- Dalla pagina sui The Men di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Gianfranco Federico, modificato da Stefano Iardella)

The Men, un quartetto punk di base a New York (da non confondersi con i The Men di Santa Monica), formato dai chitarristi Mark Perro e Nick Chiericozzi, debuttò con lo space-rock distorto dell’EP We Are The Men (2009).
L’album Immaculada (2010) aggiunse al mix diverse moli di musica rock estremamente degradata, suonando come un’enciclopedia degli ultimi venti anni di musica non-pop; musica che non richiede attenzione, bensì distrazione. Dopo il breve strumentale di droni Stranger Song, la band annuncia la sua arrogante filosofia con il grindcore bestiale di Grave Desecration, presto eclissato dal disordine punk di Lazarus e dal catastrofico, dissonante crescendo psichedelico di Praise The Lord And Pass The Ammunition. La combinazione di urla psicotiche, ritmo frenetico e rumore chitarristico in canzoni come Problems/Burning Up e Immaculada evoca gli Anni '90 dei Cows e dei Laughing Hyenas. Da un altro lato, lo strumentale di sette minuti Madonna; Star Of The Sea potrebbe essere un poco ipnotica ma difficilmente può essere considerata rivoluzionaria o rivelatrice.

Leave Home (Sacred Bones, 2011) elevò l’incoerenza e la contraddizione a regola estetica. Questa volta l’introduzione, If You Leave, è uno strumentale di sette minuti che comincia con un drone senza senso ma che alla fine si impenna in una danza pow-wow riempita con invocazioni sciamaniche. Segue la martellante, ciclonica Lotus, dominata dal basso e dalla batteria, con una debole chitarra raga-cosmica sullo sfondo. La veemente cacofonia punk-rock di Think segna un barbarico cambio di intensità, ben controbilanciato dall’agonizzante, sub-umana demenza blues di L.A.D.O.C.H. Un riff cosmico e una progressione ritmica a là Interstellar Overdrive dei Pink Floyd sono accoppiati ad una disperata declamazione a rotta di collo in Bataille. Dopo un simile attacco furioso l’album sembra rilassarsi con Shittin' With The Shah, ma è una mera illusione: presto la musica esplode nuovamente in un crescendo infernale. L’urlo rauco e l’implacabile ritmo boogie seppelliscono viva Night Landing in una sfera molto più terrena, quasi fosse un rock degli AC/DC a velocità doppia e privo di velleità liriche. Questa volta i The Men hanno creato un flusso senza sosta di feroci danze adatte per una vacanza all’inferno.

Al confronto, Open Your Heart (2012) è un album di garage-rock convenzionale, sebbene anche i brani più orecchiabili (Turn It Around) rilascino tre o quattro volte la normale dose di caos e rumore. La ricerca insistente di un ritornello melodico porta malamente fuori strada Please Don't Go Away e Open Your Heart. Un lento strumentale surf-country come Country Song e una ballata nello stile dei Creedence Clearwater Revival come Candy potrebbero essere puro genio o una tattica commerciale sbagliata, a seconda del gusto. La furia punk dei sette minuti di Oscillation e la lenta ascesa dei sette minuti di Presence suonano inconcludenti, in quanto non coagulano attorno ad alcun nucleo significativo.
Le canzoni punk (Animal, Cube) non sono meno pesanti di un tempo, ma rappresentano un caso di “troppo poco e troppo tardi”. Il graffiante strumentale cosmico Ex-Dreams, in chiusura, potrebbe anche essere stato nell’album precedente, ed è un promemoria ben accetto di ciò di cui il gruppo è capace.


(Tradotto da Stefano Iardella)

New Moon (2013), di 12 canzoni, è troppo leggero per essere preso sul serio. Si apre con il country-rock fiacco di Open the Door e inciampa in diverse canzoni mediocri (il pop di The Seeds, la Dylan-iana Freaky). Bird Song, con armonica e ritmo marziale, è una strana imitazione di Neil Young. Meglio, in quella modalità rilassata, lo strumentale atmosferico High and Lonesome (da qualche parte tra Duane Eddy ed Eric Clapton). Tuttavia, la personalità divisa della band produce il proiettile punk di The Brass, intriso dell'isteria dei Dead Kennedys, l'inferno psichedelico tribale di otto minuti di Supermoon, e soprattutto la furia cow-punk piena di suspense di Without a Face (alla Gun Club).

La loro schizofrenia ha raggiunto l'apice con Tomorrow's Hits (2014), un album che si apre con un altro brano ispirato ai Creedence Clearwater Revival, Dark Waltz, si abbandona al ritornello pop di Get What You Give (a metà strada tra il Brit-pop e gli Electric Prunes), si rifà al cantautorato anni '70 con Sleepless, brano guidato dal pianoforte e venato di armonica, e strizza l'occhio a Tom Petty con la rilassata Settle Me Down. Allo stesso tempo la band si tuffa nei rocker alla Bruce Springsteen di Another Night (persino il ritornello del sax) e Going Down, e fa esplodere la veemente Pearly Gates, un rumoroso tributo al rock'n'roll di Chuck Berry e Little Richard; il che fa sembrare tutto il resto uno sfondo.

Proprio quando i The Men sembravano destinati a una musica sempre più mainstream, Devil Music (2016), il loro secondo miglior album, è tornato al suono garage grezzo e selvaggio dei loro primi album, senza sfumature giovanili. Il tempestoso Dreamer e soprattutto Ridin' On, l'enfatico punk-rock di Crime, il sincopato e blues in stile Rolling Stones di Patterns, il viscerale e pesante Violate, il rauco rhythm'n'blues di Hit the Ground, il noise-rock squilibrato e ubriaco di Lion's Den e la disperata trenodia di Fire compongono il loro affresco più articolato e passionale.

Drift (2018) contiene un altro brano in stile punk-rock, Killed Someone, ma per il resto è l'album di una band diversa, dal boogie synth-driven di Maybe I'm Crazy (una versione arrabbiata degli Inxs) allo strano strumentale country-jazz di Secret Light passando per una manciata di ballate country atmosferiche (in particolare Sleep).

Mercy (2020) di sette canzoni è ancora più irregolare di Tomorrow's Hits, e con materiale di qualità inferiore, dal vibrante shouter blues di Breeze al dance-pop di Children All Over the World, passando per il country yeehaw di Call the Doctor. L'album è salvato dalla jam strumentale di dieci minuti con sfumature di organo Wading in Dirty Water, che forse è stata la vera ragione per cui l'album è stato fatto.


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