitarrista Stephen O' Malley (anche membro dei Sunn 0)))). La formazione comprende anche l'isterico cantante Alan Dubin degli Old e il brutale batterista Tim Wiskida dei Blind Idiot God.
Khanate (Souhern Lord, 2000 - Daymare, 2007), registrato a maggio nel 2001, contiene soltanto cinque tracce, quattro delle quali sono lunghe jam ipnotiche. Pieces Of Quiet (13:22) sovrappone gli urli beffardi di Dubin ai lugubri feedback e riff di O' Malley ai lenti e pesanti ritmi di Wyskida. Dopo cinque minuti che seguono quella stessa formula, Skin Coat (9:36) si immerge in un'atmosfera piÃđ introversa. L'inferno riappare su Under Rotting Sky (18:18), dove massicce distorsioni di chitarra e basso collidono con gli echi di una voce divorata viva. La recitazione che segue ÃĻ viscerale come al solito, ma in questo caso il duo magniloquente della chitarra e della batteria non ha la funzione di trascinarla, ma di bruciarla nuovamente nello stesso buco nero. No Joy (11:32), che sembra chiudere il coperchio della bara, ÃĻ una litania funerea che rimpiazza il suono della carne in decomposizione con un urlo che si affievolisce, mentre l'andamento marziale degli strumenti rievoca le campane da chiesa.
Lo stile stridente del cantante Alan Dubin, che ricorda quello del giovane David Yow, svetta nei quattro psicodrammi di Things Viral (Southern Lord, 2003 - Daymare 2007). Il paesaggio sonoro desolante di Commuted (19:15) rimpiazza le distorsioni e i droni (fino a quel momento il loro marchio di fabbrica) con una serie di ritmi rarefatti, accrescendo, in questo modo, lo spettacolo molto emozionale del cantante. La batteria viene accostata alle chitarre che vengono quasi abbandonate negli ultimi sette minuti, mentre la voce si affievolisce fino a quando non vi ÃĻ, letteralmente, piÃđ nulla da dire. Fields (19:53) ÃĐ il suo equivalente opposto: la batteria emerge dopo sette minuti, mentre la voce si nasconde dalla chitarra tonante. La voce ÃĻ soltanto l'eco distante di un urlo ma dopo undici emerge in tutta la sua bruttezza e volgarità . Non esiste un solo soliloquio Shakesperiano piÃđ straziante di questa musica. Una chitarra estrema e alcuni rumori di basso, che tentano forse di esprimere la tensione interna dell'ascoltatore, defluiscono in Too Close Enogh To Touch (11:03). I suoni si fanno sempre piÃđ astratti fino a quando si riesce a concepire il collasso mentale del protagonista-cantante. L'agonizzante doom-metal relativamente fuorviante di Dead (9:30) rappresenta un momento di sollievo se paragonato alle altre tracce. Questo album spostava l'arte dei Khanate da un reame musicale ad un reame psicologico. La missione dei Khanate non ÃĻ tanto quella di riformare o rivoluzionare il doom metal, quanto piuttosto quella di aggiungervi una nuova dimensione recitativa, meditativa e narrativa.
L'EP Capture & Release (Hydra Head, 2005) contiene due lunghe tracce, registrate a marzo nel 2005, per un bel totale di 43 minuti, nei quali O'Malley, Plotkin, Dubin e Wyskida proseguivano a raffinare la loro musica metal artistica. I protagonisti chiave di Capture e, specialmente, Release (la piÃđ dinamica delle due) sono: il silenzio, le distorsioni e gli urli di Dubin. Se Capture (18:13) ÃĻ un rito di tortura rallentato e relativamente prevedibile, Release (25:03) si agglomera lentamente come una nuvola fluttuante catturando magistralmente la sintesi psicologica della loro musica: l'agonia di un dannato, l'allucinazione di un eroinomane e il vuoto estremo di un attentatore suicida, tutti combinati fra loro. Dopo 14 minuti il ritmo si fa estremamente lento e doloroso, mentre l'atmosfera super-doom implode in un vuoto quantico. Dopo sei minuti riappare un'ultima eruzione sonora: un'esplosione dei sensi completamente irrazionale.
It's Cold When Birds Fall From The Sky (Archive, 2007) documenta il tour finale dei Khanate del 2005, che si sono sciolti nel 2006 per divergenze tra i membri.
Live In Stockholm (aRCHIVE, 2007) documenta un tour del 2004.
Clean Hands Go Foul (2009) contiene quattro tracce scartate delle session di Capture & Release, inclusi i trenta minuti di Every God Damn Thing.
Il "cantante" Alan Dubin dei Khanate fondÃē gli Gnaw, come documentato su This Face (Conspiracy, 2009), dove esplorava i suoi psicodrammi preferiti.
Clean Hands Go Foul (Hydra Head, 2009) raccoglie registrazioni inedite degli anni 2005 e 2006 cantate da Alan Dubin.
I Jodis, il terzetto formato da James Plotkin dei Khanate, Aaron
Turner degli Isis e Tim Wiskida (ex membro dei Khanate), proponevano una
versione piÃđ accessibile dei Khanate.
Debuttarono con Secret House (Hydra Head, 2009), a cui ha fatto seguito Black Curtain (2012).
Gli album di ritorno raramente sono ben riusciti e To Be Cruel (2023) dei Khanate ripete semplicemente vecchi clichÃĐ; peccando nel non tagliare le parti ridondanti, che in realtà rappresentano la maggior parte della musica. I tre lunghi pezzi, vale a dire Like a Poisoned Dog (19:20), It Wants to Fly (21:43) e To Be Cruel (20:10), suonano come delle parodie del drone metal dei Khanate realizzate da una band di diligenti imitatori e da un fastidioso cantante (Alan Dubin ha ormai perso il suo fascino).
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