- Dalla pagina sui Man Man di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Man Man di Philadelphia, capitanati
dal cantante e tastierista Ryan "Honus Honus" Kattner,
propongono un music-hall esuberante, eclettico e satirico,
rinvigorito da un elemento tribale e dallo sgraziato baritono
Tom Waits-iano del cantante. Gli arrischiati detriti sonici di Man
in a Blue Turban with a Face (Ace Fu, 2004), con sintetizzatori,
fiati, archi, le caotiche percussioni di Tom "Tiberius Lyn"
Keville e persino un coro, ma praticamente nessuna parte
chitarristica, sono discese nella tradizione freak di Fugs, Holy Modal Rounders
e Frank Zappa
con una predilezione per la rivisitazione dell'atmosfera dei night
club del primo '900. Il garage goliardico e sugli scudi di Against
The Peruvian Monster e la pura ebbrezza da pub di The Fog Or
China mostrano il lato punk del gruppo, mentre la fanfara per banda paesana di 10 lb. Moustache comincia il loro
viaggio nel tempo, che termina facendo il verso rispettivamente a
burle da cabaret d'altri tempi (Zebra),
ai musical più ridicoli di Broadway (I Manface),
alla ballad doo-wop (Werewolf (On the Hood of Yer
Heartbreak)) e persino alle più
nostalgiche danze folk dell'est europeo (Magic Blood).
Dada e Alfred Jarry presiedono l'intera operazione, che culmina con
la danza tribale gloriosamente e follemente pomposa di White
Rice Brown Heart. Man
Who Make You Sick, camaleontica
mini-suite di otto minuti che copre la gamma che va da involuti ritmi
industriale e dissonante jam strumentale.
Six
Demon Bag (2006) con una
nuova formazione comprendente il percussionista dei New Body,
Christopher "Pow Pow" Powell, i polistrumentsti Les Mizzle
and Sergie Sogay, è un catalogo di errori musicali funestato da
caratteristiche sempre mutevoli.
La
musica è ancora più vecchio stile.
La
canzonaccia da pub per emigrati est europei in vena di nostalgia
Feathers, la grottesca
burla da vaudeville col piano in prima linea Engrish Bwudd,
la frenetica danza pow-wow con tinte western di Banana
Ghost, il fumetto blues di Spider Cider e
l'ubriaco quasi-ragtime di Van Helsing Boom Box (tutti
completi di coretti femminili) sono vignette di vita in una curvatura
temporale demenziale. Sfortunatamente il gruppo non esplora il
proprio lato pi— selvaggio, fatte eccezioni che nell'intenso minuto
di Young Einstein On The Beach e
del diabolico ritmo slavo di Black Mission Goggles.
Rabbit Habits (2008), resta allagato da ogni sorta di strumentazione, ancora altamente creativo, ma in qualche modo meno spontaneo. Anche i numeri migliori (la febbrile The Ballad Of Butter Beans, l'angusta Big Trouble) hanno perso di mordente, per quanto abbiano guadagnato in pulizia e la lunga Poor Jackie sia una vivace prova di musical e vaudeville, ma senza il valore della passata follia. La jazzata Whale Bones suona come una versione meno lunatica di Tom Waits che fronteggia una sonnolenta orchestra dixieland.
Il più "friendly" Life Fantastic (2011) offre deliziose gag in stile Zappa, Piranhas Club e Oh La Brea.
I Man Man hanno poi pubblicato gli album On Oni Pond (2013), Dream Hunting in the Valley of the In-Between (2020) e Carrot on Strings (2024).
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