- Dalla pagina su Orthrelm e Krallice di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Luca Cantoreggi e Stefano Iardella)

Mike Barr suonava la chitarra con i Quix*o*tic, una band capeggiata da due cantanti blues (Christina and Mira Billotte) che ha pubblicato Night For Day (Ixor Stix, 2000) e Mortal Mirror (Kill Rock Stars, 2002).
Il loro sound era un’originale combinazione di garage-rock e lunge-music.

Gli Orthrelm erano un duo formatosi a Washington (dal chitarrista Mike Barr e dal batterista Josh Blair) che ha debuttato con Asristir Vieldriox (Troubleman Unlimited, 2002), un EP di 13 minuti e 99 brani, in un sotto-stile metalcore difficilmente riconoscibile. Ma la vera rivelazione è stata OV (Ipecac, 2005), un intero album contenente un’unica canzone di 45 minuti che sposa la velocità del grindcore e il minimalismo ripetitivo di Terry Riley. Il brano gira intorno a poche idee, ma ciascuna è sviluppata con un’intensità e un dettaglio maniacali.

E’ un flusso di coscienza inesorabile, frenetico, denso e carico di tensione. E’ tormentato e contorto così come lo sono le meditazioni post-rock degli Slint o dei Don Caballero, ma la violenza è quella del punk o del metal o di entrambi.
I primi 17 minuti sono dedicati a una frenetica ripetizione di semplici pattern chitarra-batteria con poca o nessuna variazione. Poi un sovra-pattern sincopato fa sì che i micro-pattern si dividano e il dramma entri nella geometria dello spazio-tempo. Un nuovo pattern stridulo inizia dopo una sequenza di glissando senza batteria. Al traguardo dei 30 minuti, le corse maniacali della chitarra sono diventate piuttosto dolorose e la batteria è diventata pura elettricità. Il post-metal ipnotico e trascendente degli Orthrelm esplicita il circuito dalla psiche alla psiche, che è il principio fondamentale dell'arte.

Barr ha anche suonato negli Octis, che hanno pubblicato Ocrilim (Troubleman Unlimited, 2005), con un brano di 33 minuti per chitarra e drum machine.


(Tradotto da Gianfranco Federico e modificato da Stefano Iardella)

Al progetto solista di Barr, Ocrilim, sono stati accreditati due album di chitarra ferocemente inventivi (ma anche follemente auto-indulgenti): Anoint (I & Ear, 2006), un’imponente sinfonia in sette movimenti per chitarre sovraincise, reminescente diGlenn Branca, e i sette movimenti di Annwn (Hydra Head, 2008), ancora per chitarra multi-traccia. Il box-set di tre LP The Purging Trilogy - Sacreth / Ixoltion / Hymns (Rock Is Hell, 2011) raccoglie registrazioni per chitarra e drum-machine. Il mini-album Ment (2008), accreditato sia a Ocrilim sia a Octis, contiene solo due lunghe tracce.

Josh Blair suona anche la batteria nei Supersystem.

Shred Earthship (2006) e ZH/MB Volume 2 (Rock Is Hell, 2007) sono collaborazioni tra Mick Barr e il batterista Zach Hill.

