- Dalla pagina su Microphones di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Paolo Latini e integrato da Stefano Iardella)

Phil Elverum, proveniente dallo stato di Washington, inizialmente suonava la batteria nel trio D+ (su Dandelion Seeds del 1998) e nel trio Old Time Relijun (dal 1999).
Elverum ha debuttato come solista con la cassetta Tests (Knw-Yr-Own, 1999 - Elsinor, 1999) e il singolo Bass Drum Dream (Up, 1999), per poi adottare il moniker Microphones per Don't Wake Me Up (K, 1999), un concept album dedicato all'Aria (uno dei quattro elementi).
Questo album, l'EP Window, uscito dalle medesime sessioni, e il singolo Moon Moon presentano un maggior utilizzo di strumenti e tape loops, segnando un cambio di direzione, da uno straniante lo-fi pop alla Tall Dwarfs o Clean verso una forma di dream-pop più sostanziale.
Il lato debole di queste registrazioni era che le loro idee erano frammentate in piccoli pezzi di scarso spessore.
It Was Hot We Stayed in the Water (K, 2000), dedicato all'elemento dell'Acqua, svela ambizioni di un pop psichedelico barocco, ma con un approccio follemente caotico (The Pull e gli 11 minuti di The Glow).


(Tradotto da Tobia D’Onofrio e integrato da Stefano Iardella)

Le venti disordinate canzoni di The Glow Pt 2 (K, 2001), dedicato all'elemento del Fuoco, compongono virtualmente un album solista di Elverum e, seguendo l’intuizione di It Was Hot We Stayed in the Water, costituiscono un esercizio in sofisticate orchestrazioni alla Neutral Milk Hotel e Olivia Tremor Control, ma inevitabilmente tinte di calma follia Syd Barrett-iana. I motivi più semplici forniscono solo deboli barlumi della sua mente musicale follemente lucida: I Want the Wind to Blow per voce, chitarra e percussioni suonate con le mani; Headless Horseman per voce e chitarra; The Mansion per voce, chitarra e fantasmi, ecc.
Quando allarga la "palette" strumentale, Elverum è in grado di confezionare la lieder più originale della sua generazione: The Glow Pt. 2 con piano magniloquente, droni di organo e finger-picking alla John Fahey; The Moon, sussurrata con aria indifferente su percussioni a fuoco rapido, droni di organo e fanfara per tromba; Map, avvolta in suoni distorti, distratta da una marziale fuga di piano e dirottata da una malinconica coda strumentale. Come al solito, troppi frammenti (alcuni dei quali sono solo brevi impeti di rumore) intralciano la sua ricerca verso canzoni decisive che strappino il cuore e pieghino la mente, anche se tutte quelle idee cotte a metà compongono un lirico mosaico cubista.

I D+, formati da Elverum assieme al chitarrista Brett Lunsford dei Beat Happening e al cantante Karl Blau, pubblicarono D+ (Knw-Yr-Own, 1997), Dandelion Seeds (Knw-Yr-Own, 1998) e Mistake (Knw-Yr-Own, 2002).

Song Islands (K, 2002) raccoglie i singoli di Microphones.

Il quarto album di Microphones, Mount Eerie (K, 2003) è un altro concept album che contiene cinque pezzi più lunghi, fantasie audio che assorbono e metabolizzano suoni apparentemente disconnessi per produrre organismi perfettamente razionali. I diciassette minuti di The Sun stendono un tappeto di droni e glitch subliminali che lentamente prendono forma. In pochi minuti il pezzo si è trasformato in un maelstrom di suoni percussivi. Dopo dieci minuti Elverum intona un inno a-cappella che lentamente ingloba un numero sempre maggiore di strumenti finchè non esplode di nuovo come un caotico baccanale. Suoni percussivi scandiscono il passo anche su Universe prima che una gigantesca linea di basso emerga per introdurre il cantato. La melodia in sé è poco più di una clown-esca elegia folk, ma completamente sconvolta. Il suo finale spettrale (una treccia di prolungati "om" che prosegue nel pezzo conclusivo) dona un significato metafisico all’album, riassumendo la progressione dall’Aria all’Acqua, fino al Fuoco e all’Universo. I nove minuti di Mt Eerie sono una canzone colta nel processo in cui viene assemblata, una canzone che cambia identità continuamente, da coro a doo-wop, fino a sparire in un vortice di sibili. La musica sembra fluire in una dimensione superiore, ma poi collassa costantemente come se la fisica cessasse di esistere e riprende nuovamente in un loop infinito di trascendenza sconnessa.

