- Dalla pagina su Luke Temple e Here We Go Magic di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Il cantautore newyorkese, anche suonatore di banjo, Luke Temple (Salem, 1987) ha iniziato la sua carriera nel filone pop-folk psichedelico-barocco di Sufjan Stevens, sebbene dotato di un falsetto alla Paul Simon: Hold a Match for a Gasoline World (Mill Pond, 2005), con Make Right with You, e Snowbeast (Mill Pond, 2007), con Saturday People.
Here We Go Magic (2009) venne presentato come un progetto a sé stante sotto quel nome, e includeva la tribale e psichedelica Fangela (che sembra provenire dagli anni Sessanta drogati), l'esotica Only Pieces e l'intricata Tunnelvision, sebbene le parti strumentali surreali (e dissonanti) in stile Brian Eno abbiano quasi rubato la scena.
Una volta diventato un progetto basato sua una vera band, il secondo album degli Here We Go Magic, Pigeons (2010), non riuscì a capitalizzare le loro idee più eccentriche e originali. L'album suona in realtà come un veicolo esagerato per il singolo, certamente carino, Collector, un ritmo frenetico e propulsivo alla Neu e Feelies, abbinato a voci alla Yes. Una volta esaurite le canzoncine ballabili (Hibernation) e orecchiabili (Bottom Feeder), il resto sembra un insieme di avanzi o di nuovi brani improvvisati in modo amatoriale per apparire innovativi, privi dell'intelligenza deviante delle parti strumentali dell'album precedente. Così come nel primo album, ciò che davvero colpisce sono gli arrangiamenti meticolosi (soprattutto delle parti ritmiche).
L'EP di sei canzoni The January (2011) era un corollario dell'album, e viene da chiedersi perché Tulip e soprattutto Song in Three non siano stati inclusi nell'album in prima istanza.
L'album solista di Luke Temple, Don't Act Like You Don't Care (Western Vinyl, 2011), registrato in gran parte due anni prima della sua uscita, suona più o meno quello che era: un progetto incompiuto di materiale mediocre che necessitava di importanti revisioni e modifiche.
A Different Ship (Secretly Canadian, 2012) degli Here We Go Magic, prodotto da Nigel Godrich, soffriva di un problema di sovraccarico sonoro: gli arrangiamenti creativi degli album precedenti stavolta hanno preso vita propria, trasformandosi in uno spettacolo di vanità anziché in un'impollinazione incrociata di generi. Il boogie trance di Make Up Your Mind, lo shuffle alla Talking Heads di I Believe in Action e la sognante ballata alla R.E.M. di How Do I Know sarebbero stati perfetti per un EP di tre canzoni.
Gli Here We Go Magic si erano trasformati dai Simon & Garfunkel della loro generazione in aspiranti Radiohead.
La tastierista degli Here We Go Magic, Kristina Lieberson, ha lanciato il suo progetto, denominato Teen, con In Limbo (Carpark, 2012).
Gli Here We Go Magic si sono sciolti nel 2016, poco dopo la pubblicazione di Be Small (Secretly, 2015), una raccolta di vecchi brani live e alcuni brani inediti, e su cui erano rimasti i soli Luke Temple e Michael Bloch.
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