Mick Barr formò la band di black-metal dei Krallice (con il batterista Lev Weinstein e il bassista Colin Marston) che debuttò con Krallice (Profound Lore, 2008), un album fortemente tecnico. Ognuna delle lunghe piece è un concentrato di tensione e pathos, in gran parte costruiti sul rumore delle chitarre e su percussioni semi-distruttive. Wretched Wisdom esprime pura energia sfrenata nella giustapposizione di fibrillanti chitarre sovrumane e giganti percussioni martellanti, terminando la collisione con un maniaco riff circolare nello stile degli Yes. Cnestorial, una personale interpretazione dei codici del black metal, mette in scena un ululato da lupo mannaro che svetta su una progressione di chitarra intensamente epica, cosicché, mentre l’incessante frenesia infiamma anche i cuori più freddi, le voci acquistano sovratoni epici. Il terrificante momento tipo-supernova di Timehusk, con urla sepolte sotto una valanga di note e ritmi frenetici, spinge sostanzialmente verso l’autodistruzione. Il picco di melodramma è probabilmente Energy Chasms, per musica agonizzante (e talvolta instabile), assoli di chitarra stile-sintetizzatore e voci disperate. Forgiveness In Rot, di 15 minuti, semplicemente libera quelle devastanti, polverizzanti percussioni e chitarre, strimpellate sino al loro limite fisico, e sembra come un esercito di gorilla che picchiano le teste contro gli alberi alla velocità della luce, un intenso, prolungato atto di auto-flagellazione.

Le sessioni, largamente improvvisate, dei Krallice, produssero Dimensional Bleedthrough (Profound Lore, 2009), con Colin Marston ora alla seconda chitarra e Nick McMaster al basso. Questa volta il rumore e l’enfasi tendono a durare troppo, come nelle agonie senza fine di Dimensional Bleedthrough e The Mountain, che ammassano diligentemente stereotipi su stereotipi, ma soltanto alla fine concorrono a creare vero pathos. Inevitabilmente, la carenza di ispirazione li porta ad esagerare le loro credenziali black metal, con risultati misti: Autochthon può essere visto equivalentemente come un ruggente picco di ferocità o quasi come una parodia del genere.
A ogni modo, ci sono momenti di grande (e grandiosa) poesia. Il tipico lavoro di chitarra distorta di Barr, in uno stile “ninna-nanna valzer”, avvia i 15 minuti di Aridity, prima di diventare l’equivalente musicale di un bombardamento a tappeto, che conduce alla apocalittica seconda metà del brano. Intraum è sostanzialmente un massivo drone super-denso, fatto di brutali rumori di chitarra e di trattamenti elettronici, senza alcuna percussione. Libera dalle costrizioni del black metal, questa musica diventa l’esatto opposto di “black”: un’esperienza quasi religiosa, un lungo, intenso “om” rivolto ai cieli, modulato per suonare come un pianto umano. E, impossibile a realizzarsi, Monolith Of Possession riesce a sostenere la propria ansia sovralimentata per più di 14 minuti, prima che le parti vocali eruttino con calma il loro disperato lamento, il quale, dopo così tanto terrore, suona persino melodico. Barr gioca forse troppo con la qualità ipnotica della sua tecnica, fatta di strimpellii di chitarra massicciamente ripetitivi, ma, quando funziona, ogni secondo di indicibile rumore assume un certo valore e raggiunge il potere delle fughe per organo di Bach (altro caso di semplicità usata per creare immensità).

I Krallice continuarono la loro missione su Diotima (Profound Lore, 2011), con un approccio dinamico molto più aperto, in canzoni (vere canzoni) come Inhume e in suite teatrali quasi progressive come The Clearing, che caracolla per lo più a passo di lumaca (relativamente parlando). Diotima è persino meglio, una combinazione dei due: un melodramma dominato dalle parti vocali che continua a cambiare tempo e tono, raggiungendo l’apice nella parte centrale con un momento di follia lirica e terminando in un vortice caotico appena la voce mormora qualcosa in tono marziale. Vi è certamente molta più varietà in questo album, se confrontato con i due precedenti. Litany of Regrets, di 14 minuti, si apre con una metronomia industrial, che diventa la base ritmica primaria per una lunga danza di morte (in realtà più simile a un headslamming punk-rock). Dust And Light è la classica agonia a là Barr: un grido da moribondo sepolto sotto uno strato massiccio di fluttuante chitarra distorta.

Orphan of Sickness (2011) era dedicato a delle cover degli Orphan, il cui bassista Brendan Majewski si era appena suicidato.