Live In Japan (K, 2004) contiene tutti pezzi inediti eseguiti dal vivo e come solista (senza orchestrazione).
Il mini-album Seven New Songs (2004), di Mount Eerie, contiene la lunga November 22nd 2003.

Successivamente Mount Eerie diventa un nuovo progetto (casalingo) ma, ahimè, uno di quei progetti iperprolifici con musica di bassa qualità: No Flashlight (2005), Singers (2005), che raccoglie materiale del 2000 e del 2003, Eleven Old Songs (2006), registrato tra il 2002 ed il 2003, l’EP Pts 6 and 7 (2007) e Black Wooden Ceiling Opening (2008).


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il terzo album accreditato a Mount Eerie, Dawn (2008), è stata un'altra raccolta di vecchie canzoni, registrate nel 2002/2003 in una remota capanna della Norvegia, molte delle quali erano persino anteriori. È stato pubblicato con un libro illustrato.

Il mini-album Lost Wisdom (2008) è stato una collaborazione tra Mount Eerie e Julie Doiron di Eric's Trip (e il chitarrista Fred Squire). La produzione spartana (per lo più solo armonie di chitarra e voce) è un messaggio in sé. Il tono della raccolta è dato non tanto dal maestoso e lamentoso Lost Wisdom quanto piuttosto dal sognante esistenziale Who?.
La spaziata Voice In Headphones raggiunge uno strano equilibrio tra inni hippie e inni ecclesiastici. Alcune canzoni potrebbero essere delle gemme, se soltanto durassero un po' più a lungo (per esempio, l'intimamente surreale If We Knew).

Wind's Poem (Elverum, 2009), di Mount Eerie, un lavoro fortemente influenzato dal metal e dal folk scandinavo, è un'opera schizofrenica e inconcludente che da un lato indulge nelle orge di chitarre distorte alla Neil Young che alimentano Wind's Dark Poem, (apparentemente la versione di Elverum del black metal pieno di blastbeat) e The Mouth Of Sky; mentre dall'altro si immerge in un mondo sotterraneo di suoni appena udibili: il mesto canto funebre My Heart Is Not At Peace, che adotta il ritmo di un madrigale rinascimentale; la debole e confusa Summons; la languida litania Pink Floyd-iana di Stone's Ode.
Elverum suona spesso come il tipico musicista di mezza età che cerca di aggiornare/migliorare la propria musica aggiornandosi ai generi emergenti, ma con una competenza limitata, poca immaginazione e nessuna passione. L'unica idea intrigante arriva quando Elverum fonde slocore e droning music negli undici minuti di Through The Trees, che giustappone un'anemica ninna nanna da lento valzer con un gentile bordone d'organo, per poi terminare con un cupo rimbombo elettronico.

Clear Moon (2012), intimo e sommesso, di Mount Eerie, conteneva canzoni ipnotiche come Over Dark Water e The Place I Live ma niente che avesse un valore "rivoluzionario", ed era semplicemente l'antipasto per il cupo e opprimente Ocean Roar (Elverum & Sun, 2012).
Il mood di quest'ultimo spazia dallo shoegazing black-metal malvagio di Waves alla solenne meditazione alla Robert Wyatt di I Walked Home Beholding, dal quasi mistico strumentale di sette minuti Instrumental alla devastante cover di Engel Der Luft dei Popol Vuh.
Il pezzo forte (e un punto culminante della carriera di Elverum) sono i cupi e torrenziali dieci minuti di Pale Lights, per lo più una jam strumentale di intensità metafisica avvolta attorno a un inno da chiesa con l'effetto di un organo.

