- Dalla pagina sui Mountains di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Mountains (da non confondersi con i Mountain degli anni '70), ovvero il duo di musicisti elettronici newyorkesi Brendon Anderegg e Koen Holtkamp, ha debuttato con Mountains (Apestaartje, 2005), quattro brani di musica ambient per suoni di chitarre acustiche pizzicate stratificati digitalmente, strumenti elaborati e registrazioni sul campo.
Il brano di tredici minuti Paper Windmill inizia con un'astratta pittura sonora di lenti toni di chitarra su un bordone di violoncello, per poi aggiungere uno strato di meditazione in stile raga e infine far collassare tutto in un bordone molto basso disseminato di deboli note simili a quelle di un pianoforte, diventando così un esercizio di "ascolto profondo".
Il brano di sedici minuti Down Under The Manhattan Bridge Overpass parte da quell'idea di eventi audio quasi impercettibili, un duetto ovattato tra un impulso elettronico e la chitarra, come una conversazione tra un segnale galattico e uno scoiattolo. Poi la chitarra aumenta di volume e velocità, intraprendendo un viaggio esplorativo in stile John Fahey. Quest'ultimo brano si pone come controparte "umana" del precedente. Il più breve Blown Glass Typewriter è un collage surreale di musica concreta e fingerpicking. La jam live di 21 minuti Sunday 07.25.04 Live At Tonic mette in scena una lenta metamorfosi di una melodia di chitarra tintinnante sullo sfondo di un pattern percussivo simile a un piatto.
Sewn (Apestaartje, 2006) ha alzato la posta in gioco con il sussurro sinfonico dei dodici minuti di Hundred Acre ma, in generale, è un'opera più frammentata, tendente a una forma più fredda di musica da camera elettroacustica. Ha certamente dimostrato una straordinaria abilità nel combinare e trasformare suoni artificiali, naturali e acustici, soprattutto in Simmer, che fonde un crepitante arazzo elettronico e percussivo con la languida melodia dell'armonica, Below, che ricicla acqua e chitarra fino a farle diventare una cosa sola, e nei dodici minuti di Hundred Acre, che passa da morbidi droni ambient ad aspri sibili industriali e a un celestiale "om" finale con un ronzio sfaccettato che fonde tutte e tre le modalità.
Koen Holtkamp ha debuttato come solista con l'ipnotica musica ambient per chitarra e registrazioni sul campo di Field Rituals (Type, 2008). Dopo l'ipnotica ripetizione melodica di Half Light, i 14 minuti di Sky Flowers utilizzano le voci di bambini in un parco giochi, cullati da una dolce marea di tintinnanti toni di chitarra, per introdurre un drone simile a un sitar che sale lentamente. Il drone si dissolve e si dispiega in uno sciame di farfalle svolazzanti, il momento più cromatico dell'assolo. Il fervore si spegne e lascia spazio a due linee distinte, una di un ronzio psichedelico e una di un gioioso tintinnio, che giocano a botta e risposta. Il brano di nove minuti Bear Bell inizia con una dicotomia simile tra un drone imponente e un flusso di toni quasi percussivi e rarefatti, con il primo che si trasforma in un estatico e vibrante "om" rivolto all'universo. La giustapposizione delle due modalità pervade i 15 minuti di Haus Und Spirale Im Regen con un'energia pulsante paragonabile al desiderio di Rainbow in Curved Air di Terry Riley ma, come altrove, è il drone che tende a prevalere, e in questo caso ha una qualità tragica e malinconica, sebbene si disintegri innocuamente negli ultimissimi secondi.
La maggior parte dei brani è guidata da una logica calma, ma occasionalmente Holtkamp si cimenta anche in dipinti sonori free form. La musica da camera elettroacustica per suoni naturali, elettronica e archi di Walker si colloca al confine con l'arte d'élite. Gli svolazzanti scarabocchi quasi jazz di Night Swimmer evocano sia paesaggi primordiali che catarsi interiore.
L'arte chitarristica di Holtkamp evoca Roy Montgomery e altri maestri della meditazione post-psichedelica, ma è chiaramente il prodotto di una mente più scientifica che vive in un'epoca più scientifica.
Choral (Thrill Jockey, 2009), registrato dal vivo, ha prodotto vignette ambient e dream-pop per chitarra, sintetizzatore, pianoforte e percussioni. Il brano Choral (12:53), della durata di quasi tredici minuti, è una versione più densa, vivace ed estroversa dei pezzi austeri del primo album. In generale, l'enfasi è posta su un suono più "divertente". Da qui Telescope, che crea un'atmosfera più calda combinando una progressione melodica di chitarra con linee di violoncello, anche se alla fine vengono soffocate da un fruscìo sgradevole. Da qui Melodica, della durata di dodici minuti, che metabolizza la musica concreta, simile a un flipper, per lanciare un maestoso drone di armonica. L'atmosfera generale è più serena e intima rispetto alle precedenti pubblicazioni. L'eccezione più notevole (e il pezzo forte) è Add Infinity, i cui toni onirici fluttuanti si uniscono per comporre un raga dilatato e aperto.
Il beato brano ambient contenuto sul lato A dell'EP Etching (Thrill Jockey, 2009) era un corollario della ritrovata serenità dell'album. Il lato B era una versione meno ingenua dello stesso concetto, più vicina nello spirito ad Add Infinity, con i droni fluttuanti che si fondevano in un fruscìo cartilagineo più turbolento e distorto. Nel complesso, l'EP ha continuato la transizione verso una coesa e fluida musica, con più elettronica e meno chitarra.
Gravity/Bees (Thrill Jockey, 2011) di Koen Holtkamp contiene un'esibizione dal vivo e una nuova registrazione in studio (costruita attorno al suono delle api).
I Mountains hanno adottato un approccio aggressivo e ricco di sintetizzatori per Air Museum (Thrill Jockey, 2011), che ha unito l'elettronica pulsante dei Tangerine Dream e la beatitudine new age dei primi anni '80 in modo meno spontaneo, cercando in maniera eccessiva di sembrare come cloni migliori di se stessi, finendo per suonare come goffi remix degli album precedenti.
Avendo padroneggiato la tecnologia dei droni e dei loop, Centralia (2013) dei Mountains ha unito il mondo elettronico e quello acustico nell'ipnotico e tintinnante Circular C, della durata di dieci minuti (che incorpora una sonata per pianoforte quasi jazz) e nel viaggio chitarristico Tilt in stile John Fahey. I timbri corposi dei sintetizzatori caratterizzano gli undici minuti di Sand, che combinano un impressionismo frizzante con l'effervescenza del raga e aggiungono una coda simile a un mantra, la ripetizione minimalista e convulsa dei nove minuti di Liana, dinamizzata dalla power electronics, e l'improvvisazione dal vivo di venti minuti Propeller, che passa dall'armonia new age a una rumorosa nevrosi e termina con suoni distorti della natura (ahimè, una forma piuttosto infantile di "musica concreta").
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