Il solo di Mick Barr Coiled Malescence (Safety Meeting, 2011) consisteva in due spietate orge atonali.

Mick Barr pubblicò anche duetti con Nandor Nevai: The Rainbow Supremacy (ugEXPLODE, 2009) e Labyrintha (Savage Land, 2010).

Orcrilim rilasciò anche il mini-album Overvtion R12 (2012), contenente Rememinent Observance, di 15 minuti, e soprattutto il disco doppio Annwn 2 (2012), che raccoglie vecchie improvvisazioni del 2007 come Annwn 11, di 29 minuti, e Annwn 12, di 21 minuti.

Years Past Matter (Gilded Media, 2012) dei Krallice snellì un poco le composizioni. La prima, di otto minuti, suona come un cantico di guerra medievale. Sèguita una danza di morte ugualmente macabra, cantata in un registro gutturale ma poi, al picco di blastbeat, urlata in un tono disperato. Una pompa più terrificante viene imposta nel terzo brano, di dodici minuti, che alterna frenesia omicida ed esitazione ansiosa, che svaniscono in droni funerei o sovrannaturali. Il quarto brano si apre sommesso e sinfonico, prima di lanciarsi nel solito assalto furioso. Ancora, non è né cerebrale né criptico: solo un torrente di blastbeats e hyperstrums che sottostanno al racconto di un mostro, rifluente e fluido, un pezzo dinamico che stabilisce i record dell'album sia per la violenza che per la moderazione. Il sesto e ultimo pezzo, di 17 minuti, si impone come una monolitica, ripetitiva e polverizzante jam di black metal, un grandioso pandemonio gotico di scarsa sottigliezza, ma di una maestosità sorprendente ed estenuante.


(Tradotto da Stefano Iardella)

I Krallice uscirono decisamente dalla loro comfort zone per dedicarsi al death metal tecnico di Ygg huur (2015), dal nome di un'oscura composizione di Giacinto Scelsi. Abbandonando le composizioni epiche, geometriche, ronzanti e shoegaze del passato, questo album opta per un assalto intricato, dissonante e follemente esilarante al senso comune. Il manifesto di questo labirintico metal è la maniacalmente contorta e isterica Wastes Of Ocean, come se avessero ascoltato molti album di Henry Kaiser. I Krallice sembrano imitare la teatralità del prog-rock in Over Spirit, una canzone salvata dal suo finale mozzafiato. L'atmosfera più gotica emerge in Tyranny Of Thought, principalmente a causa delle voci urlate, una canzone che a metà strada si fonde in un potente momento metal. Il pezzo forte, tuttavia, è Bitter Meditation, un'esplosione sovrumana di angoscia e rabbia. In tutto l'album Lev Weinstein è una forza della natura, e qui la sua batteria incendiaria, e a volte deliberatamente spastica, diventa un suono tragico a sé stante. Il ringhio di McMaster emerge solo nella vicina Engram. Naturalmente, si può sostenere che i Gorguts facessero queste cose molto prima dei Krallice. Per inciso, quattro canzoni durano esattamente 6 minuti e 41 secondi.

L'EP Hyperion (2016), uscito il primo giorno dell'anno ma in realtà registrato prima di Ygg huur, suona come un'estensione di Years Past Matter (2012) ma con più pathos. È black metal esplosivo con un'anima. I sette minuti di Hyperion, uno dei picchi emotivi della loro carriera, si lanciano in un galoppo demoniaco con ferocia punk e terminano con magniloquenza operistica. I dieci minuti di Assuming Memory sono una fantasia gotica che inizia lenta e solenne, con un sottofondo melodico, ma poi raggiunge una tensione estrema attraverso percussioni epilettiche e urla psicotiche, per poi passare a ringhi mostruosi solo per decadere senza voce in uno schema ripetitivo e ipnotico, terminando con una coda cosmica e ronzante. L'EP è probabilmente la loro migliore uscita dai tempi di Dimensional Bleedthrough.

