- Dalla pagina su Make A Change Kill Yourself di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Antonio Amato, modificato da Stefano Iardella)

Il musicista danese che si nasconde dietro lo pseudonimo di Make A Change Kill Yourself fu l'ennesimo fornitore di quel black metal suicida ispirato dai Katatonia che tocca gli apici del genere.
Ha dispiegato quattro agonie colossali in Make A Change Kill Yourself (Total Holocaust, 2005) e si ÃĻ affermato come il leader della frangia piÃđ radicale del genere.
La funzione della relativamente piatta Chapter I sembra essere quella di stabilire soltanto un'atmosfera tesa. Chapter II ÃĻ piatta allo stesso modo, fatta eccezione dal minuto 10 in poi, quando si trasforma in un lugubre adagio barocco per poi diventare un inno celestiale. Questo ÃĻ il preludio allo zenith del pathos che viene raggiunto in Chapter III, la quale puÃē vantarsi di una progressione di chitarra simile a una marcia, che alla fine viene ripresa da una voce femminile di stampo morriconiano. Chapter IV (un monolite di 27 minuti) si apre con un urlo terrificante e prosegue con un diluvio di blast beat e chitarre drone, ma in realtà la voce sta articolando una tenera melodia. Una donna con una voce da fatina annuncia qualcosa e si lascia cullare dalla ripetitiva composizione della chitarra. Questa volta il cantato ritorna con una declamazione piÃđ demoniaca. Tutto implode al minuto 19, che viene poi seguito da 8 minuti di serena musica da camera. Questo tipo di musica si basa molto sulla ripetizione, e quindi la sua riuscita dipende da cosa viene ripetuto piÃđ e piÃđ volte. Il tremolo della chitarra potrebbe replicare lo stesso identico schema compositivo per l'eternità.

Le due suites di II (Total Holocaust, 2007) alzano la posta in gioco. I 24 minuti di Life Revisited aprono il disco con un pianoforte fuorviante per poi virare in canto che fa sembrare divertente il disco d'esordio.
Il ritmo della batteria ÃĻ isterico per buona parte del tempo. Solamente quando si ferma per alcuni secondi riusciamo ad ascoltare l'unica vera musica del pezzo, acustica e romantica. La depressione diventa ancora piÃđ acuta in Fooling the Weak (18 minuti) nella quale viene evocata la visione di un demone che grida a squarciagola durante una marcia funebre, ogni pausa rassomiglia ad una tappa del calvario di un'anima putrescente. Pochi album sono stati in grado di tradurre l'angoscia esistenziale in suono come i primi due dischi di questo folle danese.

Tastiera e voce rimangono il punto piÃđ debole di Fri (2012), che per il resto si limita a seguire le orme dei suoi predecessori.


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