- Dalla pagina sui Phoenix di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Phoenix sono un quartetto pop di Parigi specializzato in brani ballabili e orecchiabili. Too Young e soprattutto If I Ever Feel Better sono i gioielli di United (Source, 2000).
Alphabetical (Source, 2004) è leggermente più impegnativo (per quanto possa esserlo la musica pop). Everything Is Everything è il brano principale.
It's Never Been Like That (2006) virava dai disco club ai garage party, ma i risultati si collocano per lo più a metà strada: un'affascinante musica di sottofondo ma soprattutto un déjà vu. Se il power-pop fiacco di Napoleon Says e Long Distance Call non porta da nessuna parte, la vignetta allegra e vivace di Consolation Prizes e soprattutto l'orecchiabile canzoncina bubblegum di Rally sono quantomeno divertenti. Il cantante svetta sugli strumenti con la sua interpretazione gentile e colloquiale. Courtesy Laughs e One Time Too Many suonano come versioni prosaiche di meditazioni alla Lou Reed. Di tutti questi shuffle tiepidi e verbosi con un ritmo alla Velvet Underground, Sometimes In The Fall è quello che si distingue dalla media.
Wolfgang Amadeus Phoenix (Glass Note, 2009) è stato un album pop creativo. Brani come Lisztomania (la cui principale attrazione è un ritmo ballabile alla Charleston), Girlfriend e 1901 (ritmo sincopato e schemi di chitarra nevrotici) rappresentavano il rock melodico all'avanguardia, mentre per la prima volta mostravano anche una certa ambizione: i sette minuti di Love Like A Sunset Part I, che si trasforma da rock da camera strumentale in un estatico inno psichedelico. Esperimenti ritmici emergono in tutto l'album, in particolar modo in Countdown. L'animata e distaccata Rome ricorda i primi Talking Heads. L'atmosfera di molte canzoni è esistenziale, creando uno strano contrasto tra ritornelli allegri e testi un po' cupi.
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