Prelapsarian (2016) contiene solo quattro composizioni, per un totale di soli 35 minuti, di cui una è una breve canzone. Insolito per loro, Hate Power è un attacco punk-rock con sfumature politiche. Dato che Conflagration è un po' troppo contorto e confuso per essere considerato un pezzo musicale organico, la maggior parte dell'album è rappresentata dai 12 minuti di Transformation Chronicles, un denso e granitico caos interrotto da un trascendentale assolo di chitarra e da una breve pausa, prima del frenetico finale e degli undici minuti di Lotus Throne, che inizia come un incrocio tra Guns N' Roses, Glenn Branca e Germs prima che il ringhio la collochi nel territorio del black metal, da sempre massacrato da acrobatiche percussioni nucleari.
Un po' meno criptico e anarchico di Ygg huur, Prelapsarian riesce a creare una struttura dal caos e riesce anche a creare un collegamento tra il suono originale dei Krallice e il loro nuovo stile tecnico.

Loum (2017) è stata una collaborazione mediocre con il bassista e cantante Dave Edwardson dei Neurosis, rovinata da un canto scadente, una produzione scadente (lo stesso Martson) e un sintetizzatore scadente. Loum da otto minuti è l'eccezione degna di nota (avrebbe dovuto essere solo un singolo).

Go Be Forgotten (2017) è stato senza dubbio il loro peggior album finora. In effetti, suona come un miscuglio di composizioni con venature diverse, dal black metal abbastanza convenzionale degli otto minuti di This Forest For Which We Have Killed (apparentemente una canzone dei Beastlor) ai sette minuti di interludio ambient per chitarra, sintetizzatore e coro artificiale di Quadripartite Mirror Realm fino ai dieci minuti fantasy prog-rock di Ground Prayer, tutto sfarzo e spostamenti temporali. Gli undici minuti di Go Be Forgotten sembrano un compromesso tra tutte queste forze concentriche: una ricerca di magniloquenza e atmosfera che continua la progressione (o regressione) da Ygg huur a Prelapsarian verso una forma più strutturata di metal tecnico, dopo aver domato il drumming torrenziale (e, ahimè, rovinato dagli ultimi cinque minuti piuttosto noiosi).

L'EP Wolf (2019) contiene cinque brevi brani che suonano come schizzi, non come composizioni completamente formate.

Barr e Marston hanno collaborato con il batterista Weasel Walter (The Flying Luttenbachers) e con il cantante/chitarrista Paulo Paguntalan (Copremesis) per creare un'altra aberrazione death metal: gli Encenathrakh. Il loro album di debutto Encenathrakh (2015) è quanto di più folle sia mai stato fatto nel genere. Evviceate dà il tono con abominevoli grida di animali, distorsioni di chitarra viscerali e torrenziali e, soprattutto, il folle drumming post-jazz e post-tutto di Weasel Walter. Atenggor viene sfigurato da raffiche di chitarra torturata e soffocato sotto un temporale di tamburi. Ci sono brevi canzoni isteriche come Akerth e Gethrage, ma il quartetto brilla realmente nel caos assoluto di canzoni più lunghe come Thraate. Quando pensi che non possa essere più folle di così, ti regalano il caos supersonico di Ngthra. Ngeveal vanta la scarica più omicida di percussioni. Mentre gli strumenti cedono appena in canzoni come Akeathate si può finalmente percepire la disperazione nella "voce" (o, meglio, nel rumore vocale vomitato) del cantante. Una musica di spasmi. Il suono del dolore estremo, totale, sovrumano. Questo quartetto è una forza della natura, e non è carina. Il concetto di "Brutale" non ci si avvicina nemmeno.

I progetti paralleli dei Krallice erano molti.

