- Dalla pagina sui Manchester Orchestra di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il quintetto Manchester Orchestra, di Atlanta, diretto (ovvero con a capo) Andy Hull, vero nome John Andrew Hull (1986), e composto da musicisti ancora adolescenti, ha riversato un emocore carico di angoscia in I'm Like A Virgin Losing A Child (Favorite Gentlemen, 2006). La struttura dei brani è estremamente espressiva. Il ritornello orecchiabile di Wolves At Night viene stravolto da un assolo di chitarra fragoroso e si trasforma in una farsa isterica. Il nevrotico melodramma di I Can Barely Breathe cambia ritmo più volte. Il lamento più angosciante, Sleeper 1972, è appena sussurrato su un sottile bordone d'organo. C'è abbastanza varietà nel resto (l'elegia solenne Now That You're Home, il vivace folk-rock di The Neighborhood Is Bleeding, il rumoroso Alice And Interiors per fornire un vocabolario musicale abbondante per la crisi esistenziale di Hull.

Mean Everything To Nothing (Favorite Gentlemen, 2009) contiene la loro canzone più antemica, In My Teeth, la minacciosa I've Got Friends e l'effervescente The Only One. Conteneva anche la ballata ricca di archi I Can Feel A Hot One.

Simple Math (2011), invece, si è allontanato dalle loro radici emocore, ma tutto quel pensare e arrangiare non giovano alla musa di Hull, che si riduce al mediocre April Fool e affonda nelle sabbie mobili della power ballad di sette minuti Leaky Breaks. Lo psicodramma Virgin è troppo poco per salvare l'album.

Cope (2014) ha tentato un ritorno all'hardcore, ma qualcosa si era rotto per sempre. Hull non era in grado di infondere la stessa energia nelle sue canzoni e finisce con il Brit-pop mid-tempo di The Mansion. La notevole eccezione è See It Again, degna di Virgin.
Hope (2014) è la versione acustica di Cope.

Hull ha anche composto la colonna sonora del film Swiss Army Man (2016).

A Black Mile To The Surface (Loma Vista, 2017), sovraprodotto da Catherine Marks sembra puntare a un pop grandioso in stile U2. La produzione roboante rovina Lead SD e The Gold (ma forse c'era poco da rovinare) e soffoca il gospel corale The Maze. Non è un caso che questa volta le canzoni migliori siano quelle più tranquille, in particolar modo la semplice e tenera The Alien, che evoca Simon & Garfunkel.
Purtroppo, la più vibrante The Grocery aggiunge intermezzi di chitarre distorte ma, per fortuna, l'acustica The Parts rimane intatta, senza cicatrici. Il melodramma di sette minuti The Silence, a chiusura dell'album, è l'occasione per Hull di diventare il Jim Steinman della sua epoca.


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