- Dalla pagina su Rosie Thomas di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
Rosie Thomas (1978), aka Sheila Saputo, è una cantautrice vecchio stile di Seattle (via Detroit) il cui disco d'esordio , When We Were Small (Subpop, 2001), è una raccolta di canzoni intime nella tradizione delle cupe confessioni e dell'austero contralto di Joni Mitchell. La Thomas non è però mai prevedibile, mai triviale, mai superficiale, e a tratti grande (la melodiosa Arlo Guthrie-esca Two Dollar Shoes, la meditazione spezzacuore di Wedding Day, the tragic, quasi-Celtic hymn of Run, il nostalgico lied per violoncello e pianoforte Bicycle Tricycle) ma probabilmente le farebbero bene degli arrangiamenti più sviluppati.
Only With Laughter Can You Win (Subpop, 2003) è tenero e moderatamente festivo come un music-box vecchia maniera (Red Rover, All My Life) e incantato come un romantico tormento d'amore (Let Myself Fall, la slanciata You And Me). I suoi shuffle country-rock sono personali senza essere pretenziosi, evocando una Joni Mitchell della porta accanto più rilassata e domestica (I Play Music, Tell Me How). Le melodie pianistiche Sell All My Things, One More Day attestano un vero talento melodico che ha solo iniziato a fiorire. La più lunga e più dinamica e drammatica Gradually, e l'onirica e trascendentale Dialogue, si aprono ad orizzonti più avventurosi. Qui il pian è veramente uno "strumento", non solo un suono, e la voce va a fondo nella psiche, cercando quelle sfumature che fanno la differenza tra opinione e verità. Con quel suo stile confessionale, pare difficile sostenere un intero lungo album. Stavolta la Thomas ci è riuscita, e brillantemente.
If Songs Could Be Held (Sub Pop, 2005) si è concentrato sul tratto meno originale della musica di Thomas, ovvero quello di essere una “Sarah McLachlan per un pubblico più giovane” in molte delle sue canzoni.
Nonostante il numero di ospiti, These Friends Of Mine (2007) e With Love (2012) sono state delle raccolte non molto ispirate.
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