Lev Weinstein era il batterista dei Fischel's Beast, che hanno pubblicato Commencement (2009).
M.N.D.L.S.B.L.S.T.N.G. era il duo formato da Mick Barr e dal batterista Nondor Nevai, documentato su Infinitum A.D.D. Nauseum (2012), e Mossenek era il duo con il musicista elettronico Chuck Bettis, documentato su Sublingual Glossectum (2012).
Dripping Ancience (2013) documenta una collaborazione dal vivo di Barr con il percussionista Mike Pride su cui Barr ha suonato il "tar", uno strumento a corda tradizionale dell'Azerbaigian.
Mick Barr ha pubblicato album solisti con il soprannome Or:12r3, vale a dire Groundrest (2011), 12;4;3;11;9;49.1 (2015), 12;4;3;11;9;49.2 (2015) e 12;4;3;11;9;49.3 (2015).
Barr ha resuscitato Octis per il doppio disco Upragn Srilimia Ixioor Ocrilim Nollfithes Mrithixy (2013).
Il progetto solista di Mick Barr, Beastlor, è stato documentato in tre album di vecchio materiale pubblicati nel 2015.
Colin Marston ha pubblicato musica come solista sotto il soprannome di Indricothere, in particolare l'EP Indricothere (2008) e gli album Indricothere II (2013) e Indricothere III (2016).
Colin Marston ha suonato anche nei Behold The Arctopus, nel trio Containor, documentato su Asshole (2018), e nei Disritmia.
Marston e Hufnagel formavano anche il duo Byla, che pubblicò Byla (2005) e accompagnò Jarboe su Viscera (2007).

Barr e Marston formarono gli Hatenter che, dopo l'EP di cinque canzoni 10000 (2017), aggiunsero i chitarristi Eliane Gazzard, Brandon Seabrook e Kevin Hufnagel, la cantante Yoshiko Ohara e il bassista Christian Schiller per la piece di 40 minuti di Ouija (2017) e i quattro lunghi pezzi di Wr w-r wwr0wr-g 0w -er0gw- -0wr w (2020).

Bacterial Insight (2017) di Oldest documenta un progetto pre-Krallice con Mick Barr alla chitarra, basso e voce e Brooks Headley alla batteria.

McMaster e Weinstein hanno suonato negli Astomatous, che hanno pubblicato The Beauty Of Reason (2006) e l'EP Astomatous (2018).
McMaster e Weinstein formarono i Sallah, come documentati su Fortune and Glory (2014).
McMaster e Weinstein formarono i Geryon che pubblicarono gli album Geryon (2013) e The Wound and the Bow (2016).
God's Bastard era il duo formato da Lev Weinstein e Drew Hays dei Floods, documentato sull'EP Last Standing Village (2019).

Weinstein ha suonato nei Pyrolatrous.
McMaster ha suonato il basso nei Solecism.
Marston ha suonato con White Moth, Sailors With Wax Wings e con i Pyramids di Rich Balling.

Mick Barr si è unito a Jon Irabagon e Mike Pride nella piece di 47 minuti di I Don't Hear Nothin' But The Blues Vol 2 (2020), un successore della piece di 48 minuti di I Don't Hear Nothin' But The Blues (2009).

Encenathrakh è tornato con Thraakethraaeate Thraithraake (2020), ma è stata una delusione: la voce è in primo piano, le chitarre sono incostanti, la produzione è elegante, i blastbeat meccanici hanno sostituito la creatività dell'hyperstrums drumming di Walter, ci sono pause frequenti e persino una parvenza di melodie. Possiamo effettivamente apprezzare gli effetti vocali di Akeicthakc Attkethence, che è anche una delle canzoni più acrobatiche. Ci sono momenti teatrali in Thraakethraaeate Thraithraake, che sminuiscono l'energia selvaggia complessiva. Gethevvakeceate Hrageth introduce alcuni effetti elettronici funky, che sono intriganti ma sembrano incompleti. C'è anche un senso generale di ripetitività.


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