Lo stato d'animo contemplativo di Mount Eerie ha raggiunto il suo apice in Sauna (2015), una delle sue dichiarazioni artistiche più durature. Dopo i dieci minuti di droni psichedelici di Sauna, Elverum vaga attraverso una foresta di felici invenzioni: la canzonetta di chitarra lo-fi di Turmoil, a metà strada tra Syd Barrett e Lou Reed; la tiritera minimalista di This, che sembra una collaborazione tra Laurie Anderson e Steve Reich; l'orgia shoegaze di Boat, per ritmi martellanti e riff di chitarra distorti; l'abrasiva e atonale Emptiness; il carillon robotico di Books; e così via.
Voci femminili intonano la delicata fiaba di Dragon sopra il rombo di un aereo nel cielo. Pumpkin è un'innocua litania elevata da un maestoso organo in un tetro pezzo di musica religiosa. I 13 minuti di Spring iniziano rimbombando e ronzando con sfumature horror che ricordano il doom-metal, e poi si spostano nello spazio intergalattico scortati da un altro drone d'organo e suoni solenni assortiti, quasi rievocando l'apoteosi di A Saucerful of Secrets dei Pink Floyd.

La moglie di Elverum, l'artista canadese Geneviève Castrée, con la quale era sposato dal 2003, è morta nel 2016 per un tumore al pancreas, all'età di 34 anni.
Elverum ha indossato il cappello di cantautore confessionale in A Crow Looked at Me (Elverum & Sun, 2017), di Mount Eerie, una scheletrica raccolta per chitarra acustica e voce, fortemente influenzato dalla morte della moglie.
E' il suo album più venduto sino a oggi.
Anche i due album successivi, Now Only (2018) e Lost Wisdom Pt.2 (2019) indulgevano sul dramma della malattia e della morte prematura di Geneviève.

Nel frattempo Elverum, nel 2018, si era sposato con l'attrice Michelle Williams, un matrimonio durato soltanto qualche mese.

Continuando la sua strategia di deviazioni imprevedibili, Elverum ha fatto seguire a quegli album di canzoni "normali" Now Only (2018), che contiene solo sei lunghe canzoni. Purtroppo né il testo (prosaico come al solito) né la musica (poco più che chitarra strimpellata e voce appena modulata) giustificano lo sforzo. Queste storie sussurrate a fuoco rapido mancano di drammaticità. Si presenta come un Donovan stonato.
Il pezzo forte è la cronaca autobiografica di undici minuti Distortion, che è poco più di un ricordo personale raccontato davanti a una birra. I nove minuti di Two Paintings by Nikolai Astrup sono leggermente più musicali (e visionari). L'unica eccezione è Now Only, che esibisce (sorprendentemente) sia melodia che ritmo.

Il breve album Lost Wisdom Pt 2 (Elverum & Sun, 2019) è stata la seconda collaborazione tra Elverum e Julie Doiron, contenente principalmente i sette minuti di Belief.


(Tradotto da Francesco Romano Spanò)

Elverum riprese lo pseudonimo di Microphones, che era stato messo da parte nel 2003, per i quarantacinque minuti di Microphones in 2020 (2020), un'analisi profonda e introspettiva della sua vita, accompagnata solo dalla sua chitarra acustica. La canzone ci mette una vita a partire, rimanendo sulle stesse corde per parecchi minuti, come per creare uno stato di trance. Dopo 13 minuti la batteria irrompe nel pezzo, e dopo 16 la chitarra elettrica sguinzaglia uno spasmodico glissando, e dopo 22 emette un fuzz tidale; ma la canzone continua con la stessa melodia, calma ed austera. Quando il canto finalmente si ferma, si innalza un mare di tastiere tintinnanti, forse per segnalare una pausa di nostalgici ricordi che non può essere espressa a parole. Dopodiché Elverum riparte con le stesse corde di chitarra e continua la sua storia, con più interruzioni ma sempre testardamente ancorato alla sua melodia, fino all'ultimo respiro.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Foghorn Tape (Elverum & Sun, 2021) è un loop di 36 minuti dell'effetto sonoro "foghorn" di The Glow Pt. 2, correttamente presentato come un "LP in vinile trasparente con rumore di fondo, senza canzoni, senza musica".


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