- Dalla pagina sui Nihill di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
La band olandese Nihill ha debuttato con Krach (Monumentum, 2007), un album nettamente diviso in due parti: un lato di black metal distorto di stampo industrial e un lato (i 42 minuti di Gnosis) di hyper-doom metal dronante. Il primo lato è più atmosferico della maggior parte del black metal. L'attacco epilettico di Mundus Subterraenus è mediato da un rumore di chitarra simile a quello di un motore e da linee di basso che accennano a una melodia, e i blast-beat di Dreams Upon The Scaffold sono quasi "modulati" per suonare come un ritmo rockabilly, mentre chitarra e voce si impegnano in una battaglia di ripetizioni alienanti. Entrambi i brani sono interrotti da scene teatrali criptiche e caotiche, come documentari infernali. La suite in tre movimenti Gnosis si apre con ronzii sporchi che gettano le basi per il riff colossale e i ritmi marziali. Il riff decade in un rombo distorto e, durante una pausa di batteria, la chitarra intona un lamento languido. Il primo movimento alla fine perde tutta la sua energia, precipitando in un vuoto galattico. Il secondo movimento si concentra sulla recitazione, ambientata in un paesaggio di effetti sonori e senza batteria. Il terzo movimento è ancor più astratto, e suona come un'esplosione nucleare e la propagazione della sua onda di radiazioni, il tutto simulato da chitarra e basso.
Grond (Hydra Head, 2009), invece, ha optato per un assalto sonoro barbarico e implacabile. Gli undici minuti di Aard sono tutti blast-beat e chitarra isterica, con un timido ringhio che emerge verso la fine. Il ritmo di Antimoon, di 17 minuti, è più umano, senza blast-beat ma con rumori di chitarra più intensi e inquietanti che creano una lunga coda di pura dissonanza e atmosfera. Vacuum, di dodici minuti, intona un canto cupo su un ritmo voodoo tribale e sulla distorsione a tappeto della chitarra, trasformandosi in un crescendo isterico e autodistruttivo. La recitazione prevale in Pulsus, di undici minuti, con la musica che è una prolungata agonia di chitarra e basso urlanti. La teatralità di Krack è qui al centro della scena, la vera ragione d'essere della musica.
La trilogia si è conclusa con Verdonkermaan (Hydra Head, 2012). Vuur - The Deathwind Of Resurrection, di dieci minuti, è un altro sublime saggio su come creare un'atmosfera snervante, un orrore martellante e incessante oltre l'orrore. Spiral - The Tail Eater, scala marcia verso un voodoobilly distorto e lugubre al rallentatore. Un ritmo frenetico in stile rockabilly spinge Orbron - Returning To The Primal Matter, che a metà strada implode in un buco nero atonale furioso e implacabile, suonando più come un concentrato di istinti odiosi che come "musica". Gnosis Pt 4, d'altra parte, abbandona la batteria e abbraccia sussurri subliminali e droni cosmici.
Michiel Eikenaar canta anche nei Dodecahedron, che hanno debuttato con Dodecahedron (Season Of Mist, 2012).
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